

IN VISTA DELL'USCITA DELL'ATTESISSIMO (DA CHI?) ROMANZO (ROMANZO?) SULLA VITA DI MICHELE (QUELLO CHE ASSAGGIAVA IL GLENN GRANT), A TYTOLO PERCHÉ IL MONDO PUÒ FARE A MENO DI SUPERMAN (E ANCHE - INVERO - DI GIANFRANCO D'ANGELO) L'AUTORE PAPERO-GONFIO-CADUTO-NELLE-ORTICHE È STATO INTERVISTATO DAL QUOTIDIANO “LA NAZIONE”, CRONACA DI TOPEKA PAGINA DELLA CULTURA, MENTRE MANGIAVA (LUI, NO IL QUOTIDIANO) UNA PIZZA VERAMENTE ANZIANA AL CAFFÈ “GUARDINGO”, STANDO COMUNQUE BENE ATTENDO A CIÒ CHE ACCADEVA DIETRO DI LUI. A FINE INTERVISTA, FOTO DI RITO E SCAMBIO DI DONI. BACIO ALL'ANELLO VESCOVILE ET OMAGGIO DIVOTISSIMO MA SCHIVO AL POTERE DELLA CARTA STAMPATA, CON SALAMELECCHI E SALTO DELLA QUAGLIA DI CECCOBEPPIANA MEMORIA. TOH, SI LEGGA:
Oh! Fa piacere incontrare qualcuno che fermenta al di fuori delle solite compagnie di giro, specie se nell'incontro in person si svapora il cliché dell'indispettito-dal-mondo propagato nelle pagine dei suoi racconti ed emerge invece l'indole curiosa di chi non vuol collocarsi né nella nicchia né nel mainstream. Diciamo che Lorenzo Berti, nella foto, (Pistoia, 1975), s'è fatto da solo. Lo scrittore, almeno: quello che ha pubblicato da poco il saporito debutto (arditamente) titolato No, non so un cazzo di marketing research – e quanto ne so è già più di quel che me ne frega (pp. 274, 13 euro, un papero in copertina a ricordare che la realtà seriosa di certi maestri di vita è ben più puerile di quanto vorrebbero suggerirci), osservatorio feroce e burlesco sulle inconcludenze e sul ridicolo involontario del (precario) mondo del lavoro, che può contenere tracce di Stefano Benni, pensieri e parole da blog (e infatti le idee si prolungano su http:www.//paperogonfio.splinder.com), derive e invenzioni assimilabili al “divin Federico Maria Sardelli” sulle colonne del Vernacoliere, sfuriate à la Céline in ordine sparso, sapori della farsa sublime dei fratelli Coen, minutaglie di Carver, mozziconi di Vonnegut. Dopo le peripezie consuete, il libro approda dal piccolo editore bolognese Giraldi: “con un titolo così mica potevo sottoporlo a Laterza”, osserva lui, scopertosi lettore all'università (lettere a Firenze con una tesi sull'Alfieri, dopo un diploma all'Alberghiero) e scrittore dopo la laurea. “Sono partito da zero – spiega Lorenzo – e forse è stata una fortuna, visto che non ero inquinato da chi alle superiori raccontava la natura matrigna di Leopardi o la Provvidenza di Manzoni, in modo da non farti toccare più un libro in vita tua”. Dunque la scrittura gli vien naturale, tanto che a partire dal 2001 comincia a raccogliere un nutrito corpus di racconti, oggi confluiti nel libro del papero di cui sopra e in una seconda raccolta, di imminente pubblicazione sempre per Giraldi, intitolata Che cosa esattamente rende la vita moderna così diversa, così attraente? Davvero, non penserete mica che lo sia?. Con onestà di autocritica: “c'è un po' di farraginoso, nella scrittura tutta. Ma insomma, se scrivono Baricco, Faletti, la Mazzantini, eccetera...”. Epperò alla domanda “per chi è questo libro?”, in definitiva, Lorenzo non risponde. Ci proviamo noialtri: non è per chi lavora da imprenditore nel ramo dell'outsorcing per il customer care; di sicuro garberà a chi non ha la più pallida idea di cosa sia (o a cosa serva) l'outsorcing per il customer care. Il lettore ha sempre ragione, e a questo autore abbiamo subito voluto bene; forse perché ha sollevato un interrogativo fondamentale (“Si può dire cazzo in un'intervista? Se non si può, l'intervista è da considerarsi nulla”) e rimarcato la diffusione capillare del volume negli esercizi commerciali d'Italia: “Ci sta che ce l'abbiano anche i norcini, i rivenditori di pongo e il mi' cugino ingegner del ferro e della biada. Dice lo venda a metà prezzo, péi dettagli fate voi”.
a seguire: foto di rito. L'autore (bellaphya),vestito d'una fusciacca assai più larga e di dubbissimo gusto quanto a colore e giustacuore, colto con arguzia & beffarditudine dopo aver manomesso i contatori del gas dei signori Ircani Marmugi e Battilio, a seguito scoperta relativo portello gas aperto (foto PUGI-ANSIA)

Veloce, veloce.
Sempre per quanto di cui sotto:
ACCOLTELLA LA MOGLIE ALL'ORA DI CENA. PRESO DAI CARABINIERI
E PER L'ANGOLO DEL (OK, SÌ MA DITE CHE NON È A RAGIONE) QUALUNQUISMO, QUEST'OGGI: DEL MIGLIORAMENTO DELLA QUALITÀ DELLA VITA, PEI POVERI CRISTI
Rocco Buttiglione (dico: Rocco Buttiglione) di professione Panda-Gigante-Col-Sygaro (magari, se si estingue anche…), e filosofo a tempo perso nonché integerrimo cattolico (al pari dell’altro gran genio Marcello Pera, già professore di Filosofia della Scienza presso l’Università di Pisa, corso ambitissimo presso tutti gli studenti desiderosi di rimpolpare col bel trenta sicuro e a buon mercato del professore sempliciotto medie scalcinate o comunque penche) chiede rispettosamente ai Questori di Palazzo Madama:
Egregi signori,
ci rivolgiamo a voi con una richiesta di miglioramento della qualità della vita in Senato. La buvette non è provvista di gelati. Noi pensiamo che sarebbe utile che lo fosse e siamo certi di interpretare in questo il desiderio di molti. È possibile provvedere? Si tratterebbe di adeguare i servizi del Senato alle esigenze della normale vita quotidiana delle persone.
In attesa di riscontro, porgiamo cordiali saluti
In ciò è stato seguito & spalleggiato anche dalla senatrice Albertina Soliani, che è del centro-sinistra, tanto per non voler sparare sempre sulla croce rossa, pardon: azzurra.
Ora, per chi non lo sapesse, la buvette (francesismo – d’altra parte ci è d’uopo un francesismo, in uno dei luoghi istituzionali più “alti” dell’italico porcajo: certo meglio di quel che direbbe il vocabolario –“mensa, bar, mescita, soprattutto in istituti, collegi, fabbriche, stabilimenti industriali” – sarà, checcazzo!) è la lussuosa sala di Palazzo Madama dotata di bar e ristorante presso la quale i Senatori soglion degustare piatti a cinque stelle ad un prezzo più che simbolico, suggerendo amabilmente pure il menu (ultima in ordine di tempo è la richiesta delle “settimane gastronomiche regionali”, che ha fatto seguito ad un corso - gratuito, certo - per sommelier). Ma si diceva. Si diceva che purtroppo, alla buvette del Senato è assente il gelato, e il povero Buttiglione, che è previdente oltreché goloso e sa che tra poco in Italia è estate, mette le mani avanti e rispettosamente è a chiedere – memore della lezione di Oliver Twist, “ne vorrei ancora, per piacere” – di adeguare il tutto alle esigenze della normale vita quotidiana delle persone. Eh. Quindi, a chi di dovere: volete negargli il gelatino, povero il nostro (vostro) Panda-Gigante-Col-Sygaro? Com’è possibile che vi sia sfuggita, tale irrimediabile mancanza? Orsù, provvedete tosto, prima che tutti quanti, lì, si dotino di uno speciale funzionario/stagista/portaborse/collaboratore incaricato di raggiungere - vorrete mica che escano loro? Altrimenti entra in gioco la scorta - la gelateria della più vicina piazza romana per conto dell’onorevole, il quale penserebbe indi, per parte sua, a promulgare un qualche disegno di legge per avere rimborsati i soldi in più che si troverebbe a dover pagare rispetto al consueto prezzo di favore in quanto umile servitore dell’italica espressione geografica, tanto per citare anche il Metternich che lui sì c’aveva visto giusto, altro che questa manica di personcine grette e meschine e ridicole, che il gelato io gliene ficcherei volentieri uno giù per gola e uno su per il culo finché non soffocano, vi ci vorrebbe un altro po' di Congresso di Vienna o anche Rivoluzione d'Ottobre, tanto è uguale, tutto ciò che l'uomo fa finisce in merda, è risaputo.
Già: in Italia, oltre a Lapo Elkann e Berlusconi, c'abbiamo pure Briatore...
.
LONDRA - Quando due anni fa Flavio Briatore decise di aprire il suo "Atelier Billionaire Italian Couture" nel cuore di Londra, nello sciccosissimo quartiere di Fulham, sapeva bene che qualcuno avrebbe magari arricciato l’aristocratico naso per quelle sue creazioni di moda maschile dal gusto vagamente retrò e dai prezzi esorbitanti, e per quella sua boutique tutta specchi e boiserie, con le due enormi vetrate occupate dalla sua gigantografia e da quella del suo socio, il creativo designer Angelo Galasso. Troppo di tutto, per la compassata Londra, dove l’ostentazione fa subito volgare. Ma a Briatore è importato poco. Anzi, nulla. Da sempre abituato a fregarsene con classe dell’invidia altrui e a perseguire con tenacia gli obiettivi fissati, il manager ha prima addirittura raddoppiato, aprendo un angolo super esclusivo nel mitico Harrod’s, e poi si è lanciato alla conquista del mondo.
