Un'operetta vana e inconcludente

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venerdì, luglio 17, 2009

TORNA IL GRANDE GIORNALISMO D'INCHIESTA PISTOIESE
Graffiante e incisivo, sempre pronto a puntare l'accusatorio dito sulle iniquità dei nostri giorni, nel contempo sferzando le coscienze di chi legge al fine d'uno sprone al lor ben fare, il giornalismo locale torna ad indicarci la via, arrabbiato e militante, dalle colonne di nobili quotidiani quali IL TIRRENO e/o LA NAZIONE

“Fiume d'acqua da un tubo che perde. Nessuno interviene” (La Nazione, 16.07)

“Parla il pistoiese che mostrò il sedere nudo durante il tg1da L'Aquila” (Il Tirreno, 16.07)

Si attendono nuovi entusiasmanti sviluppi, ricordando che già a suo tempo era "al via la stagione delle trote, ma manca
va il ripopolamento - colpa della burocrazia".
mercoledì, luglio 15, 2009

Uno si poteva chiedere: O Mastella? Come mai non dice nulla? L'hanno anche portato a Strasburgo. È bello averci uno come Mastella, in Italia. È probabilmente il Craxi dei nostri tempi. La qual cosa la dice assai lunga, sui nostri tempi.

(fonte: LaRepubblica)

Per la prima volta a Strasburgo gli stipendi sono uguali per tutti. L'eurodeputato del Pdl: "Questi non sanno quanto si prende a Montecitorio"

"Una miseria questi 290 euro"
Mastella protesta per la diaria


STRASBURGO - "Una diaria di 290 euro! 'Sta miseria. Non ci si sta dentro. Questi non sanno cosa si prende al Parlamento italiano". Clemente Mastella esterna il suo disappunto per le nuove "durezze" a cui sono sottoposti i 736 eurodeputati. "Si prende meno che in Italia". Lo urla in ascensore, sventolando furioso le carte che via via gli porgono i suoi assistenti. Studia i chilometraggi. Chiede a Cristiana Muscardini, storica eurodeputata di An, ora nel Pdl assieme all'ex ministro di Prodi, come funzionino le firme-presenze per essere pagati.
Per albergo e vitto la Ue paga ai deputati 295 euro al giorno. Più una correzione legata alla durata del viaggio e alla distanza fra casa e aeroporto (tre euro al chilometro). Fino a questa legislatura gli euro erano 250: l'aumento è legato alla nuova normativa scattata all'Europarlamento. Da quest'anno tutti i deputati guadagnano uguale: 7.666,31 lordi al mese, indicizzati sull'inflazione. Al netto, sono 5.700 euro. Con pensione dopo cinque anni, finito il mandato. Finora invece gli stipendi erano equiparati a quelli dei parlamentari nazionali: gli italiani erano i Paperoni e adesso prendono meno; ma per lituani, bulgari, e molti altri è una pacchia.
Nel conto, poi, ci sono 4.402 euro al mese per spese generali: vere o no, non si deve dimostrare nulla. Solo essere presenti in aula almeno sette volte all'anno. Altri 17.570 euro mensili, invece, sono per l'indennità di segreteria: stipendi e spese degli assistenti scelti dal deputato. Finora anche questa cifra era intascata senza ricevute, magari per collaboratori condivisi fra deputati.
I biglietti aerei per la prima volta non sono rimborsati a forfait: i rimborsi di business class per biglietti low cost o per viaggi di gruppo in auto erano prassi diffusa. Così ora è obbligatoria la ricevuta. Idem per la benzina: 0,49 euro al km. Infine, 4.148 euro sono destinati a viaggi fuori dai rispettivi Stati e 149 euro al giorno, hotel escluso, per missioni extra-Ue. Finisce così l'escamotage di incassare 1.500 euro in nero a settimana per i viaggi aerei che i deputati compiono per le tre settimane mensili di sedute a Bruxelles o Strasburgo. Alcuni, peraltro, si facevano vedere all'Europarlamento anche la quarta settimana, quella destinata al collegio di casa. Altri 1.500 euro.
mercoledì, novembre 12, 2008

ITALIA: BELLE FACCE, BELLA GENTE. IN ITALIA SI STA BENE.
PER UN PRESIDENTE OPERAJO


"
Basta con questa tv che mi dileggia solo. Anche lì c'è la mano dell'opposizione. La verità è che la sinistra vuole quattro anni e mezzo di campagna elettorale. Polemizzano solo, soffiano sulla protesta. Lo stanno facendo pure con l'Alitalia. Mi insultano infischiandosene degli interessi del Paese". Silvio Berlusconi si sfoga. Punta l'indice contro il centrosinistra. Reo di provocare un clima di ostilità nei suoi confronti . Ma se la prende soprattutto con i giornali e le televisioni. Che, a suo giudizio, si esercitano in un "continuo e insopportabile dileggio". Su tutti i canali, in prima serata, ogni giorno.

Il Cavaliere ha appena incontrato il presidente brasiliano Lula ("Una persona simpaticissima") e per allentare un po' la tensione del vertice ufficiale - dopo già essersi
presentato all'incontro con tutti i giocatori milanisti del Brasile seduti in prima fila. da Kakà a Pato, dalla star Ronaldinho all'ormai dimenticato Dida, da Emerson al direttore tecnico Leonardo ("Ho fatto questa sorpresa a Lula perchè lui sa tutto di calcio", ha detto il premier) - invece di tornare a Via del Plebiscito, fa fermare la macchina a Corso Vittorio. All'angolo con Piazza del Gesù e a pochi passi da Palazzo Grazioli. Si infila in un negozietto di bigiotteria. Spille, anelli, ciondoli, collanine. Colori sgargianti, tutto rigorosamente in plastica. "Sapete - spiega cogliendo i dubbi dell'interlocutore - io ricevo tante scolaresche, tanti bambini e quando li saluto regalo a ciascuno di loro una cosetta. Roba di pochi euro...". La scorta aspetta fuori. Nessun curioso fa capolino. E lui, tra uno scaffale e l'altro, si trasforma in un fiume in piena. Liquida la Bicamerale proposta da Fini e D'Alema. Poi parla della "crisi economica che rischia di peggiorare", dell'"inaccettabile ricatto" dei piloti Alitalia, del "Pallone d'oro" Kakà che presto scenderà in politica, di Obama che dovrà imprimere "subito una svolta come ho fatto io a Napoli, altrimenti il consenso si perde in un momento".

Ma soprattutto, appunto, punta l'indice contro il Pd. E contro quel sistema della comunicazione che "non va". Lo stallo sulla Rai è il suo obiettivo. Da settimane sottolinea con la matita rossa il "disfattismo televisivo". In questa fase, quindi, i nuovi vertici di Viale Mazzini stanno diventando una priorità. Le tv "mi dileggiano" e "la presa per il c... sta diventando un'abitudine insopportabile". La colpa è della sinistra che "soffia sempre e comunque sul fuoco delle polemiche". Niente a che vedere con il socialista Lula: "Lui è una persona simpaticissima. Lo conosco dal 2002, ci siamo visti in tanti vertici internazionali. E' davvero una persona capace, un vero amico".


Obama sarà in grado di affrontare i tanti problemi che stanno vivendo gli Usa?
"E' una persona valida. Qualcuno sostiene che è solo il prodotto di una campagna pubblicitaria. Non è assolutamente vero. Farà grandissime cose. Certo, gli è caduta addosso una fase difficilissima. Anzi, la crisi lì sta anche peggiorando. Deve imprimere subito una svolta come ho fatto io a Napoli e quasi sull'Alitalia. Altrimenti il consenso si perde in un momento. Ma là la situazione è diversa".

In che senso?

"Avete visto il discorso di McCain? Da noi invece la sinistra vuole quattro anni e mezzo di campagna elettorale. Polemizzano solo, soffiano sulla protesta e se ne infischiano degli interessi del Paese. Attaccano sempre il presidente del consiglio senza tenere conto dell'Italia".

Eppure c'è chi, come Fini e D'Alema, propone la Bicamerale per le riforme insistendo sul dialogo.

"Non c'entro nulla, è una cosa loro. Io mi occupo delle relazioni internazionali e della crisi economica. Di cose importanti". Si passa tra una mano e l'altra un piccolo monile e poi riattacca: "Chi pensate, ad esempio, che stia soffiando su Alitalia? Sempre loro, la sinistra".

La Cgil, però, ha firmato l'accordo.

"Lo fanno nonostante la firma della Cgil".

Ma come pensate di risolvere questa vertenza?

"Quello di questi giorni è un atteggiamento irresponsabile, inaccettabile. Noi di certo non ci piegheremo ai ricatti. Alla fine, la Cai dovrà andare avanti facendo le assunzioni individuali. A sinistra, insomma, stanno sbagliando tutto".

Ammetterà che in Trentino hanno vinto?
"Era prevedibile. Ma se vedete i dati assoluti hanno perso voti. Io poi non mi sono impegnato, ho dato una sola intervista. In Abruzzo invece ci andrò, almeno 3-4 volte e vedrete che la musica sarà diversa. Ma c'è un'altra cosa che davvero non riesco a digerire".

Ossia?

"Quello che non sopporto più è il continuo dileggio sulle televisioni e sui giornali".

A cosa si riferisce in particolare?

"In tv, ogni giorno, su tutti i canali, in prima serata mi prendono per il c.... Questa abitudine sta diventando insopportabile. Deve finire". Ricomincia a scegliere le collanine e saluta. Poi torna indietro. Giusto il tempo di raccontare cosa è successo tra Lula e i calciatori brasiliani del Milan: "E' stato contentissimo di incontrarli. Vorrebbe portare in politica Leonardo. Che è davvero una persona intelligente e che ha a cuore la sorte dei bambini. Ma Lula mi ha detto che in futuro anche Kakà potrà essere interessato alla politica".

giovedì, agosto 07, 2008

APPROSSIMANDOSI ALLA FATIDICA DATA (L'ANNIVERSARIO DI QUANTI ANNI AVEVA GARIBALDI, NEL 1896), NOI DEL QUOTIDIANO “LA MAGIONE”, CRONACA DI TRIPIPPICO PAGINA DEI MOTORI, ABBIAMO INTERVISTATO IL FAMOSO OSTETRICO PREGONI (OSTETRICO E' IL NOME), IL QUALE HA PENSATO BENE DI SCRIVERE UN LIBRO SULLA VITA RIPRODUTTIVA E GENERICAMENTE AMOROSA DEL BUCERO., A TYTOLO PINOCCHIO? PINOCCHIO UN PO' PAURA LA FA. POICHÉ BEN È NOTA LA PASSIONE DELL'EROE DEI DUE MONDI PEL BUCERO, SPECIE FATTO ALLA BRACE, SIAMO ANDATI A INTERVISTARLO (LUI, NO L'EROE DEI DUE MONDI CHE E' INVECE, COME BEN SI SAPRÀ SE INVECE DI SPUTARE LE PALLINE DI CARTA CIUCCIATE CON LA BIC SVUOTATA SI STAVA UN PO' ATTENTI ALLA LEZIONE DI RISORGIMENTO ED ESPRESSIONI GEOGRAFICHE, A SCUOLA)