Il progetto è quello di aprire 25 negozi monomarca "Billionaire Italian Couture" nei prossimi due anni: ovviamente, in quella parte di globo dove ci sono i soldi, come il Giappone e
"Questo è il mercato che io conosco – ha spiegato Briatore in una recente intervista – e queste sono le persone che io conosco. Perché io sono ricco, semplicemente questo. E io so quello che vuole la gente".
Non a caso, lo chiamano Re Mida.
.
E voi, come chiamereste Briatore et similia?
SCHIVE MA OBIETTIVE DICHIARAZIONI DEL PRESIDENTE-CAVALIERE-UNTO-DA-SE-STESSO: “MAGGIORI ENTRATE? MERITO NOSTRO. RIPRESA ECONOMICA? IDEM. LA NAZIONALE DI RUGBY NON SFIGURA NEL SEI NAZIONI? MERITO MIO, CHE HO INSEGNATO DUE TRUCCHETTI AI GIOCATORI. AMELIA NON RIESCE MAI A RUBARE LA NUMERO-UNO A PAPERONE? INDOVINATE UN PO’ PERCHÉ?”
Sì, signori. Vi dicevano che c’era una ripresa, che il deficit e il debito pubblico stavano lentamente calando, che il PIL era lievemente aumentato. Ma non vi dicevano tutto. No. Perché in Italia c’è una vera e propria stampa di regime, un apparato fazioso e tenacemente accanito verso chi non è allineato, verso chi ha la sola colpa (colpa?) di riuscire meglio di chi quell’apparato dirige, comanda e indirizza. Un apparato messo in piedi a più livelli, coi compiti di colpire sistematicamente – spargendo odio e falsità – il nemico pubblico Numero Uno, alias il cav. Silvio Berlusconi. Sì, perché il merito di tutto ciò era solo ed esclusivamente suo, suo e del suo manipolo di valorosi.
“Maggiori entrate? Merito nostro. Noi abbiamo trovato un buco di 38.000 miliardi di debito, a loro abbiamo lasciato 37 miliardi di euro di maggiori entrate. E anche se la ripresa dell’economia esiste, è retta solo dall’export, che è notoriamente il mio maggior merito, da sempre. Ah, già che ci siamo, sappiate che è merito nostro anche l’abolizione dei costi fissi di ricarica sui telefoni cellulari, e la liberazione del giornalista comunista, lì in Talebània, anche se se c’era andato era giusto che ci rimanesse, io per me sto dimolto a casa mia. E volete sapere una cosa, in verità? Capitan America stava per chiudere i battenti, ed è merito mio se invece la serie continua. Ho parlato con l’autore, una brava persona che non è affetta, come i nostri artisti, da quella insopportabile sinistrofilia che avvelena il paese che, malgrado tutto, io amo. Perciò è stato ragionevole; perciò abbiamo potuto instaurare un dialogo”.
Poi, intervenuto al Workshop Massafiscaglia di Tresigallo, il Cavalier-Merda si è anche (giustamente) riconosciuto i meriti di questa primavera anticipata, aggiungendo che qualora dovesse passare quel “sopruso inaccettabile” che è il DDL Gentiloni, il Gruppo Mediaset dovrebbe rinunciare da un giorno all’altro a un terzo del fatturato – quel fatturato che era stata bravissima ad incrementare con progressione geometrica nei cinque annetti di governo, altro che riforma elettorale, ritardo del mezzogiorno o altri pseudo-problemi del paese – cosa che farebbe quindi dell’Italia “una sorta di non democrazia, perché costringerebbe i fondi di investimento americani a ritirare gli investimenti da tutto il Paese”. Non si sa bene perché (e il fatto che gli americani sono azionisti di Mediaset tipo al 65 per cento è una curiosa coincidenza) ma se l’ha detto vedrai c’ha ragione lui.
Ricordando di aver scoperto otto nuove specie di celenterati, durante il suo ultimo viaggio di lavoro in un atollo della Guinea Francese, il Presidente-Operajo ha aggiunto che “l’esecutivo è già morto, ma fa ancora molti danni. Fra poco ci sarà il funerale, sotto forma di elezioni”, trovando quindi il modo di parlare anche di legge elettorale, che si può “cambiare in pochi giorni, mettendo uno sbarramento al 5% per eliminare lo sconcio della presenza di 22 partiti in Parlamento. Siamo ridicoli agli occhi internazionali”. Sul fatto che comunque ha avuto cinque anni per cambiarla, o che comunque gli occhi internazionali ci giudicano sulla base di una legge che ha fatto lui, con l’ausilio del suo amico Bonzo Celtico, non ha commentato, preferendo passare alla consueta spassosissima barzelletta, per meglio illustrare un concetto. (Divertirsi imparando – lo diceva anche il Tasso, prima d’impazzire ed esser rinchiuso a S.Anna. Estensi del cazzo):
“c’è uno che chiede all’amico «come va?». E l’altro: «bene, ho una cameriera cubana che alla mattina si presenta in baby-doll, mi fa uno zabaione e io lo mangio e me la faccio. A pranzo mi prepara il pesce con la verdura e io lo mangio e me la faccio. A cena, mi prepara la macedonia, io la mangio e me la faccio». E l’altro: «ma da quando hai iniziato questa vita?». «Da domani»”.
Qual era il concetto? Le donne vanno trombate, ma solo dopo che hanno cucinato e pulito? Il comunismo si risolve a suon di natta, specie con queste morte di fame di Cuba, a mostrar loro la superiorità dell’uomo bianco e capitalista? Sì, cioè no; la morale era: “anche noi aspettiamo le elezioni, cosicché da domani si possa stare meglio”.
Perché la ricetta per l'Italia è molto semplice: "fare il contrario di ciò che sta facendo questo governo". EFFORZAITALIA A TUTTI!
Nuova simpaticissima gaffe dell’ex PdC Silvio Mazzaferrata Berlusconi il quale, intervenendo alla campagna elettorale del candidato sindaco di centrodestra a Monza, Marco Maria Mariani, ha dato una motivazione squisitamente politico-tecnica della sua preferenza al suo candidato: “A me Marco Mariani piace anche perché ha come secondo nome Maria, il che dimostra che ha un intuito simile a quello delle signore. È positivo perché le donne capiscono cose che noi uomini non capiamo. Gli uomini arrivano sempre dopo. Le donne hanno più intuito, quell’intuito tipicamente femminile che non hanno gli uomini e nemmeno i gay. E poi i gay sono tutti dall’altra parte…”
VAI, RIPÉSTALA!
Ha poi aggiunto scherzosone, abbracciando il candidato sindaco: “come vedete, siamo due vecchietti. Se fossimo delle donne per noi andrebbe meglio, visto che esistono le creme, la chirurgia estetica, ecc. Ma certe cose non posso più dirle; non parliamone, non ne posso più parlare”.
AH, LE MATTE RISATE!
Ai giovani presenti, ha ricordato inoltre che ai suoi tempi “era già un centravanti di sfondamento, ed oggi mi sento più giovane di molti di voi che siete qui in sala”.
AH, IL (CONSUETO) BUON GUSTO!
Gran finale con le tasse e il solito riconteggio delle schede, seguito dai soliti sondaggi: “Se non ci interessiamo della politica, sarà la politica ad interessarsi a noi; e lo avete visto dalla busta paga di gennaio, e lo vedrete ancora di più quando questo governo aumenterà le tasse, […] facendo nascere in noi una giustificazione morale e eluderle”; “quella sera il ministro Pisanu venne da me e disse che avevamo vinto per centomila voti alla Camera e per duecentomila al Senato. Invece deve essere successo qualcosa di strano, tanto più che sono scomparse rispetto alle elezioni precedenti un sacco di schede bianche. E anche sul voto degli italiani all’estero le cose non sono chiare”, lo dimostra anche il fatto che oggi stesso “il centrodestra tutto insieme è al 56,7% mentre la sinistra è al 42,3%. Io sono al 59,4% nel gradimento degli italiani mentre Prodi è al 29,4%. […] I nostri Circoli della Libertà dovranno organizzare tante iniziative per sconfiggere la cultura tinta di rosso, e molti [fra i loro componenti] potranno andare ai seggi per contrastare la professionalità nei brogli da parte della sinistra”.
Comunque sia, “questa parentesi si chiuderà e torneremo noi, con il nostro spirito imprenditoriale, a governare”.
Non è per la vicenda in sé, gossip (parola del cazzo), speculazioni o quant’altro. È solo per - magari - ricordavi: la prossima volta, nelle urne, pensateci meglio! Certo, questa è solo una piccola cosa, però è un'altra, e altre mille le avete già viste. Inoltre, per mostrare ancora una volta di più com’è certa gente e la sua corte. C’è qualcuno meritevole di razzismo? C’è, c’è…
ROMA - "Chiamala tu, perché se rispondo io alla sua telefonata...". Ore 8,30. Via del Plebiscito 62, primo piano. Mai come questa volta si sente senza protezione. Nessuno lo aveva avvertito di quella lettera. Nessuno, nel suo entourage, sapeva di quella richiesta di pubbliche scuse reclamata da Veronica, la moglie, dalle colonne di Repubblica. Il "mattinale" che tutte le mattine arriva sulla scrivania del Cavaliere stavolta sembra composto di un solo foglio. Per un po' se lo rigira tra le mani, sfoglia i giornali. Legge solo quella pagina. Poi chiama uno alla volta gli "amici di sempre". Per primo Gianni Letta, poi Fedele Confalonieri. E quindi Niccolò Ghedini.
L'avvocato-deputato che segue come un'ombra tutti i suoi casi personal-giuridici. "Chiamala tu, perché se rispondo io alla sua telefonata...: è un colpo basso, non me lo doveva fare. Ma gliela farò pagare" (il bossettino che ha visto troppi film).
Inizia così la convulsa giornata dell'ex premier. Ma a far tremare i muri questa volta non è la politica, è la famiglia. Lo scandalo ormai è esploso e alla fine, per tentare di sedarlo, Berlusconi accetta l'ultimatum della moglie: "Cara Veronica, eccoti le mie scuse".
Eppure per tutta la mattina si tentano altre strade. Viene commissionato un sondaggio (!) per capire la reazione della gente e per calibrare l'eventuale risposta. Nel frattempo il filo del telefono della Villa di Macherio diventa incandescente. Berlusconi non vuole parlare con Veronica. Gli strascichi del litigio avuto appena domenica scorsa non si dissolvono. "Spiegate a vostra madre - aveva detto ai tre figli minori - che non può tirare troppo la corda. Io sono fatto così". Il telefono, allora, lo alza Ghedini. "Lei, signora, ha fatto una cosa gravissima. Ma come le è venuto in mente. Questi sono affari privati, non si mettono sui giornali. Eppoi abbiamo sempre trovato una soluzione, mi pare. Ne stavamo parlando, stavamo trattando ma ora rischia di rovinare tutto. Io lo dico anche nel suo interesse". "Non c'è niente da trattare", taglia corto la signora Berlusconi-Lario.
Questa volta a far da filtro fra la rabbia del "capo" e l'inflessibilità della consorte non c'è nemmeno il solito Gianni Letta. È stato sempre lui, in passato, a misurare (???) le uscite pubbliche di Veronica. Era lui, e non Silvio, a ricevere, magari in serata, la telefonata da Macherio che avvertiva di un'intervista o di una lettera, o di una partecipazione a qualche iniziativa (che bello!).
Stavolta no. Lei non l'ha chiamato e lui non la richiama. Però, davanti al ristrettissimo vertice convocato a Palazzo Grazioli e composto dal Cavaliere, Paolo Bonaiuti e Valentino Valentini, l'ex sottosegretario non riesce a trattenere un giudizio sorpreso: "La lettera è scritta molto bene". Poche parole per far instillare il dubbio in tutti (da sé no? Non ci arriva? O non era una donna coltissima, attrice di teatro (?), ecc ecc). Che ogni verso di quella missiva fosse stata visionata da un avvocato. Che fosse, insomma, il primo passo per una rottura definitiva. Per la separazione e il divorzio. Tutti invitano alla prudenza: "bisogna calcolare ogni mossa".
Il nervosismo cresce. La sensazione che il nucleo berlusconiano sia stato per la prima volta messo in scacco fa aumentare la tensione. Scatta, come prevedibile, la prima parola d'ordine: silenzio. Stiano zitti tutti, a cominciare dalle altre donne coinvolte, come l'onorevole Mara Carfagna e anche le tv del gruppo.
Poi si valutano le varie possibilità: il silenzio, la risposta "privata", l'intervista televisiva, tornare a Milano e parlarle a quattr'occhi. Tutte soluzioni scartate. "Rischiamo di far crescere il caso - allarga le braccia il Cavaliere - dobbiamo intervenire. Ma come? Nel pomeriggio alla Camera si votano pure le mozioni sui Pacs...". Per un momento - racconta chi ha potuto assistere in presa diretta alla turbolenta giornata di Via del Plebiscito - il leader forzista si fa prendere dallo sconforto: "Non c'è via d'uscita".
Allora ci prova Bonaiuti. Prende il telefonino (cazzo, è SUA moglie!) e contatta la signora Veronica: "E ora? Ora che facciamo? Ce lo dica lei perché qui...". "Dovevate pensarci prima", replica irremovibile. Le "scuse pubbliche" diventano l'unica via d'uscita. Una lettera d'amore da diffondere anche alle agenzie. La scrive Berlusconi e poi viene ritoccata dai presenti (ahahah!). L'ultima versione, però, è affidata ancora a Ghedini. Prima di divulgarla c'è il parere tecnico-giuridico. "Ero recalcitrante in privato perché sono giocoso ma anche orgoglioso - scrive "Silvio" - Sfidato in pubblico, la tentazione di cederti è forte. E non le resisto. Siamo insieme da una vita". Ammette il momento di "affanno", ma "finirà nella dolcezza come tutte le storie vere". Però, "la tua dignità non c'entra, la custodisco come un bene prezioso nel mio cuore".
[...] Davanti ai giornalisti, invece, neanche una smorfia. In macchina senza un saluto. Di nuovo a Palazzo Grazioli. Giusto il tempo di trasmettere la lettera alle agenzie e poi via da Roma. A Milano. Per non correre altri rischi. "Vado a cenare con mia moglie e miei figli", dice salutando.
(fonte: Repubblica)
Dopo il trattato di Yalta, il crollo del muro di Berlino, il Watergate, ecc., la storia mondiale si arricchisce di una nuova data fondamentale per le sorti dell’uomo. Il 22 gennaio 2007, in Italia, paese di santi, navigatori, veline e idiozia, è nato un nuovo e importante movimento politico, che rinnoverà e promuoverà nuovi valori, fino a salvare prima l’Italia, appunto, (come siamo fortunati), poi il mondo, dal tracollo e dall’abisso.
Il neo-movimento ha avuto i suoi natali a Roma, nell’ambito del Consiglio Permanente della CEI, e si è definito con precisione, quanto a obiettivi e motivazioni politico-sociali di fondo, con la prolusione di chi quel consiglio presiedeva. Difficile rendere in parole l’entusiasmo degli astanti, la condizione dei quali è stata forse fotografata al meglio da uno slogan coniato proprio da uno di loro, rimasto anonimo. Uno slogan che tutti hanno subito fatto proprio, a seduta sciolta, scandendolo con entusiasmo. “Contro i mali? Cardinali, Cardinali!”. Signori, è nato…
FORZA RUINI – Il Partito Cardinalizio
Cos’è FORZA RUINI? In tempi bui, tempi di pacs e eutanasia, attacchi alla famiglia e immigrazione, aborto e calo di matrimoni, una nuova forza riesce comunque a nascere dentro di noi, dentro di chi è nel giusto e nel vero, di chi ogni giorno combatte contro le ingiustizie del viver quotidiano, sempre in trincea, anche e soprattutto su argomenti che non gli competono.
Questi i primi, fondamentali punti del movimento:
- Attacco alle coppie di fatto I diritti dei conviventi e dei loro figli sono già assicurati dal diritto comune, e non c’è motivo di creare un modello legislativamente precostituito che inevitabilmente configurerebbe qualcosa di simile a un matrimonio, dove ai diritti non corrisponderebbero uguali doveri (?). Quindi, NO ai pacs, perché non è giusto che se uno crede nella famiglia tradizionale – quella col matrimonio e tutto quanto – non è giusto, dicevo, che ci sia chi crede, per conto suo, a una famiglia non tradizionale. E soprattutto non è giusto che abbia nessun diritto e vantaggio, né in competizione alla tradizione, né separatamente.
- Quelle gay non sono famiglie Alcune coppie gay spingono per i pacs, sostiene il prelato, perché con questi intenderebbero aprire, se possibile, anche la strada per il matrimonio omosessuale. Ma l’omosessualità è una brutta cosa, e si dovrebbe sempre tener conto della distinzione, messa a punto dall’ottimo nostro mons. Scatizzy, pistoriensibus, fra omosessuali "per motivi di DNA" e omosessuali "indotti". I primi, ma sono pochissimi, vanno (forse) tollerati (purtroppo); i secondi sono il frutto, indotto e rimediabilissimo, delle brutture della nostra cultura e didattica, da troppo tempo molle ed effeminata. NO ai gay, comunque.
- Chiusura totale sull’eutanasia e sull’aborto Anche la rinuncia all’accanimento terapeutico non può giungere però al punto di legittimare forme più o meno mascherate di eutanasia e quell’abbandono terapeutico che priva il paziente del necessario sostegno vitale (eh?). Quindi, NO assoluto all’eutanasia, perché se il Signore ha stabilito che, tipo da un certo punto in poi, devi vivere la tua vita come un pezzo di legno, tu DEVI vivere come un pezzo di legno, e accettare serenamente il fatto. Te e i tuoi familiari. Il Signore decide, perché il Signore SA. Poi magari ce lo dirà anche a noi, ma a tempo debito.
- Politica per le famiglie Benché la famiglia in Italia svolga un notevole ruolo, siamo da molti anni alle prese con una gravissima crisi della natalità, che minaccia il futuro del nostro paese. Si invita così a sostenere la famiglia legittima fondata sul matrimonio, rimuovendo anche tutti gli ostacoli di ordine pratico o giuridico che dissuadono i giovani dal matrimonio. Tipo gli indecenti prezzi degli immobili, le condizioni di lavoro disumanizzanti, la pressione fiscale sulle classi meno alte, la corsa dei prezzi per i beni di primaria necessità? No, certo che no. I pacs.
- Basta sfruttar gli immigrati, e le donne L’uguaglianza tra le persone richiede di por fine allo sfruttamento delle donne e alle tante mancanze di rispetto per la loro dignità, superando le visioni antropologiche persistenti in alcune culture, che riservano alla donna una collocazione ancora fortemente sottomessa all’arbitrio dell’uomo. Soprattutto i musulmani, lì, che la tengono parecchio sottomessa. Noi no, noi non s’è mai pensato che fosse il demonio, una strega, o l’incarnazione del peccato, tant’è che si promuove la femminilità in tutte le sue forme, con argomentazioni aperte e illuminanti, anche a livello sessuale e paritario.
- Ok alla Finanziaria, ma con riserva Anche di questo non ce ne dovrebbe fregare un cazzo, né ci dovrebbe in alcun modo competere un parere, anche perché di fatto siamo uno stato straniero; però la nostra la diciamo lo stesso: del resto, non parliamo di continuo di famiglia e sessualità, e di cosa è giusto e cosa è sbagliato in merito, proprio noi che in base ai nostri – tutti nostri, costruiti da noi, ma sempre nel nome del Signore – precetti religiosi non possiamo avere né famiglia né sessualità, come se queste cose non fossero connaturate all’uomo e non fossimo anche noi stessi uomini, che però nel nome del Signore si sublima (o si dice di farlo) a un piano più alto, e da qui la nostra aria di superiorità e sicurezza? Comunque sia, la finanziaria ci va bene, anche perché non ci lede per nulla, né ci obbliga a nuotare un po’ meno nello sfarzo e nell’opulenza, vendendo magari alcuni dei beni del Vaticano o rinunciando a privilegi in nome, magari, della fame nel mondo. Il problema comunque è che i rapporti tra le forze politiche rimangono altamente conflittuali, sia tra maggioranza e opposizione sia all’interno dei due schieramenti, come ha ripetutamente segnalato il capo dello Stato. È anche per questo che vi diciamo, quindi, di VOTARE PER NOI.