Sì, sì: è veramente interessante & fortunato (?) incontrare questo nuovo autore, nuovo possibile re della scena locale (o anche del cazzo e della merda, a chi ni piace SamRaimi), che per far scena si presenta fintamente ubriaco, barcollando a bella posta e farfugliando cose senza senso, tipo formule matematiche, arcane maledizioni sumere e vai così. In realtà, l'autore è totalmente astemio, e poiché noi del quotidiano “La Frizione” ci dimostriam – qual da sempre siamo – alquanto tetragoni a' vezzi bambineschi, et a' giochi di cane (che come recita un detto abruzzese, finiscono "a cazzi in culo") egli si ricompone tosto, ed inizia a snocciolare la formazione del Campobasso del 1984, quella con Waler Ciappi in porta.
Da lì cominciamo un'interessante escursione nella memoria, gravida di dati ricordi e piccoli sussulti del cuore (garaglò), il tutto finché l'autore non decide che è ora di andare a sgrondare il merlo, come diceva sempre il nonno di un suo amico buonanima.
Una volta tornato con noi, chiediamo il perché di questo libro, al che lui risponde che il libro s'è scritto assolutamente da solo ed è l'unico e solo soggetto di sé stesso, ragion per cui dovremmo certo chiedere al libro, casomai, il perché di questo autore. Ci mette sotto gli occhi il testo, e finché non facciamo questa domanda lui non si muove, eccezion fatta per quando comincia a broccolare peso la barista, intortandola in grazia di ottime freddure sui cani e sui segni zodiacali, su quanto ce l'aveva lungo un suo amico e sul fatto che lui (lui, no il suo amico) una volta ha visto un dirigibile.
Costretti dunque, proviamo a interrogare il libro e, di fronte alla di esso indisponenza nonché zittume, lo apriamo a caso, finendo sul capitolo XIV quello in cui i monatti, sferragliando da' piedi com'è costume, inseguono un lupo anziano perché possibile apportatore di peste nella cittadina di Sgalambro à Fatica (provincia di DonSturzo). Ammirando i costrutti e la capacità di sintesi di chi vergò tali righe, ci dimentichiamo del tutto l'autore, il quale ci richiama all'ordine raccontandoci come nacque in lui la passione di scrivere.
Confortati (non confòrtati, tipo "confòrtati, nedo!", no: confortàti, noi), prendiamo taccuino e lapis (si scrive sempre a lapis, la verità ha da esser manipolata ad agio) e ascoltiamo interessati la storia di Batacchio, che era un personaggio che andava sempre vestito coi pantaloni di pelle e qualsiasi cosa dicesse parafrasava i film di Lino Banfi e Nadia Cassini. Di solito, oltre ai (fini) pantaloni di pelle, il tipo portava un bel pajo d'occhiali a moscone, e una vezzosa borsetta a tracolla, una specie di BORSELLO® pre-gucci ante-litteram che, se oggi che va tanto di moda è chiaro e inequivocabile segno di manfruitismo, oltreché di sbarazzina stupidità, ci s'immagini a' tempi. Batacchio andava nojando vergognoso le ragazze, non importa come fossero, purché c'avessero le poppe; di una in particolare s'era segretamente infatuato, a tal punto che scavalcava ascosamente le mura del giardino di casa sua per portarle segretissimi omaggi, del tipo una cassetta col meglio di SandroGiacobbe registrata da lui, una copia d'un film raro con Luc Merenda, una lucertola tramortita, un topo.
Ella, la scipita trota, figlia d'una nota poetessa di Renigata Dentello (provincia di PICCI) dalle orecchie larghe ma dalle poppe paritetiche, dopo un po' penso bene di chiamar la forza pubblica.
E Batacchio fu tradotto in carcere. E lì morì, di stenti e d'inculate.
Chiediamo a questo punto: sì, ma perché Batacchio?
“ma caro il mio barbogio, questo dovrei dirglielo un'altra volta. Ma siccome conto di non rivederla mai più, né Lei né il bvd.llo di sua Madre (con rispetto parlando) aggiungerò tosto: una volta passò con una. Erano lei, lui e il suo BORSELLO®. Era più timidon del solito, pareva. E io li incontrai e dissi: «ho capito perché c'hai sempre quel borsello... è per coprirti il batacchio! Vedi, t'arriva proprio all'altezza giusta! Ecco, ecco!».
Inoltre s'immagini: non so più se è esistito o no, Batacchio. Per quanto ne so, potrei anche essermi inventato tutto quanto. E allora, questo risponde un po' alla sua domanda, caro il mio Topinàmbur?”
Sì, un po' sì, risponde. Ci pensiamo, poi vedrai si capisce. E poi litighiamo per la foto. Alla fine tira fuori una figurina di Edi Bivi, quando giocava nel Bari e ci dice: “toh, pubblicate questa!”.


Nella foto (Sdingo-Renitenza) l'autore, colto in agnizion dolorosa immediatamente prima di mietere il grano, sarchiare il terreno, lasciarlo a maggese e portando sei. Si noti (oltre al mystico syfone utile alla bisogna testé ricolta - ricolta?) l'espressione acvta, foriera di chissà quali perle aleggianti in quella testina-a-catapulta, come gli dice sempre la coNpagna, Mer-Men di He-Man.


Beast-Man e Syfone
mercoledì, agosto 06, 2008

IN AVVICINAMENTO ALLA DATA (IN REALTÀ NO, SI SA UN CAZZO) DI USCITA DEL VENDUTISSIMO (VENDUTISSIMO?) ROMAN HISTORIQUE (ROMAN HISTORIQUE?), A TYTOLO: PIGIAMI IL CAPINO, CARMELITANA, IL QUOTIDIANO “LA CAGIONE”, CRONACA DI TUBINGA PAGINA DEI FILMS, HA INTERVISTATO L'AUTORE, DEVIS CHIOGGIA, DURANTE UNA CENA-CULTURALE SUL MODELLO DELLA TRADIZIONE LETTERARIA (QUALE TRADIZIONE LETTERARIA?), DEL TIPO QUANDO INTERVISTAVANO VITTORIO GASSMAN AL RISTORANTE E LUI SNOCCIOLAVA ANEDDOTI SU ANEDDOTI, DILUVIANDO UN FRITTO-MARE E/O UNA COTOLETTA ALLA RAPPRESAGLIA & CECI.

Ebbene sì: essendo qui col certamente-prossimo-alla-fama dott. Devis Chioggia, ci siam chiesti: “ci capiterà più?”, e alla nostra (silente) risposta negativa, abbiam deciso d'approfittarne. Tantopiù che paga lui, l'autore, tipo gagarone & fiero che è signore e lo si sappia in giro, tipo quando ha tirato fuori il portafoglio e ha urlato, un po' rivolto al Vs. intervistatore, un po' all'altro unico cliente del locale: “PAGO IO, QUI, SA'! QUANT'È, PEZZENTI? TOH, BEVITICI UN SUCCO AL TROGOLO ANCHE TE, PIPI!”
Ma prima, dicevo, siamo andati a incominciare. Ecco come, mentre le focaccine al lapis (e l'argenteria) sparivan. Du-da-dudadudà, du-daddudaddudà:
Devis, come ha deciso di fare lo scrittore?
Vede, coso... c'era un mio amico una volta. Oh, magari è ancora vivo, sa; dico una volta perché non so più che fine abbia fatto oggi; d'altra parte, nemmeno posso escludere sia morto, o magari diventato frustone, chissà... insomma, questo mio amico – andavamo ancora a scuola, ai tempi, e lui mi stava riportando a casa una sera, in macchina. Guidava una Ford Drummond-2 blé, modello assai diffuso all'epoca. Gli avevano rubato uno specchietto, cosa assai facile per quel tipo di macchina, dato che bastava tirarlo al contrario, far fare un piccolo scatto al meccanismo e poi scappare ridendo. In fondo alla strada dove abitavo, stava anche un tipo che conoscevamo entrambi, non ricordo nemmeno per quale ragione. Ricordo solo che veniva chiamato CHIODINO, perché era secco e c'aveva la testa grossa. E ricordo anche che si sputava nelle mani, per darsi il gel nei capelli. Un tipo a posto, insomma. Ecco, insomma: insomma, Chiodo gabellava a tutti che suo padre era un famoso chirurgo, e se ne vantava. Peccato che il padre fosse in realtà un infermiere. O forse uno che faceva le pulizie? Comunque sia, più che altro il padre guidava anche lui una Ford Drummond-2 blé. Quella sera, mentre il mio amico mi riportava a casa, guardai dal finestrino sul mio lato e gli dissi: “quanto costa rimetterci lo specchietto, qui?”. Lui disse che non lo sapeva. Gli feci quindi presente la cosa, e lui parcheggiò davanti casa di Chiodino. Scendemmo. Nella notte si sentì un click e poi due che correvano, ridendo. La Ford Drummond-2 blé del mio amico aveva di nuovo due orecchi in fuori, pareva un topo deforme, come appena uscita di fabbrica. Quando mi lasciò a casa, mi dissi: cazzo, dovrei fare lo scrittore.
Come vede, son qui.
E poi addenta la terza focaccina di fagioli, inzuppandola prima nell'omonimo brodo. Sicuro di star procedendo nello scoop del secolo, continuiamo ad incalzare, mentre figliuole adoranti s'alzano dai tavoli accanto, salutano (lui) e se ne vanno:
E cosa la contraddistingue, come scrittore? Quali sono i suoi tratti distintivi?

Quello d'averci due nipoti. Inoltre, fino a pochi mesi fa pensavo che nuziale si scrivesse nunziale, e che – ma quello prima, diciamo finché non sono andato a fare la stagione come cameriere-rifornitore d'acqua a' tavoli de' matrimonî d'estate – incinta si scrivesse in cinta. Poi capii.
Devis, come mai si chiama Devis, e in cosa è dottore?
Domanda del cazzo. Comunque son dottore in cani. Piuttosto, mi chieda se le anticipo la vicenda che narrerò nel mio prossimo libro, eh?

Ci può anticipare la vicenda che narrerà nel suo prossimo libro?
Avrei voluto scrivere una bella vicenda tumida e lagrimevole di un tipo che si chiama Timoteo, personaggio psicologicamente complesso ancorché tremendamente afflitto dai peggio disagi, tipo la malattia del sonno e una ragazza che la dà a tutti men che a lui, ma poi non m'è riuscito, e sicché mi son dedicato su una ben più interessante serie di avventure di me e il mi' cugino ingegner del ferro e de' batraci che si guida rispettivamente una R-4 e una R-5, arrivando a girare a folle velocità intorno alla torre Eiffel in competizione coi cami della merda, gridando dal finestrino: “va' che roba, va' che roba!”, finché la géndarmerie non ci traduce nel più vicino Commissariat. Felicità è guidare un'R-4, caro il mio Remigio.
Eh, già, cari tutti voi che ci leggete: felicità è guidare un'R-4, verrebbe da dire, per chiudere l'intervista; non fosse che l'ha già detto lui, lasciandoci lì, a implorare una foto, ben conoscendo la sua (dell'autore) avversione a cose che lo ritraggono in posa e non, specie dopo mangiato. Ma alla fine la spuntiamo.
Segue scena descritta all'inizio.
“Comprate il mio libro, semmai uscirà, merde” aggiunge lui, uscendo dal locale.