Sì! Abbracciate i nostri argomenti e (sacrosante) verità! Basta coi conflitti dei partiti tradizionali! Favorite il ritorno della teocrazia! Si stava così bene, secoli addietro! Anzi, magari, unitevi a noi! Basta diventar porporati™! Grandi vantaggi!
FORZA RUINI - Il Partito Cardinalizio.
Contro i mali? Cardinali, Cardinali!
Ha raggiunto la terza edizione la meravigliosa manifestazione nazionale di Forza Italia, NEVEAZZURRA, che come sottotitolo recava: “per fare, per crescere, per essere liberi”. La manifestazione ha ripercorso nella splendida cornice di Roccaraso, negli Abruzzi, l’assoluta novità introdotta lo scorso anno nello scenario politico nazionale, con l’alternanza di incontri ed approfondimenti pomeridiani sui temi programmatici di Forza Italia, alle mattine dedicate al tempo libero ed agli sci.
Ed è tutto vero, gente.
Dibattiti politici? Sì, prima però si scia e si fa shopping, mica siamo quei barbosi delle sinistre, noi! Poi, nel pomeriggio, quando non c’è più luce e magari davanti a una bella tazza di cioccolata calda, tra noi, ci ritroviamo in un bel loft davanti al fuoco, e allora se ne può anche parlare. Questa è politica! Altro che le tasse del mortadella! Noi sì!
L’evento, a celebrare la nobiltà ed il primato della politica (anche attraverso eventi conviviali e sportivi), è stato il frutto della felice sinergia tra il Circolo Giovani, il Coordinamento Nazionale di Forza Italia e l’associazione culturale Forza Abruzzo (ahahahah – non so a voi ma a me fa sempre ridere), ed ha visto la partecipazione dei massimi esponenti di partito ed istituzionali di Forza Italia e del Centrodestra. Mancava la Lega, che non riconosce l'Abruzzo come posto fisico-geografico, e che quindi non è stata in grado di raggiungerlo. Questi alcuni incontri della Kermesse NEVEAZZURRA:
giovedì 11
15.30: “La politica è donna”, con Alessandra Mussolini che mostrerà gli inediti delle sue foto nuda, di quando era più giovane. Accorrete numerosi.
18.00: “Giovani, politica e cultura”, con Marcello Dell’Utri che parlerà di tutt’altro, non avendo egli né gioventù, né cultura. Possibile resoconto e confronto dei relativi tempi della mattinata sciistica.
19.00: Chiusura lavori della giornata e happy-hour.
venerdì 12
16.00: Renato Brunetta, europarlamentare ed esperto economico di FI, ad affrontare il tema dal titolo: “Le tasche degli italiani”. Lo stesso Brunetta al termine dell’intervento distribuirà copie dei manuali di Conversazione Politica editi da "Libero", autografati.
17.30: Dibattito dal tema “L’opposizione a confronto”, con Cicchitto (FI), Alemanno (AN) e Cesa (UDC) nei panni dell’opposizione, a commentare e porre alternative alle prese di posizione emerse nel corso dell’incontro delle merde rosse a Caserta. Chiaramente senza contraddittorio, mi pare anche il minimo. Frizzi e Lazzi si sprecheranno, col condimento di simpaticissime boutades e l’estrazione finale del vincitore per lo slogan più originale urlato in sala.
19.00: Chiusura lavori della seconda giornata e festa a tema Azteco. Gradita l’eleganza o il costume.
Sabato 13
16.30: “Globalizzazione e politica. Politica e globalizzazione”, seminario acutissimo e originale come il suo tytolo, condotto da Giulio Tremonti, reduce da un bello slalom in pista verde.
18.00: “Le nuove forme della politica”, di e con G. Fini e P. Di Canio. Buoni propositi e, dalla platea abbronzata e griffata, cameratismo a go-go.
19.00: Chiusura lavori della terza giornata, Happy-Hour estetico e grigliata davanti al fuoco
Domenica 14
10.30: “Le battaglie per la libertà”, col coordinatore di FI, Sandro Bondi, e il Presidente Silvio Berlusconi (in simpatica videoconferenza). Previsti applausi di dieci minuti ciascuno, masturbazione davanti al video del suddetto Bondi, e illuminazione, con relativo raggiungimento del Nirvana, di dieci fra gli astanti.
13.00: Chiusura del meeting nell’amore generale, con cori da stadio, gadget e magliette (“Silvio ci manchi”; “Silvio ti amo”; “Il Leone della libertà”), oltre al Cocktail Azzurro – messo a punto dal Presidente stesso questa estate – di congedo e buon augurio. Prevista anche l’eruzione del vulcano personale del Presidente, trasmessa su maxi-schermo direttamente da Villa Certosa.
LAPO ELKANN: MI FACEVO INCULARE DAI TRAVESTITI, STRAFATTO DI COCAINA, FARMACI E DI TUTTO UN PO’; MA SONO SEMPRE LAPO ELKANN. COME TUTTI, NO?
I-I è il marchio “nomade e dinamico che da oggi si propone di realizzare Personal Belongings, oggetti unici e innovativi espressione diretta delle esperienze e dei gusti della persone indipendenti, che rifiutano l'omologazione di massa, che vogliono essere liberi, senza paura di essere se stessi”.
Ma perché, care le mie merde secche vilipese dal sole, vi dico tutte queste puttanate, così a piede libero?
Ma perché davanti a una vera e propria ressa di idiot… no cioè volevo dire giornalisti e personalità di spicco del mondo della moda, a Firenze (e l’Arno l’ha mancato, dannazione), Lapo Elkann ha lanciato il primo dei prodotti di Italia Indipendent (I-I), la nuova linea di moda da lui ideata e interamente concepita, sviluppata e prodotta al 100% in Italia, paese del cazzo in cui se hai i soldi e sei un povero imbecille sei comunque un genio e hai un sacco di possibilità&prospettive, specie se hai qualche parentela o affiliazione importante. Come in tutto il mondo, del resto, ma qui forse anche di più.
Nel caso specifico, il primo prodotto della nuova linea sono gli occhiali da sole “Server”, prodotti interamente in carbonio (“il carbonio è un materiale leggero e sexy” ha detto, rendendo proprio la prima e più appropriata immagine che il carbonio dà agli occhi di tutti), 47 strati, sistemati a mano. Ogni pezzo è – ovviamente – unico, e ci vogliono otto ore di lavorazione interamente artigianale per completarlo. Occorreranno tre mesi per averli e indossarli, ed essere così indipendente e rifiutare l’omologazione di massa. Il prezzo è 1.007 eurini secchi e ci stai largo.
“La decisione di partire con gli occhiali, unisex”, ha spiegato il sympaticissimo Lapo, “l’abbiamo presa perché attraverso di loro si vede anche dentro i sogni e, il nostro, è un sogno che come il vento vuole essere libero e sviluppare energia. Vogliamo essere il sogno di ogni consumatore che può anche personalizzarseli”.
OIOI GARAGLÒ BUAAAAARP GARAGLÒ IIIIIIIIIIIIIIIIII
Richiamandosi agli eterni (quali?) valori del Made in Italy, l’ottimo Elkann ha aggiunto che “il valore aggiunto dei prodotti italiani deriva anche dal fatto che produciamo interamente in Italia, a differenza del 99, 9% della aziende che lo dichiarano ma poi lavorano in Cina”, precisando infine che “la nostra filosofia, il claim di Italia Independent, è proprio Made in Italy 2.0. Come accade con i software in campo informatico, Italia Indipendent intende aggiornare il concetto di Made in Italy, integrandolo con elementi nuovi: contaminando lo stile, sostituendo lo status symbol al me-unique-symbol e aggiungendo l’innovazione alla tradizione”.
OIOI RIECCOCI BUAAAAAAARP GARAGLÒÒÒÒÒÒÒÒÒÒ
Tutti i prodotti I-I saranno venduti prevalentemente in rete (“dal prossimo mese il nostro sito internet, in esclusiva mondiale, lancerà on-line tutto il progetto di Italia Independent, e tutti i prodotti che seguiranno gli occhiali”), oltre che in pochi e selezionati negozi di moda in tutto il mondo.
A margine della presentazione, il buon Lapo Elkann – persona semplice, paradigma di vita per tutti i suoi coetanei – ha anche trovato il tempo per tornare sulla sua storia più recente, sul dramma che ha vissuto (?) e dal quale è uscito, augurandosi che “tutti i ragazzi come me possano dire quello che pensano perché io sono un ragazzo come tutti gli altri. Le donne? Sono importantissime per me, nel lavoro e nella vita personale. Purtroppo, ce ne sono poche nei posti che contano, dovremmo averne di più. Il mio errore è stata la cocaina, non l’eroina. È stato scritto molto sulla mia vicenda, cose giuste e sbagliate: ho fatto un errore, ho pagato (?), sono andato ad abitare a Miami sulla spiaggia, fiche giorno e notte travestiti bondage festini macchinoni piscine alcool sesso fisting pissing e via così Vieri m’è venuto pure a trovare con un par di troje altro che comunità o detenzioni o cose per pezzenti come voi, e poi quando mi son rotto i coglioni son tornato nel giro, una linea moda, paio d’occhiali e vai, alla grande, 1.007 euri a pajo o pagatemi il conto della villa a Miami e la coca e i lussî, imbecilli, cioè insomma volevo dire: ma ora posso dire non fate come me, non bruciatevi la vita”.