Di seguito, nello scatto Lopizzo-Ostia l'autore, ritratto a fine intervista, in piena digestione, disquisendo amabilmente di Hegel col muro antistante la Curia. Il muro non si vede.

tapiro

martedì, agosto 05, 2008

IN VISTA DELL'USCITA DELL'ATTESISSIMO (DA CHI?) ROMANZO (ROMANZO?) SULLA VITA DI MICHELE (QUELLO CHE ASSAGGIAVA IL GLENN GRANT), A TYTOLO PERCHÉ IL MONDO PUÒ FARE A MENO DI SUPERMAN (E ANCHE - INVERO - DI GIANFRANCO D'ANGELO) L'AUTORE PAPERO-GONFIO-CADUTO-NELLE-ORTICHE È STATO INTERVISTATO DAL QUOTIDIANO “LA NAZIONE”, CRONACA DI TOPEKA PAGINA DELLA CULTURA, MENTRE MANGIAVA (LUI, NO IL QUOTIDIANO) UNA PIZZA VERAMENTE ANZIANA AL CAFFÈ “GUARDINGO”, STANDO COMUNQUE BENE ATTENDO A CIÒ CHE ACCADEVA DIETRO DI LUI. A FINE INTERVISTA, FOTO DI RITO E SCAMBIO DI DONI. BACIO ALL'ANELLO VESCOVILE ET OMAGGIO DIVOTISSIMO MA SCHIVO AL POTERE DELLA CARTA STAMPATA, CON SALAMELECCHI E SALTO DELLA QUAGLIA DI CECCOBEPPIANA MEMORIA. TOH, SI LEGGA:

Oh! Fa piacere incontrare qualcuno che fermenta al di fuori delle solite compagnie di giro, specie se nell'incontro in person si svapora il cliché dell'indispettito-dal-mondo propagato nelle pagine dei suoi racconti ed emerge invece l'indole curiosa di chi non vuol collocarsi né nella nicchia né nel mainstream. Diciamo che Lorenzo Berti, nella foto, (Pistoia, 1975), s'è fatto da solo. Lo scrittore, almeno: quello che ha pubblicato da poco il saporito debutto (arditamente) titolato No, non so un cazzo di marketing research – e quanto ne so è già più di quel che me ne frega (pp. 274, 13 euro, un papero in copertina a ricordare che la realtà seriosa di certi maestri di vita è ben più puerile di quanto vorrebbero suggerirci), osservatorio feroce e burlesco sulle inconcludenze e sul ridicolo involontario del (precario) mondo del lavoro, che può contenere tracce di Stefano Benni, pensieri e parole da blog (e infatti le idee si prolungano su http:www.//paperogonfio.splinder.com), derive e invenzioni assimilabili al “divin Federico Maria Sardelli” sulle colonne del Vernacoliere, sfuriate à la Céline in ordine sparso, sapori della farsa sublime dei fratelli Coen, minutaglie di Carver, mozziconi di Vonnegut. Dopo le peripezie consuete, il libro approda dal piccolo editore bolognese Giraldi: “con un titolo così mica potevo sottoporlo a Laterza”, osserva lui, scopertosi lettore all'università (lettere a Firenze con una tesi sull'Alfieri, dopo un diploma all'Alberghiero) e scrittore dopo la laurea. “Sono partito da zero – spiega Lorenzo – e forse è stata una fortuna, visto che non ero inquinato da chi alle superiori raccontava la natura matrigna di Leopardi o la Provvidenza di Manzoni, in modo da non farti toccare più un libro in vita tua”. Dunque la scrittura gli vien naturale, tanto che a partire dal 2001 comincia a raccogliere un nutrito corpus di racconti, oggi confluiti nel libro del papero di cui sopra e in una seconda raccolta, di imminente pubblicazione sempre per Giraldi, intitolata Che cosa esattamente rende la vita moderna così diversa, così attraente? Davvero, non penserete mica che lo sia?. Con onestà di autocritica: “c'è un po' di farraginoso, nella scrittura tutta. Ma insomma, se scrivono Baricco, Faletti, la Mazzantini, eccetera...”. Epperò alla domanda “per chi è questo libro?”, in definitiva, Lorenzo non risponde. Ci proviamo noialtri: non è per chi lavora da imprenditore nel ramo dell'outsorcing per il customer care; di sicuro garberà a chi non ha la più pallida idea di cosa sia (o a cosa serva) l'outsorcing per il customer care. Il lettore ha sempre ragione, e a questo autore abbiamo subito voluto bene; forse perché ha sollevato un interrogativo fondamentale (“Si può dire cazzo in un'intervista? Se non si può, l'intervista è da considerarsi nulla”) e rimarcato la diffusione capillare del volume negli esercizi commerciali d'Italia: “Ci sta che ce l'abbiano anche i norcini, i rivenditori di pongo e il mi' cugino ingegner del ferro e della biada. Dice lo venda a metà prezzo, péi dettagli fate voi”.

a seguire: foto di rito. L'autore (bellaphya),vestito d'una fusciacca assai più larga e di dubbissimo gusto quanto a colore e giustacuore, colto con arguzia & beffarditudine dopo aver manomesso i contatori del gas dei signori Ircani Marmugi e Battilio, a seguito scoperta relativo portello gas aperto (foto PUGI-ANSIA)

autore


giovedì, luglio 24, 2008

IUPPI GENTE! ESULTATE!!!
IL NANO PIÙ ALTO DEL MONDO (SECONDO ALESSANDRO NANNINI, IGNORATO COME DI CONSUETO DAL COMA CRISSANTE DI POLTRONIERI, ERA PROST, MA SI SBAGLIAVA: È LUI) CONTINUA A PRENDERVI PER IL CULO, E PORTA PURE SEI.
GAUDIO, GIUBILO, E NOTIZIE DI BELLE FICHE AL MARE! IUPPIIIIIIIII!


“Il gradimento verso il Governo è al 59,9%", e quello verso il Presidente del Consiglio in particolare "è a 62,5%", il "maggior gradimento nella storia". Anche più di quello per Ottaviano Augusto, Tarquinio Prisco e Mototopo. Sondaggi, sondaggi, sondaggi. Numeri in libertà. Io secondo un recente sondaggio (mio) sono il maschio più appetito d'Italia. Toh.
MA CI SI RENDE CONTO???
Soprattutto, ora che il Lodo Alfano e il pacchetto sicurezza sono una (scandalosa) realtà, aggiunge: "ora il sabato potrò lavorare tranquillamente per il paese, e non stare con i miei avvocati..."
MA CI SI RENDE CONTO???
Ha anche aggiunto, rivolto ai senatori, ringraziandoli personalmente per il gran lavoro svolto (per lui) in questi giorni:
"non vorrei parlare dei magistrati ma mi avete liberato... Ora non verrò più perseguitato, da quando sono sceso in politica ho dovuto far fronte a 2.502 udienze. Il lodo Alfano è un provvedimento assolutamente giusto"
MA CI SI RENDE CONTO???
Massima stima e sintonia anche per Umberto Bossi, dopo i suoi insulti all'Inno di Mameli e agli insegnanti che vengono dal sud. Il premier lo descrive come uomo di “grande raziocinio e straordinaria lealtà. In ogni caso” ha aggiunto, “non dobbiamo preoccuparci: nella coalizione siamo noi, essendo il partito maggiore, a dover mostrare più responsabilità”
MA CI SI RENDE CONTO???
Infine, tra la promesse elettorali fatte a suo tempo, il guascone ha ricordato il bonus bebè e la riduzione delle tasse:
“Il bonus bebè si farà, perchè è una promessa”, ha detto, raccontando (oltre a un par di sapide barzellette) che molto spesso, di fronte a gente che per strada chiede conto dei mille euro per la nascita di ciascun bebè italiano, per non sentirsi in colpa lui tira fuori di tasca propria il denaro. “Ma si può fare sempre”
MA CI SI RENDE CONTO???
La priorità, infine, è quella di "ridurre le spese" dello Stato (per far questo, tanto per fare il tutto all'italiana, ha anche ripetuto la sua intenzione di affidare a delle "agenzie esterne" la razionalizzazione delle spese di ogni Ministero), poi il Governo "taglierà le tasse".
“Per adesso una due diligence per abbattere l'inefficienza della pubblica amministrazione". Subito dopo, ci occuperemo di come ridurre le tasse”.
Del resto, nei gazebo, nelle piazze, sarà distribuito un manifesto “con le cose fatte e quelle ancora da fare”.
MA CI SI RENDE CONTO???
venerdì, luglio 11, 2008

NOTIZIE DAL SULTANATO E DALL'ALCOVA: IL POVERO SANDRO BONDI SHOCKATO!!!

Sì, signori! Mentre alla Camera viene emendata la norma blocca-processi, che scompare di fatto dal già di per sé ridicolo e scandaloso Decreto Sicurezza, facendo pure passare la cosa come segno di grande propensione al dialogo (in realtà le critiche vengono accolte soltanto dopo che il lodo-Alfano è passato e il nostro amato leader è ormai al riparo da tutto, una specie di conferma al fatto che la blocca-processi era una chiara ed evidente norma ad personam, e tutto questo un simpaticissimo ricatto),
Il Giornale (ahahahah, Il Giornale...) se ne va ad intervista il buon Sandro Bondi, il quale si dice “sconvolto da Eco”, che “è un uomo carico d'odio”.
En passant, è anche divertente notare come tutti coloro che non la pensano come loro, o osano muover critiche o riserve, siano sistematicamente “carichi d'odio”, “vuoti”, “aridi culturalmente”, ecc.
Una dittaturina di stampo paternalistico – si sa – deve sempre far leva sui sentimenti, sullo stomaco, sulle emozioni. Mai sulla testa; mai sul ragionamento, mai sul senso critico...


ma comunque, si era ad una delle serate della Milanesiana, rassegna di letteratura musica e poesia (!) diretta da Elisabetta Sgarbi (toh! Aria nuova in cucina: Elisabetta Sgarbi, sorella del più famoso quanto imbecille Vittorio, a capo – lei – dell'impero Bompiani,legatissima a personaggi di grande spicco della nostra cultura e non, tipo Alain Elkann Paulo Coelho e via e via) : all'evento è presente pure il Ministro ai Beni Culturali, l'intellettuale-onorevole Sandro Bondi.
L'Italia – il paese di Dante, Leopardi, Calvino, ecc – ha come ministro ai beni culturali un povero diavolo dalla testa molto tonda e dall'espressione vieppiù tarda, che scrive poesiole d'occasione e non, tipo:

Fra le tue braccia magico silenzio
Fra le tue braccia intenerito ardore
Fra le tue braccia campo di girasoli
Fra le tue braccia soledell’allegria
(per il matrimonio di Elio Vito)

Mani dello spirito
Anima trasfusa.
Abbraccio d’amore
Madre di Dio
(per la defunta madre del nostro amatissimo Leader)

E le pubblica su una rubrica di Vanity Fair (e ho detto Nuovi Argomenti). Non solo: a ottima immagine di quella che deve esser la cultura secondo lui, ha pure la foto del nostro amato leader sul comodino. Sempre seguire, riverire & lusingare il proprio mecenate. L'hanno fatto il Tasso, l'Ariosto, il Monti e il Parini (ahahahahah, il Parini) eccetera, eccetera, eccetera. Tantovaleva far Romano Battaglia, ministro dei beni culturali. Quantomeno, non dedica poesie (a quanto ne so io, almeno).
Ma tralasciamo; giacché qui conta il resoconto fatto dal nostro caro Ministrone Culturale, una volta che - tapino - è riuscito a riaversi dallo forte sconvolgimento emotivo:
“Il professor Eco non si è neppure alzato e, restando seduto, ha faticato a darmi la mano, ritraendola immediatamente, forse per paura che lo infettassi. Un gesto senza senso della misura”.
Orrore. Raccapriccio. Sdegno. Si sono anche levati dei fischi, al momento della sua presentazione e - anche in questo caso facendosi forza - così l'ottimo ministro ha continuato, il suo racconto:
“ero andato per rendere omaggio a una manifestazione culturale, mi sono trovato tra scalmanati, gente che non ha nulla a che fare con la cultura. Forse sono ancora troppo ingenuo e ho una sensibilità che non è fatta per la politica [ahahahahahaahah scusate, son d'animo nobile, io] ma rimango choccato da questi gesti e da un certo modo di vedere il mondo. Da parte di alcuni cosiddetti intellettuali di sinistra c’è un odio quasi antropologico. Sandro Bondi non è Sandro Bondi ma il simbolo del male sulla terra. Hanno l’idea di rappresentare i migliori e non mostrano alcun rispetto per l’uomo, per la persona. [...]
Riguardo ai fischi [e Il Giornale chiede qui maliziosamente: sarà stata mica una claque organizzata? Son fantastici, questi qui... rovesciano sempre qualsiasi cosa. Uno muove un qualche tipo di accusa/osservazione, e subito si ritrova a essere il colpevole/destinatario di quella stessa accusa: Berlusconi sta di fatto imponendo un modello pseudo-fascista, con le sue leggi ad personam? È la sinistra vuole il ritorno al fascismo! Ha corrotto giudici e autorità, eccetera? La sinistra è corrotta, proprio coi suoi giudici e autorità! Ha dato tangenti e fatto sparire soldi all'estero? La sinistra, coi suoi politici e le sue toghe rosse lo fa!In occasione di un intervento a Confindustria Berlusconi si porta dietro uno stuolo di bei ragazzotti/e per applaudire e inneggiare entusiasti a comando? La sinistra se li porta dietro! Berlusconi ha dato ministeri a belle figliuole che l'hanno compiaciuto sessualmente, tipo succhiandogli l'uccello o dandogli la fica? La sinistra è quantomai volgare a dire queste cose!] non voglio impedire nulla e per fortuna non era tutto il pubblico, e c’è anche chi mi ha applaudito. Ma sono episodi che amareggiano perché danno la misura del vuoto culturale di una certa sinistra. Sono i fan di Umberto Eco, gli stessi presenti ai girotondi. A me non salterebbe mai in mente di fischiare chi non la pensa come me. È gente che presume di essere di cultura, ma i primi segni della cultura sono l’apertura al dialogo, la curiosità, il cercare di comprendere ciò che è diverso. Purtroppo questo tipo di cultura, di assenza di cultura, appartiene ancora alla maggioranza della sinistra, che non ha mai fatto i conti con la propria storia".

Tutto ciò, mentre aspettiamo che da Napoli sparisca la spazzatura (dovrebbe mancar una decina di giorni ormai: tre giorni fa il nostro leader disse che in quindici giorni avrebbe sistemato tutto), che le tasse e il costo del lavoro calino, che la situazione Alitalia sia definita, che il prezzo della benzina smetta di salire ogni giorno (già, ma per quello Tremonti ha già denunciato gli speculatori,  anche in sede europea - vedrai la soluzione è vicina).
Per il momento comunque sappiamo che Tokyo è una metropoli ordinatissima, e che i suoi centri commerciali sono favolosi e perfettamente funzionanti. Specie il mega-store di Armani, da dove si gode una vista indimenticabile.
Ah, e sappiamo infine che la sinistra è carica d'odio e volgarità, specie quando urla in piazza(1)



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(1) ma: e se quel che urla, fosse vero? ci sarebbe da scandalizzarsi più per la volgarità di chi urla o per il fatto effettivamente commesso? Qualcuno ci pensa mai?

venerdì, luglio 04, 2008

ITALIANI, LASCIATEVI INFORMARE!!!

ECCEZIONALE INIZIATIVA! PER COMUNICARE & DIVULGARE LE NUMEROSISSIME COSE/IMPRESE COMPIUTE DAL GOVERNO, DA QUESTO FINE SETTIMANA E PER TUTTI I WEEK-END SARANNO ATTIVI IN TUTTE LE PIAZZE D'ITALIA GAZEBO INFORMATIVI DI FORZA ITALIA


IL NOSTRO LEADER È FORTE. IL NOSTRO LEADER È GRANDE
LA GUERRA È PACE; LA LIBERTÀ È SCHIAVITÙ; L'IGNORANZA È FORZA

ABBIAMO GI
À MANTENUTO MOLTI IMPEGNI

Sì, Italiani! Poiché il rischio della disinformazione, o comunque dell'informazione distorta e faziosa, è grande e assai pericoloso; perché l'odio che alberga in molti ingrati cuori è tutt'ora imperante et assai nocivo; perché troppo male sarebbe lasciar il nostro amatissimo paese in mano a corrotti e malvagi magistrati militarizzati: per tutto ciò, oltre che in grazia della sua infinita bontà ed ingegno, il nostro amatissimo Leader ha messo a punto questo sistema capillare e puntualissimo: per arrivare direttamente e senza distorsioni a ciascuno di voi, per renderlo consapevole degli sforzi, degli ingegni e dell'efficacia della sua ottima azione di governo.
Troppi sono i meriti misconosciuti di questo tenacissimo governo del fare; troppi i tentativi di modificare il panorama delle nostre azioni!
Scandaloso e deleterio, inoltre, è che l'attenzione si concentri continuamente su fatti che nulla hanno a che vedere con il programma di governo, portando in primo piano l'attacco continuo di certa magistratura a chi deve governare scelto dal Paese, al bieco fine di sovvertire il voto popolare!
Proprio per imporre in maniera definitiva un taglio a tali perniciose quanto infondatissime voci, il nostro Leader ha speso parole importanti quest'oggi, parole che come sempre illuminano e fanno riflettere, poggiandosi, oltre che sul consueto buonsenso e acume, anche sui dati certi e incontrovertibili dei numeri, giacché “i sondaggi indicano nell'ultima settimana un aumento di consenso dello 0,3%, e dimostrano che la fiducia del popolo nel governo e nella sua attività non è stata minimamente scalfita”:
“gli attacchi dei giudici non ci impressionano; è soltanto fango su me e i ministri, pettegolezzi senza fondamento. Agli italiani non interessano. Anche per questo, distruggeremo subito le conversazioni irrilevanti”.
“Il lodo Alfano non è una legge ad personam. I nostri avversari stanno cercando di farla passare per tale, invece è una norma salvatutti”.
Sì, nostro Grande Leader! Sì! Basta con questo clima fastidioso e puerile. Basta con simili bassezze. Basta. Troppo più grandi sono i tuoi meriti, e piccoli e meschini i tuoi denigratori!
Ma, amici, non angustiamoci troppo: tutto ciò, come certo anche voi ben sapete, non intacca più di tanto la Sua grande magnanimità. No. Ciò perché il nostro Leader è al di sopra di questi inutili veleni scandalistici, ed ha – per citare rispettosamente (e nuovamente) le sue parole “un'autorevolezza che va oltre i magistrati militarizzati e militanti. Il premier non ha bisogno di essere salvato; si salva da solo”.
A margine di tutto ciò, a ulteriore dimostrazione di quanto infinitamente più importante sia il bene comune agli occhi di chi sapientemente ci governa e guida, è giunta la meravigliosa notizia:
“nei prossimi 15 giorni saranno rimossi i rifiuti da tutte le strade di Napoli e della Campania. Ipotizziamo che alla data del 20 di luglio non ci saranno più cumuli in strada”

E allora:
W il nostro leader! Noi tutti ti amiamo, nostro grande Leader!
Gloria al nostro Leader, Zorro! no cioè... volevo dire... ZUPERMEN!
No, nemmeno...
Primin Zurbriggen?
Papà Barzetti?
Macché...
Oggiù, coso, lì...
il nostro Grande Leader...
Francisco Franco? Georgydaibiondicapellidorati? Aldo Maldera (II)?
Neanche.
Cazzo, mi son scordato il nome...

vabe', tanto finché non è rimessa in piedi l'OVRA, o la psicopolizia...


ITALIANI, LASCIATEVI INFORMARE!!!
giovedì, maggio 29, 2008

Un po' di simpatiche cazzate & solita aria fritta, da parte di papa Razzo16, che prima s'aggiusta il copricapo nuovo, di Prada, le nappine dorate tempestate di strass, e poi parte vezzoso:

“Avvertiamo con particolare gioia [si parte già male] i segnali di un clima nuovo, più fiducioso e più costruttivo. Esso è legato al profilarsi di rapporti più sereni tra le forze politiche e le istituzioni, in virtù di una percezione più viva delle responsabilità comuni per il futuro della Nazione” [ovvia... invitiamo le nostre pecorelle a votare per un partito che sia Democratico e Cristiano. I comunisti mangiano i bambini. E non li ricacano neanche]

L'impegno della Chiesa per la tutela della vita deve esserci “in ogni momento e condizione, dal concepimento e dalla fase embrionale alle situazioni di malattia e di sofferenza e fino alla morte naturale” [certo! sanno una sega i dottori, la medicina e le scienze in genere. La preghiera innanzitutto]

Per la famiglia “deve affermarsi una cultura favorevole, e non ostile, alla famiglia e alla vita” [oioi, du' coglioni, bada: loro, la famiglia e la vita...]; mentre davanti alla povertà, “non possiamo chiudere gli occhi e trattenere la voce” [trattenere tutti quei tesori invece sì, quello è legittimo e giusto. Portiamoli Dio, prima di tutto]

“La disponibilità a muoversi in aiuto degli stranieri deve manifestarsi nel rispetto delle leggi, che provvedono ad assicurare l'ordinato svolgersi della vita sociale sia all'interno di uno Stato che nei confronti di chi vi giunge dall'estero” [aggiungiamo anche che i mafiosi con cattivi, e andranno tutti quanti all'inferno, insieme magari a Alessandro Cecchi Paone e i Sigue Sigue Sputnik]

“La fede può offrire un importante contributo alla soluzione di grandi problemi [tipo che la terra è piatta, e che il sesso è peccato]. Per questo non può rimanere chiusa nel privato [trad.: in base a questo incontestabile quanto oggettivo e certissimo principio, noi siamo autorizzati e anzi richiesti di metter becco nelle più disparatissime faccende, dalla politica alla famiglia passando per le più micragnose questioni morali, con nessun'altra pretesa se non quella di offrire l'unica verità e salvezza, come il signore dio nostro, unico e solo, ci ha da sempre insegnato]

“In uno Stato democratico non sembra giustificarsi l'esclusione di un adeguato sostegno all'impegno delle istituzioni ecclesiastiche nel campo scolastico. Un tale supporto gioverebbe alla qualità dell'insegnamento” [questa è veramente forte, mi astengo da ogni commento, anzi no: libera chiesa in libero Stato. Stato Laico. Libertà di pensiero. Libertà di culto. Nessuna religione di stato. W Porta Pia. Ecc, ecc, ecc.]

“legittimo è domandarsi se non gioverebbe alla qualità dell'insegnamento lo stimolante confronto tra centri formativi diversi [purché cattolici?] suscitati, nel rispetto dei programmi ministeriali validi per tutti, da forze popolari multiple [purché cattoliche?], preoccupate di interpretare le scelte educative delle singole famiglie[purché cattoliche?]. Tutto lascia pensare che un simile confronto non mancherebbe di produrre effetti benefici”

A breve l'incontro col nostro vanto e orgoglio, Presidente del Consiglio (!) Silvio Berlusconi. Cosa diavolo ne potrà mai venir fuori?
mercoledì, maggio 21, 2008

Veloce, veloce.

Sempre per quanto di cui sotto:

ACCOLTELLA LA MOGLIE ALL'ORA DI CENA. PRESO DAI CARABINIERI


venerdì, maggio 16, 2008

MA COSA CAZZO SCRIVONO I QUOTIDIANI?
Ve lo siete mai chiesto?
Chi è il coglione che fa i titoli?
Le civette, le nove colonne, l'inutilissima CronacaNera™, magari con inclusi i nomignoli affettuosi con cui venivan vezzeggiate le vittime (giacché siam tutti pezz'e core, pelosissimi et lagrimosissimi, nel dolore altrui)?
Che razza di decerebrati compilano queste cose?
E in nome di cosa?
Chi attirano, a chi interessano?
Ad esser vieppiù stupidi, si attira più pubblico?


Sì, ahimè. Vero. Ma se il tuo vicino di casa è aduso a lavarsi i denti con la merda, devi forse fare altrettanto tu?
Vabe', pace, cazzi vostri.
Nui (sì, nui - come fossi il Manzoni, quella merda), quest'oggi, ci limitiamo a due esempi, giusto per iniziare.

il sempiterno, ormai un must:

ATTRAVERSA LA STRADA SOVRAPPENSIERO. NON È GRAVE

???

e la new-entry, presa a caso fra le tante:


MOLESTAVA LA FIDANZATA: GIOVANE CONDANNATO A STARE IN CASA PER 16 WEEK-END

ahahahaahahahahaah

...quando ne capita di par valore (ogni giorno, più o meno), saranno aggiunti.