FORZA, ITALIA
Facce ride’…
Antefatto: Vasili Mitrokhin era un archivista del KGB, il famoso servizio segreto sovietico. Durante la sua attività raccolse e sottrasse molte schede segrete (ca. dal 1917 al 1984) dell’organizzazione, cercando di passare questi dati agli occidentali, in particolare agli Stati Uniti, i quali tuttavia non ritennero la persona credibile e giudicarono un falso il suo archivio (l’Archivio Mitrokhin, appunto), permettendo quindi l’arrivo del tutto, nel 1992, all’ambasciata britannica.
Attraverso la pubblicazione di questo archivio, (molti storici, oltre – come detto – agli USA, si sono posti il problema della credibilità dei documenti di Mitrokhin, considerando anche che non è possibile verificarne l’autenticità in Unione Sovietica) i paesi dell’occidente europeo, tra cui l’Italia, hanno scoperto che lo spionaggio sovietico si era addentrato fin nei gangli fondamentali dei loro Stati e che i partiti comunisti occidentali legati a Mosca avevano operato per favorire lo spionaggio in vista di una possibile guerra d’invasione sovietica.
Si è scoperto infatti che l’URSS non aveva mai dismesso i suoi piani di conquista dell'Occidente e che aveva mantenuto in vita un mastodontico apparato militare, pronto ad entrare in azione in qualsiasi momento. A questo scopo, diretto e finanziato dal KGB, aveva creato una rete di agenti, informatori, spie, per carpire segreti politici e militari all’Occidente.
Sulla base di questi documenti (perlopiù note manoscritte che l'ex archivista copiò da documenti segreti del KGB), il servizio segreto inglese mise insieme il Dossier Mitrokhin, consegnando al SISMI, il servizio segreto italiano, le schede che riguardavano direttamente l’Italia.
Il governo italiano, allora presieduto da D’Alema, presentò un disegno di legge per l’istituzione di una commissione d’inchiesta riguardante il Dossier Mitrokhin, il disegno decadde, ma venne ripreso e approvato nella legislatura successiva. La Commissione Mitrokhin. A tutt’oggi la commissione Mitrokhin è presieduta da Paolo Guzzanti – ovviamente di Forza Italia, nonché (ha il suo meritato inferno sulla terra) padre di Corrado e Sabina – e, avvalendosi dei soliti “cristallini” personaggi che gravitano intorno al centro destra (si ricordi Storace e il Lazio-Gate, tanto per rammentarne uno…), conduce brillanti indagini sull’odierno centro sinistra italico, con lo scopo primario di dimostrare che Prodi era l’uomo di riferimento del Kgb in Italia.
Oggi: le intercettazioni telefoniche pubblicate su CorSera e su Repubblica – siamo un popolo d’intercettatori – dimostrano ampiamente che Mario Scaramella, l’informatore della commissione (personcina tanto ammodo da esser coinvolto - l'aveva incontrato! - oggi nell’omicidio di Alexandr Livtinenko, la spia russa di cui tutti parlano e che pare avesse scottanti notizie, nonché al centro di oscuri traffici d’armi e maneggi varî) riferiva a Guzzanti su politici del centrosinistra in merito ai loro rapporti con l'ex Unione Sovietica e che Guzzanti ne parlava “al Capo”, cioè a Berlusconi in persona.
Per ogni dettaglio, a questo punto conviene citare l’articolo odierno di Repubblica. La cosa allucinante è che questa vicenda sta passando sotto silenzio.
“Nella lingua inglese, c’è un’efficace formula per definire il piano preparato nei segreti della “Commissione Mitrokhin” contro Romano Prodi. La formula è character assassination, la distruzione della reputazione, l’annientamento della sua credibilità, l’assassinio di una persona non nel suo corpo, ma nella sua identità morale, professionale, sociale. Il senatore Paolo Guzzanti è determinatissimo a trovare elementi che possano diventare, una volta pubblici, la tomba politica dell’antagonista di Silvio Berlusconi. Li chiede, li invoca, li pretende, dal suo consulente privilegiato Mario Scaramella e il “professore” non lesina al presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta occasioni, opportunità posticce, piani di aggressione privilegiati e subordinati. Prodi deve diventare l’uomo di fiducia del KGB in Italia. Potrebbe non bastare e, allora, il “professore” consiglia al senatore di autorizzare altre manovre. Nella Repubblica di San Marino si possono creare le condizioni per accusare Prodi di essere finanziato da Mosca attraverso la Cassa di Risparmio e, da qui, a Nomisma. La confezione di questi falsi documenti sarebbe dovuta finire sul tavolo del procuratore di Bologna. Se le testimonianze, raccolte dai transfughi del KGB in Europa, non dovessero essere sufficienti, il “professore” si dichiara disponibile a raccogliere direttamente a Mosca altri dossier del Kgb compromettenti.
Forte di una lettera del ministro degli Esteri Gianfranco Fini, dovrebbe però avere il placet del “Capo” per evitare problemi con Vladimir Putin. Infine, le COOP. Si potrebbe organizzare un’evidenza del loro legame con la criminalità organizzata. Una convergenza d'interessi che si consuma nell'indifferenza, tutta politica, delle “toghe rosse” della procura di Napoli. Un bel piano, alla vigilia delle elezioni.
Paolo Guzzanti mostra sempre grande entusiasmo per le fantasiose trovate del suo collaboratore. Il quale appare molto interessato a capire, anche per il suo futuro professionale, qual è la parte in commedia di Silvio Berlusconi. Guzzanti […] lo rassicura: “Annuiva gravemente... Ha voglia di giocare all’attacco”.
La storia delle trappole preparate dentro il Parlamento con i poteri speciali attribuiti a una commissione di inchiesta contro Romano Prodi, allora candidato premier, a soli tre mesi dalle elezioni, si può, in fondo, raccontare con due sole telefonate tra quelle intercettate per ordine della Procura di Napoli, oggi nel fascicolo trasmesso al pubblico ministero di Roma.
I fabbricanti della storia inventata li si può vedere all’opera […] il 28 gennaio del 2006:
Mario Scaramella: “Il segnale che io ho avuto è questo: non c'è un'informazione Prodi uguale agente Kgb, ma parliamo di “coltivazione”, contatti”.
Paolo Guzzanti: “Coltivazione è abbastanza, eh?!”.
Scaramella: “Per me, è moltissimo. È quello che mi viene detto. A questo punto, non pretendete una dichiarazione da chicchessia che dica “Prodi è un agente” […]
Il problema del senatore e del suo collaboratore è chiaro. Non possono accusare Romano Prodi di essere un agente e dunque ripiegano su una formula meno assertiva, ma più malignamente suggestiva. Romano Prodi è stato un uomo “coltivato” dal Kgb. Il problema dei due signori è di costruire un supporto di testimonianze che regga in pubblico, perché, come dice Guzzanti, “non è una lite tra giornali, qui si finisce poi in tribunale”. Tocca a Scaramella trovare il testimone chiave. Vladimir Bukovskij (intellettuale dissidente riparato a Londra […]) si è chiamato fuori con una considerazione che non fa una piega: “Se attacchiamo politici occidentali, quando non abbiamo documenti, poi perdiamo credibilità, anche quando invece abbiamo i documenti” […]
A questo punto, il “professore” propone come testimone chiave Oleg Gordievskij (ex colonnello del Kgb, riparato a Londra nel 1985, autore con Cristopher Andrew de “La Storia segreta del Kgb”). Ma c'è una difficoltà. Oleg non ne vuole sapere di mettere tra virgolette “Prodi agente del Kgb”, perché “questo non è accaduto”, dice. Scaramella però conviene che si può lavorare sul discorso di “coltivazione”.
Guzzanti gli spiega gli essenziali passaggi che deve documentare per la commissione. […]
Guzzanti: “Io voglio sapere se lui non smentirà mai di aver detto quello che ha detto. Punto! La “coltivazione”... il IV dipartimento... queste possono essere successive cose. Io devo poter dire: “Il signor O. G. (Oleg Gordievskij), parlando del signor R. P. (Romano Prodi) dice così. Punto!”.
Scaramella: “Io non sono in grado oggi di dire se lui è in grado di ripeterlo. Lo ha detto e lo conferma”.
Guzzanti: “A me mi basta che lui non smentisca di averlo detto!”.
Scaramella: “Quel che ci abbiamo è acquisito, Capo, senza possibilità di manipolazioni”.
Definiti i passaggi successivi del piano, Scaramella cerca di capire da Guzzanti, il suo “Capo”, qual è l'opinione del “Capo” di Guzzanti su quel che stanno cucinando. A chi pensare se non a Silvio Berlusconi? Proprio al presidente del Consiglio in carica in quel gennaio 2006, sembra far riferimento il senatore di Forza Italia quando informa il consulente di come sono andate le cose.
Scaramella: “Tu hai qualche dettaglio in più dell'incontro con il Capo?”.
Guzzanti: “la notizia ha avuto un forte impatto. Io quando vado da lui gli dico le cose a voce ma, contemporaneamente, gli metto sotto il naso un appunto scritto in cui ci sono le stesse cose che gli sto dicendo e nell’appunto scritto - che lui s’è letto e riletto sottolineando i punti salienti, scrivendo 1, 2, 3, come fa lui - ci sono le cose di cui abbiamo parlato come futuro… Annuiva gravemente, come uno che non solo è..., anzi, quando io ho detto: “Sai, il problema di questa faccenda è che, se noi andiamo a un processo, poi è una cosa in cui dobbiamo dimostrare ciò che diciamo", e lui, sorprendendomi un po’ – però ho capito che ha voglia di giocare all'attacco – ha detto: “Beh, un momento! Intanto però li costringiamo a difendersi”. Questa l’ho trovata una reazione estremamente positiva. E contemporaneamente io gli dico: “Guarda, ... ti porto il risultato e quindi (frase incomprensibile)”.
Personalmente mi fermo qui, rimandando alle intercettazioni complete (belle) e agli articoli riportati sui giornali in questione, che sanno sicuramente meglio affrontar la cosa. Quando mettevo I Complotti del Mortadella non andavo tanto lontano dal vero, evidentemente, io che non sono un cazzo. Ma quante belle cose, mette insieme questa Destra... Gente così si farebbe qualche scrupolo anche nel manomettere un risultato elettorale, nello spezzare la base della democrazia? Già, del DVD di Deaglio non se ne parla già più... e anche questa bella storia è destinata a finire sotto la sabbia, con un sacco di altre cose. Saranno lì, domani, a Roma, tutti belli festanti e con le bandiere e con tante belle parole infiammate da dire alla massa becera e rissosa, inguainata nel kit forzista appositamente messo a punto dal marketing di partito ed ivi venduto (maglietta/bandiera/tazza/cappellino/spilla/cos'altro?). E giù felicità per tutti. E meno tasse. Con qualche svenimento, così si confonde un po' le idee.
...E SE CON LO SQUARÀUS, TUTTI A CACAR COPIOSI NELLA "TOILETTE-DEL-PRESIDENTE", ACCOMPAGNATI DALLE NUOVE FIGURE FEMMINILI CREATE ALL'UOPO DALLA VULCANICA "MENTE-DEL-PRESIDENTE": LE SCUREGGINE! DOPO, ESIBIZIONE DI MARIANO APICELLA. E POI PIZZE, GELATI, COCKTAIL, COTILLONS FINO ALL'ALBA. E TANTE, TANTISSIME BARZELLETTE SU PRODI E I COMUNISTI.
Ai suoi racconta che sta vivendo una “seconda giovinezza” e deve essere così se è vero che ogni sera Silvio Berlusconi anima le notti della Costa Smeralda organizzando mega-party nella sua villa o deliziando i proprietari dei locali – dal Billionaire al County fino al Pepero – con apparizioni scatenate che durano fino all’alba. Due giorni fa invece, quasi per dare l’addio all’estate (venerdì infatti tornerà alla politica, parlando di “quale libertà” al Meeting di CL, dove hanno già provveduto a spostare l’evento nella sala più capiente della Fiera di Rimini) il Cavaliere ha riunito una cinquantina di ospiti a Villa Certosa per una nottata in cui ha dato fondo a tutti i suoi numeri. Dopo essersi appartato brevemente con Formigoni e Bonaiuti a parlare di politica (“Ma quand’è che li mandiamo a casa, questi signori della sinistra?”) lo show ha avuto inizio e alle sette del mattino Berlusconi ancora cantava e ballava. Prima però l’ospite ha voluto mostrare a tutti (tra gli altri Marta Marzotto, il banchiere Ennio Doris, Valeria Marini, i forzisti Iannone e Comincioli, Letterine, Veline e Meteorine varie), le novità della casa, a cominciare dal “vulcano” [per cui si veda qui sotto, va']. Imbarcati i presenti a bordo delle macchinette elettriche usate nei campi di golf, è iniziato il giro turistico.
Prima tappa il “labirinto della libertà”, fatto da alte siepi di ginepro e bosso stile-Shining, che termina in una piccola radura sulla sommità di una collina, dove l’ex-premier ha fatto installare una statua alta quattro metri della scultrice Alba Gonzalez. Rappresenta un centauro donna, che dovrebbe appunto essere un’allegoria della libertà ed è circondata a sua volta da menhir che il Cavaliere ha chiamato “democrazia”, “solidarietà”, “stato di diritto”, e così via.
Ma il bello doveva ancora venire. Gli ospiti, mentre il Cavaliere annunciava di voler dare alle stampe un nuovo libro dedicato (ancora) alla libertà, davano evidenti segni di volersi sedere in tavola. E dunque sono stati invitati a prendere posto alla “Pizzeria del Presidente”, un locale scavato nella roccia che riproduce fedelmente un ristorante. Qui il padrone di casa ha stupito tutti mettendosi a fare le pizze dietro il banco, distribuendo mozzarella e salsa di pomodoro nelle teglie da infornare. Dopo la pizzeria, passaggio obbligato al locale attiguo, la “Gelateria del Presidente”, con tanto di registratore di cassa per rendere tutto più credibile. Saziato lo stomaco, via allo spettacolo. Un mago fatto venire da Milano si è esibito con giochi di prestigio e, visto il committente milionario, ha fatto volare in aria una carta di credito come fosse una farfalla. A seguire barzellette del Cavaliere (gettonatissime quelle su Violante e D’Alema), concerto della cantante lirica Maria Mastino, esibizione del duo Apicella-Berlusconi e balera fino all’alba con il maestro Alberto Laurenti e il pianista Raffaello. A proposito di questi ultimi due, è da notare che il leader della CDL ha creato giorni fa al “Pepero”, in onore della loro band “Rumba del Mar”, un cocktail a base di succhi di frutta, champagne e blue curaçao (“Un tocco di blu per ricordare Forza Italia” negli intenti dell’ex-premier) che ormai viene servito a Porto Cervo con il nome di “cocktail Berlusconi" (fonte: Repubblica)
Michele Serra, L’amaca, su Repubblica:
Votare No è conservatore: questo è il succo della campagna del Sì, ma soprattutto è il succo di almeno dieci anni di propaganda del centrodestra, formidabile nell’accreditare come riformatore, o addirittura rivoluzionario, lo spirito antistatale e antieuropeo della piccola borghesia sediziosa (soprattutto del Nord) politicamente rappresentata dall’asse Forza Italia-Lega.
Sono riusciti a spacciare per “moderne” alcune delle caratteristiche più decrepite del nostro popolo: il provincialismo gretto, il fastidio per le regole, la fronda fiscale, la diffidenza per la cultura, l’avidità (verghiana, ottocentesca) per il denaro. E, di conseguenza, a far passare per parruccone e conservatore chiunque si opponesse al trionfo di quel vecchiume travestito da “rivoluzione”. Ma al confronto di riformatori di questa tempra, così eccellentemente rappresentati da Roberto Calderoli, i padri cositituenti mi fanno l’effetto della Beat Generation. Una ventata di futuro. Voterò No per loro e per noi, che non meritiamo di vivere secondo regole decise da due o tre Calderoli in una baita prealpina. Sicuramente perlinata.
ASSOLUTAMENTE FANTASTICO (fonte: Repubblica).
"EGO te baptizo piscem", proclama ridendosi addosso il presidente del Consiglio della settima potenza industriale del mondo, sciatalgico ma saltellante sul palco con un microfono tra le mani, modello Vanna Marchi. Sconcerto, gelo, colpi di gomito increduli nelle prime tre file degli stati generali della Confindustria, nell'immensa sala della Fiera di Vicenza. Si guardano tra loro interrogativi, impallidiscono, non vogliono crederci Montezemolo, Tronchetti, Della Valle, Pininfarina, Monti, Colaninno jr., Abete, Amato, Marzotto, Carraro, Emma Marcegaglia, Calearo.
Neelie Kroes, commissaria europea alla Concorrenza, e Günter Verheugen, commissario per le Imprese e l'industria, si interrogano: "What's piscem?". Persino Tognana, ex vicepresidente con D'Amato, si stropiccia gli occhi.
Ferruccio De Bortoli, sul palco, come annichilito, non muove una ruga e freme. Ma il grosso della platea, dalla decima fila in giù, non meno di mille uomini in gessato e donne strizzate, va in visibilio. "Silviooo Silviooo Silvioo..." intonano i duecentocinquanta personaggi accreditatisi mezz'ora prima dell'arrivo inatteso del premier, che era ufficialmente bloccato dalla sciatalgia provocata a suo dire dallo scontro con una cattivissima sindacalista comunista della Cgil.
Sono le truppe cammellate del presidente della Regione Veneto Giancarlo Galan e del suo spin doctor Franco Miracco, ex comunistissimo collaboratore precario del Manifesto, assistite all'esterno da una flotta di furgoni materializzatisi dal nulla con manifesti 6x3 di Berlusconi e della Lega. Si riconoscono, i cammellati, per i fumo di Londra da grande magazzino e gli occhiali scuri, nella zona con la migliore acustica, a sinistra del palco.
Il vicepresidente Andrea Pininfarina, che sembra un ufficiale tutto di un pezzo del Piemonte Cavalleria, ancora non si dà pace per il buco nell'organizzazione che ha consentito l'ingresso degli "scherani".
Il "piscem" berlusconiano d'apertura del "sabato bestiale" della Confindustria, nella storiella originale sarebbe per la verità una "carpam" e il vescovo evocato dal premier un parroco di campagna. Ma l'aneddoto d'apertura del presidente del Consiglio della settima potenza industriale del mondo se lo volete testuale, è questo: "Un vescovo del Medioevo mangia una bistecca di venerdì. Gli dicono: vescovo, è peccato. E lui: bistecca, ego te baptizo piscem".
Si guardano interrogativi Verheugen e Kroes. Ma è il seguito che lascia stravolte le prime file e, per la verità, anche le seconde: "Io che sono ministro della Salute ad interim, mi sono battezzato in salute". Mi sono battezzato, come il Vescovo, come il Papa. Mi sono guarito, posso persino questo.
Non sanno, gli astanti allibiti, che il meglio deve ancora venire. Quando l'inappuntabile De Bortoli richiama i minuti concordati per gli interventi, il presidente del Consiglio scatena l'inferno in un'aula che per trentasei ore era stata il tempio dello stile e del politically correct. Citizen Berlusconi, rivolto a De Bortoli, scatta in piedi, gonfia il petto, e con voce roca per l'iracondia incontrollata, declama che i giornali sono un "pericolo per la democrazia" tutti, non solo Repubblica e il Corriere della Sera, ma La Stampa, Il Sole 24 Ore, perfino Il Messaggero, asservito, come lascia intendere, al suo socio traditore Pier Ferdinando Casini. Per non dire della radio della Confindustria, noto organo rivoluzionario, che getta fango quotidiano sull'opera ineguagliabile del suo governo.