Italia
- cosa faremmo senza?
postato da: Paperogonfio alle ore 15:28 | link | commenti (3)
categorie: articoli di giornale veriesseri
venerdì, giugno 08, 2007

E PER L'ANGOLO DEL (OK, SÌ MA DITE CHE NON È A RAGIONE) QUALUNQUISMO, QUEST'OGGI: DEL MIGLIORAMENTO DELLA QUALITÀ DELLA VITA, PEI POVERI CRISTI

Rocco Buttiglione (dico: Rocco Buttiglione) di professione Panda-Gigante-Col-Sygaro (magari, se si estingue anche…), e filosofo a tempo perso nonché integerrimo cattolico (al pari dell’altro gran genio Marcello Pera, già professore di Filosofia della Scienza presso l’Università di Pisa, corso ambitissimo presso tutti gli studenti desiderosi di rimpolpare col bel trenta sicuro e a buon mercato del professore sempliciotto medie scalcinate o comunque penche) chiede rispettosamente ai Questori di Palazzo Madama:

Egregi signori,
ci rivolgiamo a voi con una richiesta di miglioramento della qualità della vita in Senato. La buvette non è provvista di gelati. Noi pensiamo che sarebbe utile che lo fosse e siamo certi di interpretare in questo il desiderio di molti. È possibile provvedere? Si tratterebbe di adeguare i servizi del Senato alle esigenze della normale vita quotidiana delle persone.
In attesa di riscontro, porgiamo cordiali saluti

In ciò è stato seguito & spalleggiato anche dalla senatrice Albertina Soliani, che è del centro-sinistra, tanto per non voler sparare sempre sulla croce rossa, pardon: azzurra.
Ora, per chi non lo sapesse, la buvette (francesismo – d’altra parte ci è d’uopo un francesismo, in uno dei luoghi istituzionali più “alti” dell’italico porcajo: certo meglio di quel che direbbe il vocabolario –“mensa, bar, mescita, soprattutto in istituti, collegi, fabbriche, stabilimenti industriali” – sarà, checcazzo!) è la lussuosa sala di Palazzo Madama dotata di bar e ristorante presso la quale i Senatori soglion degustare piatti a cinque stelle ad un prezzo più che simbolico, suggerendo amabilmente pure il menu (ultima in ordine di tempo è la richiesta delle “settimane gastronomiche regionali”, che ha fatto seguito ad un corso - gratuito, certo - per sommelier). Ma si diceva. Si diceva che purtroppo, alla buvette del Senato è assente il gelato, e il povero Buttiglione, che è previdente oltreché goloso e sa che tra poco in Italia è estate, mette le mani avanti e rispettosamente è a chiedere – memore della lezione di Oliver Twist, “ne vorrei ancora, per piacere” – di adeguare il tutto alle esigenze della normale vita quotidiana delle persone. Eh. Quindi, a chi di dovere: volete negargli il gelatino, povero il nostro (vostro) Panda-Gigante-Col-Sygaro? Com’è possibile che vi sia sfuggita, tale irrimediabile mancanza? Orsù, provvedete tosto, prima che tutti quanti, lì, si dotino di uno speciale funzionario/stagista/portaborse/collaboratore incaricato di raggiungere - vorrete mica che escano loro? Altrimenti entra in gioco la scorta - la gelateria della più vicina piazza romana per conto dell’onorevole, il quale penserebbe indi, per parte sua, a promulgare un qualche disegno di legge per avere rimborsati i soldi in più che si troverebbe a dover pagare rispetto al consueto prezzo di favore in quanto umile servitore dell’italica espressione geografica, tanto per citare anche il Metternich che lui sì c’aveva visto giusto, altro che questa manica di personcine grette e meschine e ridicole, che il gelato io gliene ficcherei volentieri uno giù per gola e uno su per il culo finché non soffocano, vi ci vorrebbe un altro po' di Congresso di Vienna o anche Rivoluzione d'Ottobre, tanto è uguale, tutto ciò che l'uomo fa finisce in merda, è risaputo.

venerdì, marzo 23, 2007

Già: in Italia, oltre a Lapo Elkann e Berlusconi, c'abbiamo pure Briatore...

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LONDRA - Quando due anni fa Flavio Briatore decise di aprire il suo "Atelier Billionaire Italian Couture" nel cuore di Londra, nello sciccosissimo quartiere di Fulham, sapeva bene che qualcuno avrebbe magari arricciato l’aristocratico naso per quelle sue creazioni di moda maschile dal gusto vagamente retrò e dai prezzi esorbitanti, e per quella sua boutique tutta specchi e boiserie, con le due enormi vetrate occupate dalla sua gigantografia e da quella del suo socio, il creativo designer Angelo Galasso. Troppo di tutto, per la compassata Londra, dove l’ostentazione fa subito volgare. Ma a Briatore è importato poco. Anzi, nulla. Da sempre abituato a fregarsene con classe dell’invidia altrui e a perseguire con tenacia gli obiettivi fissati, il manager ha prima addirittura raddoppiato, aprendo un angolo super esclusivo nel mitico Harrod’s, e poi si è lanciato alla conquista del mondo.

Il progetto è quello di aprire 25 negozi monomarca "Billionaire Italian Couture" nei prossimi due anni: ovviamente, in quella parte di globo dove ci sono i soldi, come il Giappone e la Russia (già aperte due boutique a Tokyo e a Mosca), mentre Los Angeles, Shangai e Dubai seguiranno fra poco. Già, perché tutti i pezzi della collezione sono roba per conti correnti multimilionari: chi, altrimenti, potrebbe acquistare le giacche in coccodrillo da 35 mila euro o quelle cinture che di euro ne costano quasi 800, per non parlare dei cappotti in visone da 38 mila euro? Del resto, per le loro creazioni Briatore e Galasso hanno voluto solo il meglio che, tradotto secondo i canoni dell’eleganza maschile come loro la concepiscono, significa abiti dal taglio sartoriale napoletano, scarpe realizzate a mano e in numero limitato, cinture dalle fibbie in argento e oro massiccio o le ormai stravendute (e imitatissime) babbucce in velluto con il logo della casa.

"Questo è il mercato che io conosco – ha spiegato Briatore in una recente intervista – e queste sono le persone che io conosco. Perché io sono ricco, semplicemente questo. E io so quello che vuole la gente".

Non a caso, lo chiamano Re Mida.

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E voi, come chiamereste Briatore et similia? 

martedì, marzo 20, 2007

SCHIVE MA OBIETTIVE DICHIARAZIONI DEL PRESIDENTE-CAVALIERE-UNTO-DA-SE-STESSO: “MAGGIORI ENTRATE? MERITO NOSTRO. RIPRESA ECONOMICA? IDEM. LA NAZIONALE DI RUGBY NON SFIGURA NEL SEI NAZIONI? MERITO MIO, CHE HO INSEGNATO DUE TRUCCHETTI AI GIOCATORI. AMELIA NON RIESCE MAI A RUBARE LA NUMERO-UNO A PAPERONE? INDOVINATE UN PO’ PERCHÉ?”

Sì, signori. Vi dicevano che c’era una ripresa, che il deficit e il debito pubblico stavano lentamente calando, che il PIL era lievemente aumentato. Ma non vi dicevano tutto. No. Perché in Italia c’è una vera e propria stampa di regime, un apparato fazioso e tenacemente accanito verso chi non è allineato, verso chi ha la sola colpa (colpa?) di riuscire meglio di chi quell’apparato dirige, comanda e indirizza. Un apparato messo in piedi a più livelli, coi compiti di colpire sistematicamente – spargendo odio e falsità – il nemico pubblico Numero Uno, alias il cav. Silvio Berlusconi. Sì, perché il merito di tutto ciò era solo ed esclusivamente suo, suo e del suo manipolo di valorosi.
“Maggiori entrate? Merito nostro. Noi abbiamo trovato un buco di 38.000 miliardi di debito, a loro abbiamo lasciato 37 miliardi di euro di maggiori entrate. E anche se la ripresa dell’economia esiste, è retta solo dall’export, che è notoriamente il mio maggior merito, da sempre. Ah, già che ci siamo, sappiate che è merito nostro anche l’abolizione dei costi fissi di ricarica sui telefoni cellulari, e la liberazione del giornalista comunista, lì in Talebània, anche se se c’era andato era giusto che ci rimanesse, io per me sto dimolto a casa mia. E volete sapere una cosa, in verità? Capitan America stava per chiudere i battenti, ed è merito mio se invece la serie continua. Ho parlato con l’autore, una brava persona che non è affetta, come i nostri artisti, da quella insopportabile sinistrofilia che avvelena il paese che, malgrado tutto, io amo. Perciò è stato ragionevole; perciò abbiamo potuto instaurare un dialogo”.
Poi, intervenuto al Workshop Massafiscaglia di Tresigallo, il Cavalier-Merda si è anche (giustamente) riconosciuto i meriti di questa primavera anticipata, aggiungendo che qualora dovesse passare quel “sopruso inaccettabile” che è il DDL Gentiloni, il Gruppo Mediaset dovrebbe rinunciare da un giorno all’altro a un terzo del fatturato – quel fatturato che era stata bravissima ad incrementare con progressione geometrica nei cinque annetti di governo, altro che riforma elettorale, ritardo del mezzogiorno o altri pseudo-problemi del paese – cosa che farebbe quindi dell’Italia “una sorta di non democrazia, perché costringerebbe i fondi di investimento americani a ritirare gli investimenti da tutto il Paese”. Non si sa bene perché (e il fatto che gli americani sono azionisti di Mediaset tipo al 65 per cento è una curiosa coincidenza) ma se l’ha detto vedrai c’ha ragione lui.
Ricordando di aver scoperto otto nuove specie di celenterati, durante il suo ultimo viaggio di lavoro in un atollo della Guinea Francese, il Presidente-Operajo ha aggiunto che “l’esecutivo è già morto, ma fa ancora molti danni. Fra poco ci sarà il funerale, sotto forma di elezioni”, trovando quindi il modo di parlare anche di legge elettorale, che si può “cambiare in pochi giorni, mettendo uno sbarramento al 5% per eliminare lo sconcio della presenza di 22 partiti in Parlamento. Siamo ridicoli agli occhi internazionali”. Sul fatto che comunque ha avuto cinque anni per cambiarla, o che comunque gli occhi internazionali ci giudicano sulla base di una legge che ha fatto lui, con l’ausilio del suo amico Bonzo Celtico, non ha commentato, preferendo passare alla consueta spassosissima barzelletta, per meglio illustrare un concetto. (Divertirsi imparando – lo diceva anche il Tasso, prima d’impazzire ed esser rinchiuso a S.Anna. Estensi del cazzo):
“c’è uno che chiede all’amico «come va?». E l’altro: «bene, ho una cameriera cubana che alla mattina si presenta in baby-doll, mi fa uno zabaione e io lo mangio e me la faccio. A pranzo mi prepara il pesce con la verdura e io lo mangio e me la faccio. A cena, mi prepara la macedonia, io la mangio e me la faccio». E l’altro: «ma da quando hai iniziato questa vita?». «Da domani»”.
Qual era il concetto? Le donne vanno trombate, ma solo dopo che hanno cucinato e pulito? Il comunismo si risolve a suon di natta, specie con queste morte di fame di Cuba, a mostrar loro la superiorità dell’uomo bianco e capitalista? Sì, cioè no; la morale era: “anche noi aspettiamo le elezioni, cosicché da domani si possa stare meglio”.

Perché la ricetta per l'Italia è molto semplice: "fare il contrario di ciò che sta facendo questo governo". EFFORZAITALIA A TUTTI!

mercoledì, febbraio 07, 2007

Nuova simpaticissima gaffe dell’ex PdC Silvio Mazzaferrata Berlusconi il quale, intervenendo alla campagna elettorale del candidato sindaco di centrodestra a Monza, Marco Maria Mariani, ha dato una motivazione squisitamente politico-tecnica della sua preferenza al suo candidato: “A me Marco Mariani piace anche perché ha come secondo nome Maria, il che dimostra che ha un intuito simile a quello delle signore. È positivo perché le donne capiscono cose che noi uomini non capiamo. Gli uomini arrivano sempre dopo. Le donne hanno più intuito, quell’intuito tipicamente femminile che non hanno gli uomini e nemmeno i gay. E poi i gay sono tutti dall’altra parte…”
VAI, RIPÉSTALA!
Ha poi aggiunto scherzosone, abbracciando il candidato sindaco: “come vedete, siamo due vecchietti. Se fossimo delle donne per noi andrebbe meglio, visto che esistono le creme, la chirurgia estetica, ecc. Ma certe cose non posso più dirle; non parliamone, non ne posso più parlare”.
AH, LE MATTE RISATE!
Ai giovani presenti, ha ricordato inoltre che ai suoi tempi “era già un centravanti di sfondamento, ed oggi mi sento più giovane di molti di voi che siete qui in sala”.
AH, IL (CONSUETO) BUON GUSTO!
Gran finale con le tasse e il solito riconteggio delle schede, seguito dai soliti sondaggi: “Se non ci interessiamo della politica, sarà la politica ad interessarsi a noi; e lo avete visto dalla busta paga di gennaio, e lo vedrete ancora di più quando questo governo aumenterà le tasse, […] facendo nascere in noi una giustificazione morale e eluderle”; “quella sera il ministro Pisanu venne da me e disse che avevamo vinto per centomila voti alla Camera e per duecentomila al Senato. Invece deve essere successo qualcosa di strano, tanto più che sono scomparse rispetto alle elezioni precedenti un sacco di schede bianche. E anche sul voto degli italiani all’estero le cose non sono chiare”, lo dimostra anche il fatto che oggi stesso “il centrodestra tutto insieme è al 56,7% mentre la sinistra è al 42,3%. Io sono al 59,4% nel gradimento degli italiani mentre Prodi è al 29,4%. […] I nostri Circoli della Libertà dovranno organizzare tante iniziative per sconfiggere la cultura tinta di rosso, e molti [fra i loro componenti] potranno andare ai seggi per contrastare la professionalità nei brogli da parte della sinistra”.
Comunque sia, “questa parentesi si chiuderà e torneremo noi, con il nostro spirito imprenditoriale, a governare”.

venerdì, febbraio 02, 2007

Non è per la vicenda in sé, gossip (parola del cazzo), speculazioni o quant’altro. È solo per - magari - ricordavi: la prossima volta, nelle urne, pensateci meglio! Certo, questa è solo una piccola cosa, però è un'altra, e altre mille le avete già viste. Inoltre, per mostrare ancora una volta di più com’è certa gente e la sua corte. C’è qualcuno meritevole di razzismo? C’è, c’è…

ROMA - "Chiamala tu, perché se rispondo io alla sua telefonata...". Ore 8,30. Via del Plebiscito 62, primo piano. Mai come questa volta si sente senza protezione. Nessuno lo aveva avvertito di quella lettera. Nessuno, nel suo entourage, sapeva di quella richiesta di pubbliche scuse reclamata da Veronica, la moglie, dalle colonne di Repubblica. Il "mattinale" che tutte le mattine arriva sulla scrivania del Cavaliere stavolta sembra composto di un solo foglio. Per un po' se lo rigira tra le mani, sfoglia i giornali. Legge solo quella pagina. Poi chiama uno alla volta gli "amici di sempre". Per primo Gianni Letta, poi Fedele Confalonieri. E quindi Niccolò Ghedini.
L'avvocato-deputato che segue come un'ombra tutti i suoi casi personal-giuridici. "Chiamala tu, perché se rispondo io alla sua telefonata...: è un colpo basso, non me lo doveva fare. Ma gliela farò pagare" (il bossettino che ha visto troppi film)
Inizia così la convulsa giornata dell'ex premier. Ma a far tremare i muri questa volta non è la politica, è la famiglia. Lo scandalo ormai è esploso e alla fine, per tentare di sedarlo, Berlusconi accetta l'ultimatum della moglie: "Cara Veronica, eccoti le mie scuse".
Eppure per tutta la mattina si tentano altre strade. Viene commissionato un sondaggio (!) per capire la reazione della gente e per calibrare l'eventuale risposta. Nel frattempo il filo del telefono della Villa di Macherio diventa incandescente. Berlusconi non vuole parlare con Veronica. Gli strascichi del litigio avuto appena domenica scorsa non si dissolvono. "Spiegate a vostra madre - aveva detto ai tre figli minori - che non può tirare troppo la corda. Io sono fatto così". Il telefono, allora, lo alza Ghedini. "Lei, signora, ha fatto una cosa gravissima. Ma come le è venuto in mente. Questi sono affari privati, non si mettono sui giornali. Eppoi abbiamo sempre trovato una soluzione, mi pare. Ne stavamo parlando, stavamo trattando ma ora rischia di rovinare tutto. Io lo dico anche nel suo interesse". "Non c'è niente da trattare", taglia corto la signora Berlusconi-Lario.
Questa volta a far da filtro fra la rabbia del "capo" e l'inflessibilità della consorte non c'è nemmeno il solito Gianni Letta. È stato sempre lui, in passato, a misurare (???) le uscite pubbliche di Veronica. Era lui, e non Silvio, a ricevere, magari in serata, la telefonata da Macherio che avvertiva di un'intervista o di una lettera, o di una partecipazione a qualche iniziativa (che bello!).
Stavolta no. Lei non l'ha chiamato e lui non la richiama. Però, davanti al ristrettissimo vertice convocato a Palazzo Grazioli e composto dal Cavaliere, Paolo Bonaiuti e Valentino Valentini, l'ex sottosegretario non riesce a trattenere un giudizio sorpreso: "La lettera è scritta molto bene". Poche parole per far instillare il dubbio in tutti (da sé no? Non ci arriva? O non era una donna coltissima, attrice di teatro (?), ecc ecc). Che ogni verso di quella missiva fosse stata visionata da un avvocato. Che fosse, insomma, il primo passo per una rottura definitiva. Per la separazione e il divorzio. Tutti invitano alla prudenza: "bisogna calcolare ogni mossa".
Il nervosismo cresce. La sensazione che il nucleo berlusconiano sia stato per la prima volta messo in scacco fa aumentare la tensione. Scatta, come prevedibile, la prima parola d'ordine: silenzio. Stiano zitti tutti, a cominciare dalle altre donne coinvolte, come l'onorevole Mara Carfagna e anche le tv del gruppo.
Poi si valutano le varie possibilità: il silenzio, la risposta "privata", l'intervista televisiva, tornare a Milano e parlarle a quattr'occhi. Tutte soluzioni scartate. "Rischiamo di far crescere il caso - allarga le braccia il Cavaliere - dobbiamo intervenire. Ma come? Nel pomeriggio alla Camera si votano pure le mozioni sui Pacs...". Per un momento - racconta chi ha potuto assistere in presa diretta alla turbolenta giornata di Via del Plebiscito - il leader forzista si fa prendere dallo sconforto: "Non c'è via d'uscita".
Allora ci prova Bonaiuti. Prende il telefonino (cazzo, è SUA moglie!) e contatta la signora Veronica: "E ora? Ora che facciamo? Ce lo dica lei perché qui...". "Dovevate pensarci prima", replica irremovibile. Le "scuse pubbliche" diventano l'unica via d'uscita. Una lettera d'amore da diffondere anche alle agenzie. La scrive Berlusconi e poi viene ritoccata dai presenti (ahahah!). L'ultima versione, però, è affidata ancora a Ghedini. Prima di divulgarla c'è il parere tecnico-giuridico. "Ero recalcitrante in privato perché sono giocoso ma anche orgoglioso - scrive "Silvio" - Sfidato in pubblico, la tentazione di cederti è forte. E non le resisto. Siamo insieme da una vita". Ammette il momento di "affanno", ma "finirà nella dolcezza come tutte le storie vere". Però, "la tua dignità non c'entra, la custodisco come un bene prezioso nel mio cuore".
[...] Davanti ai giornalisti, invece, neanche una smorfia. In macchina senza un saluto. Di nuovo a Palazzo Grazioli. Giusto il tempo di trasmettere la lettera alle agenzie e poi via da Roma. A Milano. Per non correre altri rischi. "Vado a cenare con mia moglie e miei figli", dice salutando.

(fonte: Repubblica)

martedì, gennaio 23, 2007

Dopo il trattato di Yalta, il crollo del muro di Berlino, il Watergate, ecc., la storia mondiale si arricchisce di una nuova data fondamentale per le sorti dell’uomo. Il 22 gennaio 2007, in Italia, paese di santi, navigatori, veline e idiozia, è nato un nuovo e importante movimento politico, che rinnoverà e promuoverà nuovi valori, fino a salvare prima l’Italia, appunto, (come siamo fortunati), poi il mondo, dal tracollo e dall’abisso.
Il neo-movimento ha avuto i suoi natali a Roma, nell’ambito del Consiglio Permanente della CEI, e si è definito con precisione, quanto a obiettivi e motivazioni politico-sociali di fondo, con la prolusione di chi quel consiglio presiedeva. Difficile rendere in parole l’entusiasmo degli astanti, la condizione dei quali è stata forse fotografata al meglio da uno slogan coniato proprio da uno di loro, rimasto anonimo. Uno slogan che tutti hanno subito fatto proprio, a seduta sciolta, scandendolo con entusiasmo.
“Contro i mali? Cardinali, Cardinali!”. Signori, è nato…