"Non credete ai giornali che parlano di declino", urla col petto in fuori. "I giornali sono un pericolo per la democrazia". Comunisti e giornali "vogliono solo andare al potere, considerano il profitto sterco del diavolo". Lui è "stanco, stanco". Non ne può più. Per aiutarlo bisogna "lavorare di più e venire meno in Confindustria". Applausi che sommergono i fischi.
"Silviooo... Silviooo...", dal settore degli infiltrati di cui Pininfarina non si dà pace. Tutto fino a quel momento si era svolto con democratica signorilità. Giulio Tremonti, forzando il suo carattere era stato un signorino educato. Il peggio che aveva detto, col suo solito acuto effetto sonoro, era che "la sinistra in cachemire circola per i casali toscani", come se lui, fiscalista principe, vivesse un una baracca, suscitando l'applauso dei forzati del nord-est, che non indossano cachemire, come l'odiato Bertinotti, ma girano in Maserati e in Porsche Cayenne.
"Il cavaliere inesistente", come era stato soprannominato il Cavaliere nell'assise vicentina dopo aver annunciato il forfait per sciatalgia, s'è materializzato a scompaginare le carte, annunciando di aver aumentato tutto "anche le nascite", forse nel più importante bluff di tutta la sua vita. Colpo di scena a tavolino? O "stato confusionale" come l'ha bollato Andrea Pininfarina col tono dell'ufficiale del Piemonte Cavalleria?
Stato confusionale senza dubbio è stata la generale diagnosi nelle prime file dei Poteri forti, ma anche nelle seconde file degli imprenditori veri, dispersi fra le truppe cammellate, dopo l'assalto a Diego Della Valle, colpevole di aver scosso la testa mentre il Vescovo dei "piscem" snocciolava i suoi dati sull'Italia che va alla grande, che mai ha goduto di questo prestigio internazionale, che ha fatto arricchire tutti con la crescita del valore delle aziende e delle case. "Della Valle, la prego di dare del lei al presidente del Consiglio", gli intima il premier del settimo paese industriale al mondo, rimproverandogli gli "scheletri nell'armadio" che lo inducono a parteggiare per i comunisti, per salvarsi chissà da quali accuse con l'aiuto della "magistratura rossa".
Berlusconi urla e urla, si fa livido, la claque gli grida dietro: "Silvio... Silvio...". Montezemolo continua a sbiancare. Gli sediamo vicino, nel posto lasciato libero da Berlusconi che se ne va tra gli inni da stadio del suo popolo di partito "convocato". Sospira Montezemolo pallido, sconvolto: "Per carità, non mi fate dire, rispettiamo le istituzioni. Tutte le istituzioni, compreso il presidente del Consiglio".
Spunta dalla prima fila Mario Carraro, industriale dei trattori, ex presidente degli industriali veneti, signore assai acuto di una certa età, che ha un nitido ricordo del passato. E recita: "Alcune volte, nel riferire le visite in provincia del federale, si usa la frase: il capo del fascismo. La frase non è appropriata, dato che c'è un solo capo del fascismo". E' una direttiva del Minculpop del 13 settembre 1941. Gli sembra di essere tornato a quei tempi e non si rassegna. Ricorda che non c'era la tivù, ma le veline dell'agenzia Stefani. Il 25 luglio però, appena appresa la notizia delle dimissioni di Mussolini, Mario Morgagni, che aveva inventato l'agenzia del fascismo, si suicidò.
Suicidi, di certo, non ci saranno nei giornali italiani, dopo la performance del premier a Vicenza. Ma una cosa è certa: la Confindustria, per le prossime elezioni, non ha bisogno di fare endorsement. Per Montezemolo l'ha già fatto Berlusconi.
MI SEMBRA IMPOSSIBILE CHE CI SIA GENTE CHE ANCORA NON HA CAPITO, CHE ANCORA NON APRA GLI OCCHI. VERAMENTE, SIETE DEGNISSIMA PARTE DI UNA NAZIONE IL CUI ASPETTO CARATTERIZZANTE È IL PRIMATO (QUESTO - AHIMÈ! - VERO) NEL NUMERO DI CELLULARI POSSEDUTI.
Un omaggio - visto che ora è il momento - a una delle (tante, tantissime) cose che fanno vergognare di esser parte di quel paesone piccino ma che fa finta di essere una metropoli che è l'Italia. Siccome io non c'ho voglia di scriverci su, prendo a prestito (e cito la fonte, ci mancherebbe!) le parole di Michele Serra, che è pure assai più bravo di me, su Repubblica, oggi:
Il Festival di Sanremo ha 56 anni, ma ne dimostra trecento. Sono i tre secoli (su per giù) che ci separano dal dopoguerra e dalla ormai lontana giovinezza della nostra società di massa, dalla massaia Pizzi e dalle maliarde in paillettes, dai tenoretti alla Claudio Villa e perfino dal moderno di Modugno e degli urlatori. E, soprattutto, da quando la televisione era una cosa vera, un occhio ingenuo e curioso spalancato sul Paese, cinegiornale popolare, teatro leggero, luci della ribalta, e il pubblico non era audience, erano "gentili telespettatori, buonasera".
Per questo bravi anzi bravissimi Panariello e le sue due ancelle (soprattutto la Victoria Cabello), che hanno cominciato a tirare la smisurata carretta di Sanremo senza poter contare su quello che fu il pubblico del Festival, gli italiani a casa, una volta di tifosi dei cantanti e meravigliatissimi dalla minima scollatura o stonatura, oggi così tramortiti dal video sempiterno, così assuefatti a trasgressioni, emozioni, visioni, polemiche, litigi, "breaking news", che già riuscire a non farli addormentare è un trionfo. Tanto che, nella annuale e annosa ricerca di ospiti clamorosi (ma il direttore generale della Rai Meocci, con lodevole basso profilo democristiano, li ha definiti "meritevoli di grande attenzione"), è probabile che solo la presenza di Bin Laden potrebbe dare una avvertibile scossa allo share.
Così ognuno si concentra, accendendo l'ennesimo Sanremo, sui dettagli. Come il culto consacrato delle modelle, quest'anno molto più numerose, all'Ariston, di quei mazzi di fiori così nerboruti da sembrare bistecche, l'alfa e l'omega del kitsch sanremese che lo scenografo Ferretti ha meritoriamente oscurato. Modelle enormi, bellissime, mostrate a stuoli, a battaglioni, con abiti di spaventosa magnificenza, quasi tutte fidanzate di calciatori, evoluzioni transgeniche di quelle che una volta si chiamavano belle ragazze.
Panariello, essendo veramente uno del popolo e credendo che il popolo esista ancora, le ha affrontate appunto come se fossero belle ragazze, con energica familiarità, come un corteggiatore rionale. Perché il segreto del Festival è la presunzione di ritenersi ancora, e per sempre, luogo popolare per definizione, come se gli italiani fischiassero ancora alle ragazze, e specialmente alle signorine straniere. Come se ci meritassimo ancora Alberto Sordi, che invece, come è noto, non ci meritiamo più da un pezzo.
Straordinaria, in questo senso, la visita remunerata di John Travolta vestito da pilota. L'accoglienza è stata festosissima e anche vagamente servile, proprio come quando arriva qui da noi, degnandosi, l'attore americano. Lo hanno vestito da pilota d'aeroplano e pagato parecchio, lui non ha fatto niente e detto perfino meno, salutava con la mano, sembrava Gary Cooper in via Veneto ma il problema è che non era Gary Cooper in via Veneto, era John Travolta al teatro Ariston, con ingresso sul retro in via Roma, e non so se l'avete mai vista via Roma a Sanremo...
Ma Panariello era assolutamente impeccabile nella parte dell'italiano ammirato e in fondo grato di potere incontrare una star di Hollywood, perché al Festival il canone è quello, il casalingo di Voghera che si eccita per la modella stangona, la sciampista di Frosinone che smania per la passerella del fusto americano.
È un canone intubato da anni, tenuto in vita come genere televisivo perché niente più gli assomiglia, nella realtà reale, e non si sa se siamo peggiorati o migliorati, magari il casalingo di Voghera adesso rapina i furgoni postali, e la sciampista di Frosinone ama i pattinatori olimpici e schifa Travolta che deve sembrargli come a quelli della mia generazione sembrava Fernandel.
Ma a Sanremo i cosiddetti mutamenti di costume arrivano, quando arrivano, sempre postumi, il bello del Festival è la compunta credenza che lì si incarni al meglio la tanto rimpianta mediocrità nazional-popolare, e infatti ogni tentato ammodernamento, specie di genere musicale, appare posticcio, e si preferisce gridare, da casa, "aridatece Bobby Solo".
Non basta uno scenografo premio Oscar che ha annerito quasi ogni rilievo visibile, creando un elegantissimo insieme di budelli che paiono corridoi di aeroporti, o camerini di show-room, per cambiare Sanremo o per ammazzarlo. Né gli sforzi dei pochi cantanti sintonizzati sugli ultimi due decenni.
Per fortuna, lo dico a nome di noi passatisti sanremofili, l'insieme sonoro, per quanto nella prima sera appaia sempre indistinto e assordante, è ancora e sempre dominato da quel vice-melodrammna straziante e impetuoso, con amanti disperati, peccatrici redente, tracolli esistenziali, che ha fatto la storia di Sanremo, e purtroppo anche la nostra.
(Fonte: Repubblica, autore: G.P. Serino)
Ruolo della tv, ridimensionamento del pubblico, yuppismo - Nel testo distribuito ai manager le fondamenta ideologiche di Forza Italia
1991, in un libretto top secret l'Italia sognata da Fininvest
MILANO - Un documento esclusivo: Le sfide per affrontare il cambiamento, è un libro sino ad oggi rimasto top secret, stampato in pochissime copie dall'ufficio relazioni interne Fininvest, e destinato unicamente ai massimi dirigenti del gruppo, che dimostra come Silvio Berlusconi non sia sceso in campo nel gennaio 1994, come ha sempre dichiarato, ma dal 1991. Un progetto, quello di Forza Italia, che conferma lo stretto legame tra il premier e le sue aziende.