FORZA RUINI – Il Partito Cardinalizio

Cos’è FORZA RUINI? In tempi bui, tempi di pacs e eutanasia, attacchi alla famiglia e immigrazione, aborto e calo di matrimoni, una nuova forza riesce comunque a nascere dentro di noi, dentro di chi è nel giusto e nel vero, di chi ogni giorno combatte contro le ingiustizie del viver quotidiano, sempre in trincea, anche e soprattutto su argomenti che non gli competono.
Questi i primi, fondamentali punti del movimento:
- Attacco alle coppie di fatto I diritti dei conviventi e dei loro figli sono già assicurati dal diritto comune, e non c’è motivo di creare un modello legislativamente precostituito che inevitabilmente configurerebbe qualcosa di simile a un matrimonio, dove ai diritti non corrisponderebbero uguali doveri (?). Quindi, NO ai pacs, perché non è giusto che se uno crede nella famiglia tradizionale – quella col matrimonio e tutto quanto – non è giusto, dicevo, che ci sia chi crede, per conto suo, a una famiglia non tradizionale. E soprattutto non è giusto che abbia nessun diritto e vantaggio, né in competizione alla tradizione, né separatamente.
- Quelle gay non sono famiglie Alcune coppie gay spingono per i pacs, sostiene il prelato, perché con questi intenderebbero aprire, se possibile, anche la strada per il matrimonio omosessuale. Ma l’omosessualità è una brutta cosa, e si dovrebbe sempre tener conto della distinzione, messa a punto dall’ottimo nostro mons. Scatizzy, pistoriensibus, fra omosessuali "per motivi di DNA" e omosessuali "indotti". I primi, ma sono pochissimi, vanno (forse) tollerati (purtroppo); i secondi sono il frutto, indotto e rimediabilissimo, delle brutture della nostra cultura e didattica, da troppo tempo molle ed effeminata. NO ai gay, comunque.
- Chiusura totale sull’eutanasia e sull’aborto Anche la rinuncia all’accanimento terapeutico non può giungere però al punto di legittimare forme più o meno mascherate di eutanasia e quell’abbandono terapeutico che priva il paziente del necessario sostegno vitale (eh?). Quindi, NO assoluto all’eutanasia, perché se il Signore ha stabilito che, tipo da un certo punto in poi, devi vivere la tua vita come un pezzo di legno, tu DEVI vivere come un pezzo di legno, e accettare serenamente il fatto. Te e i tuoi familiari. Il Signore decide, perché il Signore SA. Poi magari ce lo dirà anche a noi, ma a tempo debito.
- Politica per le famiglie Benché la famiglia in Italia svolga un notevole ruolo, siamo da molti anni alle prese con una gravissima crisi della natalità, che minaccia il futuro del nostro paese. Si invita così a sostenere la famiglia legittima fondata sul matrimonio, rimuovendo anche tutti gli ostacoli di ordine pratico o giuridico che dissuadono i giovani dal matrimonio. Tipo gli indecenti prezzi degli immobili, le condizioni di lavoro disumanizzanti, la pressione fiscale sulle classi meno alte, la corsa dei prezzi per i beni di primaria necessità? No, certo che no. I pacs.
- Basta sfruttar gli immigrati, e le donne L’uguaglianza tra le persone richiede di por fine allo sfruttamento delle donne e alle tante mancanze di rispetto per la loro dignità, superando le visioni antropologiche persistenti in alcune culture, che riservano alla donna una collocazione ancora fortemente sottomessa all’arbitrio dell’uomo. Soprattutto i musulmani, lì, che la tengono parecchio sottomessa. Noi no, noi non s’è mai pensato che fosse il demonio, una strega, o l’incarnazione del peccato, tant’è che si promuove la femminilità in tutte le sue forme, con argomentazioni aperte e illuminanti, anche a livello sessuale e paritario.
- Ok alla Finanziaria, ma con riserva Anche di questo non ce ne dovrebbe fregare un cazzo, né ci dovrebbe in alcun modo competere un parere, anche perché di fatto siamo uno stato straniero; però la nostra la diciamo lo stesso: del resto, non parliamo di continuo di famiglia e sessualità, e di cosa è giusto e cosa è sbagliato in merito, proprio noi che in base ai nostri – tutti nostri, costruiti da noi, ma sempre nel nome del Signore – precetti religiosi non possiamo avere né famiglia né sessualità, come se queste cose non fossero connaturate all’uomo e non fossimo anche noi stessi uomini, che però nel nome del Signore si sublima (o si dice di farlo) a un piano più alto, e da qui la nostra aria di superiorità e sicurezza? Comunque sia, la finanziaria ci va bene, anche perché non ci lede per nulla, né ci obbliga a nuotare un po’ meno nello sfarzo e nell’opulenza, vendendo magari alcuni dei beni del Vaticano o rinunciando a privilegi in nome, magari, della fame nel mondo. Il problema comunque è che i rapporti tra le forze politiche rimangono altamente conflittuali, sia tra maggioranza e opposizione sia all’interno dei due schieramenti, come ha ripetutamente segnalato il capo dello Stato. È anche per questo che vi diciamo, quindi, di VOTARE PER NOI. 
Sì! Abbracciate i nostri argomenti e (sacrosante) verità! Basta coi conflitti dei partiti tradizionali! Favorite il ritorno della teocrazia! Si stava così bene, secoli addietro! Anzi, magari, unitevi a noi! Basta diventar porporati™! Grandi vantaggi!

FORZA RUINI - Il Partito Cardinalizio.

Contro i mali? Cardinali, Cardinali!

venerdì, gennaio 19, 2007

Ha raggiunto la terza edizione la meravigliosa manifestazione nazionale di Forza Italia, NEVEAZZURRA, che come sottotitolo recava: “per fare, per crescere, per essere liberi”. La manifestazione ha ripercorso nella splendida cornice di Roccaraso, negli Abruzzi, l’assoluta novità introdotta lo scorso anno nello scenario politico nazionale, con l’alternanza di incontri ed approfondimenti pomeridiani sui temi programmatici di Forza Italia, alle mattine dedicate al tempo libero ed agli sci.
Ed è tutto vero, gente.
Dibattiti politici? Sì, prima però si scia e si fa shopping, mica siamo quei barbosi delle sinistre, noi! Poi, nel pomeriggio, quando non c’è più luce e magari davanti a una bella tazza di cioccolata calda, tra noi, ci ritroviamo in un bel loft davanti al fuoco, e allora se ne può anche parlare. Questa è politica! Altro che le tasse del mortadella! Noi sì!

L’evento, a celebrare la nobiltà ed il primato della politica (anche attraverso eventi conviviali e sportivi), è stato il frutto della felice sinergia tra il Circolo Giovani, il Coordinamento Nazionale di Forza Italia e l’associazione culturale Forza Abruzzo (ahahahah – non so a voi ma a me fa sempre ridere), ed ha visto la partecipazione dei massimi esponenti di partito ed istituzionali di Forza Italia e del Centrodestra. Mancava la Lega, che non riconosce l'Abruzzo come posto fisico-geografico, e che quindi non è stata in grado di raggiungerlo. Questi alcuni incontri della Kermesse NEVEAZZURRA:
giovedì 11
15.30: “La politica è donna”, con Alessandra Mussolini che mostrerà gli inediti delle sue foto nuda, di quando era più giovane. Accorrete numerosi.
18.00: “Giovani, politica e cultura”, con Marcello Dell’Utri che parlerà di tutt’altro, non avendo egli né gioventù, né cultura. Possibile resoconto e confronto dei relativi tempi della mattinata sciistica.
19.00: Chiusura lavori della giornata e happy-hour.
venerdì 12
16.00: Renato Brunetta, europarlamentare ed esperto economico di FI, ad affrontare il tema dal titolo: “Le tasche degli italiani”. Lo stesso Brunetta al termine dell’intervento distribuirà copie dei manuali di Conversazione Politica editi da "Libero", autografati.
17.30: Dibattito dal tema “L’opposizione a confronto”, con Cicchitto (FI), Alemanno (AN) e Cesa (UDC) nei panni dell’opposizione, a commentare e porre alternative alle prese di posizione emerse nel corso dell’incontro delle merde rosse a Caserta. Chiaramente senza contraddittorio, mi pare anche il minimo. Frizzi e Lazzi si sprecheranno, col condimento di simpaticissime boutades e l’estrazione finale del vincitore per lo slogan più originale urlato in sala.
19.00: Chiusura lavori della seconda giornata e festa a tema Azteco. Gradita l’eleganza o il costume.
Sabato 13
16.30: “Globalizzazione e politica. Politica e globalizzazione”, seminario acutissimo e originale come il suo tytolo, condotto da Giulio Tremonti, reduce da un bello slalom in pista verde.
18.00: “Le nuove forme della politica”, di e con G. Fini e P. Di Canio. Buoni propositi e, dalla platea abbronzata e griffata, cameratismo a go-go.  
19.00: Chiusura lavori della terza giornata, Happy-Hour estetico e grigliata davanti al fuoco
Domenica 14
10.30: “Le battaglie per la libertà”, col coordinatore di FI, Sandro Bondi, e il Presidente Silvio Berlusconi (in simpatica videoconferenza). Previsti applausi di dieci minuti ciascuno, masturbazione davanti al video del suddetto Bondi, e illuminazione, con relativo raggiungimento del Nirvana, di dieci fra gli astanti.
13.00: Chiusura del meeting nell’amore generale, con cori da stadio, gadget e magliette (“Silvio ci manchi”; “Silvio ti amo”; “Il Leone della libertà”), oltre al Cocktail Azzurro – messo a punto dal Presidente stesso questa estate – di congedo e buon augurio. Prevista anche l’eruzione del vulcano personale del Presidente, trasmessa su maxi-schermo direttamente da Villa Certosa.

venerdì, gennaio 12, 2007

LAPO ELKANN: MI FACEVO INCULARE DAI TRAVESTITI, STRAFATTO DI COCAINA, FARMACI E DI TUTTO UN PO’; MA SONO SEMPRE LAPO ELKANN. COME TUTTI, NO?

I-I è il marchio “nomade e dinamico che da oggi si propone di realizzare Personal Belongings, oggetti unici e innovativi espressione diretta delle esperienze e dei gusti della persone indipendenti, che rifiutano l'omologazione di massa, che vogliono essere liberi, senza paura di essere se stessi”.
Ma perché, care le mie merde secche vilipese dal sole, vi dico tutte queste puttanate, così a piede libero?
Ma perché davanti a una vera e propria ressa di idiot… no cioè volevo dire giornalisti e personalità di spicco del mondo della moda, a Firenze (e l’Arno l’ha mancato, dannazione), Lapo Elkann ha lanciato il primo dei prodotti di Italia Indipendent (I-I), la nuova linea di moda da lui ideata e interamente concepita, sviluppata e prodotta al 100% in Italia, paese del cazzo in cui se hai i soldi e sei un povero imbecille sei comunque un genio e hai un sacco di possibilità&prospettive, specie se hai qualche parentela o affiliazione importante. Come in tutto il mondo, del resto, ma qui forse anche di più.
Nel caso specifico, il primo prodotto della nuova linea sono gli occhiali da sole “Server”, prodotti interamente in carbonio (“il carbonio è un materiale leggero e sexy” ha detto, rendendo proprio la prima e più appropriata immagine che il carbonio dà agli occhi di tutti), 47 strati, sistemati a mano. Ogni pezzo è – ovviamente – unico, e ci vogliono otto ore di lavorazione interamente artigianale per completarlo. Occorreranno tre mesi per averli e indossarli, ed essere così indipendente e rifiutare l’omologazione di massa. Il prezzo è 1.007 eurini secchi e ci stai largo.
“La decisione di partire con gli occhiali, unisex”, ha spiegato il sympaticissimo Lapo, “l’abbiamo presa perché attraverso di loro si vede anche dentro i sogni e, il nostro, è un sogno che come il vento vuole essere libero e sviluppare energia. Vogliamo essere il sogno di ogni consumatore che può anche personalizzarseli”.
OIOI GARAGLÒ BUAAAAARP GARAGLÒ IIIIIIIIIIIIIIIIII
Richiamandosi agli eterni (quali?) valori del Made in Italy, l’ottimo Elkann ha aggiunto che “il valore aggiunto dei prodotti italiani deriva anche dal fatto che produciamo interamente in Italia, a differenza del 99, 9% della aziende che lo dichiarano ma poi lavorano in Cina”, precisando infine che “la nostra filosofia, il claim di Italia Independent, è proprio Made in Italy 2.0. Come accade con i software in campo informatico, Italia Indipendent intende aggiornare il concetto di Made in Italy, integrandolo con elementi nuovi: contaminando lo stile, sostituendo lo status symbol al me-unique-symbol e aggiungendo l’innovazione alla tradizione”.
OIOI RIECCOCI BUAAAAAAARP GARAGLÒÒÒÒÒÒÒÒÒÒ
Tutti i prodotti I-I saranno venduti prevalentemente in rete (“dal prossimo mese il nostro sito internet, in esclusiva mondiale, lancerà on-line tutto il progetto di Italia Independent, e tutti i prodotti che seguiranno gli occhiali”), oltre che in pochi e selezionati negozi di moda in tutto il mondo.
A margine della presentazione, il buon Lapo Elkann – persona semplice, paradigma di vita per tutti i suoi coetanei – ha anche trovato il tempo per tornare sulla sua storia più recente, sul dramma che ha vissuto (?) e dal quale è uscito, augurandosi che “tutti i ragazzi come me possano dire quello che pensano perché io sono un ragazzo come tutti gli altri. Le donne? Sono importantissime per me, nel lavoro e nella vita personale. Purtroppo, ce ne sono poche nei posti che contano, dovremmo averne di più. Il mio errore è stata la cocaina, non l’eroina. È stato scritto molto sulla mia vicenda, cose giuste e sbagliate: ho fatto un errore, ho pagato (?), sono andato ad abitare a Miami sulla spiaggia, fiche giorno e notte travestiti bondage festini macchinoni piscine alcool sesso fisting pissing e via così Vieri m’è venuto pure a trovare con un par di troje altro che comunità o detenzioni o cose per pezzenti come voi, e poi quando mi son rotto i coglioni son tornato nel giro, una linea moda, paio d’occhiali e vai, alla grande, 1.007 euri a pajo o pagatemi il conto della villa a Miami e la coca e i lussî, imbecilli, cioè insomma volevo dire: ma ora posso dire non fate come me, non bruciatevi la vita”.