L'accusa di aver creato un "partito azienda", che il Cavaliere ha sempre respinto, trova conferme nelle pagine di questo pamphlet. Il libro raccoglie "un programma", come si legge nel primo capitolo, "iniziato nel 1991 attraverso incontri con personaggi come il generale Carl Jean, Francesco Alberoni, Gianni Baget Bozzo, Giuliano Urbani". Si tratta di analisi che lasciano molto poco spazio alle interpretazioni.
Baget Bozzo, ad esempio, nel suo intervento (titolo "Il ritorno della morale") scrive: "Oggi l'uomo vive in un mondo fatto di tele-immagini e la conoscenza umana ne è arricchita, perché il più comune degli uomini posto davanti a un televisore è posto dinanzi ad un reale che, anche se interpretato, costituisce una verità obiettiva. Il vedere la televisione è il più comunicativo degli atti, è l'esperienza che rende tutti uguali, mentre l'udire richiede tutt'altra attenzione ed elaborazione, una caratteristica propria dell'intellettuale". Sarà per questo che da anni ci troviamo il premier su ogni canale? "Il mondo diventa - rincara Baget Bozzo - quello che noi vediamo in tv. Noi viviamo la storia contemporanea in visione diretta, la realtà e l'interpretazione insieme".
A rincarare la dose il generale Jean, esperto di strategie militari, che in un altro capitolo sottolinea: "La televisione e la comunicazione di massa diventano i mezzi per influire non solo, come capitava un tempo, sulla volontà dell'avversario, ma anche sul livello di consenso dell'opinione pubblica, che nell'attuale mondo della comunicazione globale in tempo reale sta acquisendo, da un punto di vista politico-strategico, un'importanza quasi simile alla forza militare".
Giacomo Vaciago, docente di politica economica all'Università Cattolica di Milano (che in seguito diventerà sindaco del centrosinistra a Piacenza), anticipa di 15 anni i disegni di legge del "Buon Governo": "Il nostro scopo è privatizzare e ridimensionare la presenza pubblica nei momenti sia di produzione che di regolamentazione. I fondi pensioni prenderanno il posto dell'Inps e del Trattamento di Fine Rapporto e una parte significativa della Sanità sarà gestita individualmente dal consumatore". In sintesi: se ti ricoverano in ospedale non sei più un paziente, ma un acquirente.
Per quanto riguarda la politica estera già in Fininvest-Forza Italia le idee le avevano ben chiare. Sempre Jean scrive: "Attraverso strumenti affinati di geo-economia il mondo industrializzato riesce ad avere i vantaggi delle ex colonie senza occuparne i territori: attraverso manovre economiche, finanziarie, alimentari e influenzamenti politici dell'informazione". Urbani, invece, nel capitolo "Interpretazioni e tendenza degli scenari", si lascia sfuggire che "qualsiasi sistema politico sta i piedi se supera una soglia di legittimità, anche una dittatura ha bisogno di una sua legittimità".
A impreziosire "Le sfide per affrontare il cambiamento" una serie di vignette che sintetizzano, al meglio, gli interventi dei relatori. Fin dalla copertina: una sorta di ibrido, un uomo con il volto alla Ridge di Beautiful e il corpo di scimmia tiene sotto il proprio pugno il mondo. Sotto, ben evidente, in giallo fosforescente, il marchio Fininvest.
Nell'introduzione, affidata a Roberto Spingardi, allora direttore centrale Relazione interne/esterne di quelle prime convention, il titolo è chiaro: "La nostra sfida: coniugare competenza, apprendimento ed entusiasmo". Nulla di anomalo se non fosse per il disegno che occupa mezza pagina: uno "yes-men", giacca e cravatta aziendale d'ordinanza, si insedia nel suo nuovo ufficio. Una libreria (che ricorda quella alle spalle di Berlusconi nei suoi collegamenti televisivi da Arcore), ma soprattutto televisori, decoder, computer, palmari, portatili. Non a caso non è un ufficio comune, ma come si legge in una targhetta in alto è il futuro degli uffici, il Signor Ufficio: è l'"Aula di apprendimento continuo".
Ad illustrare gli scritti di Jean, l'immagine forse più significativa delle "Sfide per affrontare il cambiamento": soldati lanciati all'attacco da un generale con elmetto griffato Fininvest. L'assalto alla politica, era il 1991, era ai suoi inizi, ma gli scopi sintetizzati alla perfezione dal fumetto. E anche dalla chiusura di Spingardi: "Noi tutti dobbiamo contribuire al successo dell'azienda Fininvest e possiamo farlo quanto più riusciremo a creare i presupposti perché ciò avvenga. Il mantenimento delle motivazioni e dell'impegno al risultato, la costruzione di un clima di consenso, sono responsabilità che non solo dobbiamo accettare, ma in cui credere per costruire il nostro domani". Forza Italia?
L'italia è un paese meraviglioso...
MILANO - Vasco Rossi diventa dottore: a decidere di conferirgli la laurea “honoris causa” è stata
Massimo Fini, intellettualone de “La Nazione” (ossimoro automatico? Mah, fate un po’ voi…) si autoscrive (accompagnando il tutto con una foto – posa molto teatrale, e tenuta tra il bohèmien e il dandy metropolitano) questo panegirico, sul giornale di cui sopra, in edizione 15 gennaio 2005, sabato:
CHE SORPRESA L’ITALIA VISTA DAL PALCOSCENICO
.
"Stasera concludo al “Nuovo” di Verona la tournée del mio Cyrano, se vi pare… che è il tentativo, spericolato, di fare teatro del cosiddetto “Fini-pensiero”, una sintesi di quanto vado scrivendo, nei miei libri, da una ventina d’anni. Spericolato per almeno due motivi. Innanzitutto perché presuppone che ci sia un pensiero, poi perché fare spettacolo di un testo saggistico, storico-filosofico è operazione complessa. Ma, a quanto pare, il regista, il giovane e talentuoso Edoardo Fiorillo, ce l’ha fatta. Con l’aiuto delle luci, delle musiche, degli attori (siamo in otto) e del loro movimento, di un video, di qualche breve siparietto, è riuscito a fare teatro, sia pure di tipo nuovo e sperimentale, di quella che, nella sostanza, è una conferenza. A detta di tutti lo spettacolo fila via, senza stancare. E i teatri (siamo stati a Milano, a Bologna, a Firenze, a Torino, a Modena, a Forlì e in altre piazze minori), ora sono sempre pieni.
.
[segue tutto il suo resoconto sulla vita da attore, compreso uno scambio di battute con Pamela Villoresi, per poi finire sulla descrizione dei contenuti. Per quello, chi vuole può andare a rivedersi il giornale, non è che posso trascriverla tutta, l’intervista… quindi:]
.
Quando scrivevo queste cose vent’anni fa, nessuno mi prendeva sul serio. Oggi, a teatro, vedo che il pubblico, di tutte le età e di ogni estrazione sociale, con moltissimi ragazzi, non solo segue attento, ma è partecipe e quasi sempre condivide. La gente ne ha le scatole piene di questo modo di vivere ansioso, nevrotico, frustrante che ci obbliga a velocità sempre più insostenibili. Soprattutto i ragazzi, alla fine, durante il dibattito che dura più dello spettacolo, mi chiedono: “Dicci cosa dobbiamo fare”. Ma io non intendo fare il profeta né tantomeno il leader politico. Anche se mi prudono le mani e avrei una gran voglia di rovesciarmi su questa società impazzita con la violenza di uno Tsunami."
.
.
E alé! Che più? Alcune considerazioni:
1) Il signor MassimoFini-Tsunami ha un gran buongusto, non c’è che dire…
2) Il signor MassimoFini-Tsunami ha imparato, come buona parte di quella popolazione di coglioni che abita una certa penisola, una parolina nuova. E adesso la usa, ovviamente. Pare che in italiano, la stessa parola per esprimere lo stesso concetto, non esista, né possa esistere. (Probabilmente, se questo articolo fosse stato concepito entro il 25 dicembre, avrebbe scritto “con la violenza di un tornado”, o cose simili, insomma).
3) La società teme, fortemente teme, tremante e annichilita, il di lui rovesciarsi su di sé.
4) Quello che "MassimoFini-Tsunami-Laudator-Di-Tutto-Ciò-Che-Non-È" pensa è, saggistico-storico-filosoficamente parlando, un perfetto esempio di pars destruens abbastanza ovvia, che non importa esser intellettualoni per concepire. Che, poi, in un mondo come questo possa esser scambiata per grande pensata originale, be’, questo è un altro discorso.
Ma ci facciano il piacere, stolidi...
Teramo - Il cantautore Luciano Ligabue ha ricevuto la Laurea ad honorem presso L'Università di Teramo. L'artista emiliano è stato protagonista della cerimonia di laurea lo scorso 28 maggio, nella Sala delle Lauree di Coste Sant'Agostino; la laurea honoris causa è in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Durante la cerimonia accademica, il preside della Facoltà di Scienze della Comunicazione, Francesco Benigno, ha letto la motivazione del riconoscimento ("Cantante rock ma anche regista, regista ma anche scrittore, Luciano Ligabue ha impresso alla sua multifome attività creativa un inconfondibile marchio artistico, quello di un autore"); poi Ligabue ha tenuto la sua lezione dottorale. La pergamena di laurea è stata consegnata al rocker dal Rettore dell'Università degli Studi di Teramo, Luciano Russi. Ligabue è in testa alle classifiche librarie, col suo ultimo lavoro, La neve se ne frega, che segue Fuori e dentro il borgo ('97) e Radiofreccia ('99).
Ritirando la laurea, Ligabue ha commentato: "Una delle maggiori qualità della canzone è la sua inafferrabilità. Io sono convinto che l'intellettuale più integerrimo che dichiara solo passioni per il jazz o per la classica o certa musica cosiddetta alta, nel buio della sua cabina, non elettorale ma della propria doccia, canticchia parecchie melodie pop che non confesserà mai ma che gli rimangono in testa tutto il giorno".