venerdì, dicembre 01, 2006

FORZA, ITALIA
Facce ride’…

Antefatto: Vasili Mitrokhin era un archivista del KGB, il famoso servizio segreto sovietico. Durante la sua attività raccolse e sottrasse molte schede segrete (ca. dal 1917 al 1984) dell’organizzazione, cercando di passare questi dati agli occidentali, in particolare agli Stati Uniti, i quali tuttavia non ritennero la persona credibile e giudicarono un falso il suo archivio (l’Archivio Mitrokhin, appunto), permettendo quindi l’arrivo del tutto, nel 1992, all’ambasciata britannica.
Attraverso la pubblicazione di questo archivio, (molti storici, oltre – come detto – agli USA, si sono posti il problema della credibilità dei documenti di Mitrokhin, considerando anche che non è possibile verificarne l’autenticità in Unione Sovietica) i paesi dell’occidente europeo, tra cui l’Italia, hanno scoperto che lo spionaggio sovietico si era addentrato fin nei gangli fondamentali dei loro Stati e che i partiti comunisti occidentali legati a Mosca avevano operato per favorire lo spionaggio in vista di una possibile guerra d’invasione sovietica.
Si è scoperto infatti che l’URSS non aveva mai dismesso i suoi piani di conquista dell'Occidente e che aveva mantenuto in vita un mastodontico apparato militare, pronto ad entrare in azione in qualsiasi momento. A questo scopo, diretto e finanziato dal KGB, aveva creato una rete di agenti, informatori, spie, per carpire segreti politici e militari all’Occidente.
Sulla base di questi documenti (perlopiù note manoscritte che l'ex archivista copiò da documenti segreti del KGB), il servizio segreto inglese mise insieme il Dossier Mitrokhin, consegnando al SISMI, il servizio segreto italiano, le schede che riguardavano direttamente l’Italia.
Il governo italiano, allora presieduto da D’Alema, presentò un disegno di legge per l’istituzione di una commissione d’inchiesta riguardante il Dossier Mitrokhin, il disegno decadde, ma venne ripreso e approvato nella legislatura successiva. La Commissione Mitrokhin. A tutt’oggi la commissione Mitrokhin è presieduta da Paolo Guzzanti – ovviamente di Forza Italia, nonché (ha il suo meritato inferno sulla terra) padre di Corrado e Sabina – e, avvalendosi dei soliti “cristallini” personaggi che gravitano intorno al centro destra (si ricordi Storace e il Lazio-Gate, tanto per rammentarne uno…), conduce brillanti indagini sull’odierno centro sinistra italico, con lo scopo primario di dimostrare che Prodi era l’uomo di riferimento del Kgb in Italia.
Oggi: le intercettazioni telefoniche pubblicate su CorSera e su Repubblica – siamo un popolo d’intercettatori – dimostrano ampiamente che Mario Scaramella, l’informatore della commissione (personcina tanto ammodo da esser coinvolto - l'aveva incontrato! - oggi nell’omicidio di Alexandr Livtinenko, la spia russa di cui tutti parlano e che pare avesse scottanti notizie, nonché al centro di oscuri traffici d’armi e maneggi varî) riferiva a Guzzanti su politici del centrosinistra in merito ai loro rapporti con l'ex Unione Sovietica e che Guzzanti ne parlava “al Capo”, cioè a Berlusconi in persona.
Per ogni dettaglio, a questo punto conviene citare l’articolo odierno di Repubblica. La cosa allucinante è che questa vicenda sta passando sotto silenzio.

“Nella lingua inglese, c’è un’efficace formula per definire il piano preparato nei segreti della “Commissione Mitrokhin” contro Romano Prodi. La formula è character assassination, la distruzione della reputazione, l’annientamento della sua credibilità, l’assassinio di una persona non nel suo corpo, ma nella sua identità morale, professionale, sociale. Il senatore Paolo Guzzanti è determinatissimo a trovare elementi che possano diventare, una volta pubblici, la tomba politica dell’antagonista di Silvio Berlusconi. Li chiede, li invoca, li pretende, dal suo consulente privilegiato Mario Scaramella e il “professore” non lesina al presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta occasioni, opportunità posticce, piani di aggressione privilegiati e subordinati. Prodi deve diventare l’uomo di fiducia del KGB in Italia. Potrebbe non bastare e, allora, il “professore” consiglia al senatore di autorizzare altre manovre. Nella Repubblica di San Marino si possono creare le condizioni per accusare Prodi di essere finanziato da Mosca attraverso la Cassa di Risparmio e, da qui, a Nomisma. La confezione di questi falsi documenti sarebbe dovuta finire sul tavolo del procuratore di Bologna. Se le testimonianze, raccolte dai transfughi del KGB in Europa, non dovessero essere sufficienti, il “professore” si dichiara disponibile a raccogliere direttamente a Mosca altri dossier del Kgb compromettenti.
Forte di una lettera del ministro degli Esteri Gianfranco Fini, dovrebbe però avere il placet del “Capo” per evitare problemi con Vladimir Putin. Infine, le COOP. Si potrebbe organizzare un’evidenza del loro legame con la criminalità organizzata. Una convergenza d'interessi che si consuma nell'indifferenza, tutta politica, delle “toghe rosse” della procura di Napoli. Un bel piano, alla vigilia delle elezioni.
Paolo Guzzanti mostra sempre grande entusiasmo per le fantasiose trovate del suo collaboratore. Il quale appare molto interessato a capire, anche per il suo futuro professionale, qual è la parte in commedia di Silvio Berlusconi. Guzzanti […] lo rassicura: “Annuiva gravemente... Ha voglia di giocare all’attacco”.
La storia delle trappole preparate dentro il Parlamento con i poteri speciali attribuiti a una commissione di inchiesta contro Romano Prodi, allora candidato premier, a soli tre mesi dalle elezioni, si può, in fondo, raccontare con due sole telefonate tra quelle intercettate per ordine della Procura di Napoli, oggi nel fascicolo trasmesso al pubblico ministero di Roma.
I fabbricanti della storia inventata li si può vedere all’opera […] il 28 gennaio del 2006:
Mario Scaramella: “Il segnale che io ho avuto è questo: non c'è un'informazione Prodi uguale agente Kgb, ma parliamo di “coltivazione”, contatti”.
Paolo Guzzanti: “Coltivazione è abbastanza, eh?!”.
Scaramella: “Per me, è moltissimo. È quello che mi viene detto. A questo punto, non pretendete una dichiarazione da chicchessia che dica “Prodi è un agente” […]
Il problema del senatore e del suo collaboratore è chiaro. Non possono accusare Romano Prodi di essere un agente e dunque ripiegano su una formula meno assertiva, ma più malignamente suggestiva. Romano Prodi è stato un uomo “coltivato” dal Kgb. Il problema dei due signori è di costruire un supporto di testimonianze che regga in pubblico, perché, come dice Guzzanti, “non è una lite tra giornali, qui si finisce poi in tribunale”. Tocca a Scaramella trovare il testimone chiave. Vladimir Bukovskij (intellettuale dissidente riparato a Londra […]) si è chiamato fuori con una considerazione che non fa una piega: “Se attacchiamo politici occidentali, quando non abbiamo documenti, poi perdiamo credibilità, anche quando invece abbiamo i documenti” […]
A questo punto, il “professore” propone come testimone chiave Oleg Gordievskij (ex colonnello del Kgb, riparato a Londra nel 1985, autore con Cristopher Andrew de “La Storia segreta del Kgb”). Ma c'è una difficoltà. Oleg non ne vuole sapere di mettere tra virgolette “Prodi agente del Kgb”, perché “questo non è accaduto”, dice. Scaramella però conviene che si può lavorare sul discorso di “coltivazione”.
Guzzanti gli spiega gli essenziali passaggi che deve documentare per la commissione. […]
Guzzanti: “Io voglio sapere se lui non smentirà mai di aver detto quello che ha detto. Punto! La “coltivazione”... il IV dipartimento... queste possono essere successive cose. Io devo poter dire: “Il signor O. G. (Oleg Gordievskij), parlando del signor R. P. (Romano Prodi) dice così. Punto!”.
Scaramella: “Io non sono in grado oggi di dire se lui è in grado di ripeterlo. Lo ha detto e lo conferma”.
Guzzanti: “A me mi basta che lui non smentisca di averlo detto!”.
Scaramella: “Quel che ci abbiamo è acquisito, Capo, senza possibilità di manipolazioni”.
Definiti i passaggi successivi del piano, Scaramella cerca di capire da Guzzanti, il suo “Capo”, qual è l'opinione del “Capo” di Guzzanti su quel che stanno cucinando. A chi pensare se non a Silvio Berlusconi? Proprio al presidente del Consiglio in carica in quel gennaio 2006, sembra far riferimento il senatore di Forza Italia quando informa il consulente di come sono andate le cose.
Scaramella: “Tu hai qualche dettaglio in più dell'incontro con il Capo?”.
Guzzanti: “la notizia ha avuto un forte impatto. Io quando vado da lui gli dico le cose a voce ma, contemporaneamente, gli metto sotto il naso un appunto scritto in cui ci sono le stesse cose che gli sto dicendo e nell’appunto scritto - che lui s’è letto e riletto sottolineando i punti salienti, scrivendo 1, 2, 3, come fa lui - ci sono le cose di cui abbiamo parlato come futuro… Annuiva gravemente, come uno che non solo è..., anzi, quando io ho detto: “Sai, il problema di questa faccenda è che, se noi andiamo a un processo, poi è una cosa in cui dobbiamo dimostrare ciò che diciamo", e lui, sorprendendomi un po’ – però ho capito che ha voglia di giocare all'attacco – ha detto: “Beh, un momento! Intanto però li costringiamo a difendersi”. Questa l’ho trovata una reazione estremamente positiva. E contemporaneamente io gli dico: “Guarda, ... ti porto il risultato e quindi (frase incomprensibile)”.

Personalmente mi fermo qui, rimandando alle intercettazioni complete (belle) e agli articoli riportati sui giornali in questione, che sanno sicuramente meglio affrontar la cosa. Quando mettevo I Complotti del Mortadella non andavo tanto lontano dal vero, evidentemente, io che non sono un cazzo. Ma quante belle cose, mette insieme questa Destra... Gente così si farebbe qualche scrupolo anche nel manomettere un risultato elettorale, nello spezzare la base della democrazia? Già, del DVD di Deaglio non se ne parla già più... e anche questa bella storia è destinata a finire sotto la sabbia, con un sacco di altre cose. Saranno lì, domani, a Roma, tutti belli festanti e con le bandiere e con tante belle parole infiammate da dire alla massa becera e rissosa, inguainata nel kit forzista appositamente messo a punto dal marketing di partito ed ivi venduto (maglietta/bandiera/tazza/cappellino/spilla/cos'altro?). E giù felicità per tutti. E meno tasse. Con qualche svenimento, così si confonde un po' le idee.

mercoledì, agosto 23, 2006

...E SE CON LO SQUARÀUS, TUTTI A CACAR COPIOSI NELLA "TOILETTE-DEL-PRESIDENTE", ACCOMPAGNATI DALLE NUOVE FIGURE FEMMINILI CREATE ALL'UOPO DALLA VULCANICA "MENTE-DEL-PRESIDENTE": LE SCUREGGINE! DOPO, ESIBIZIONE DI MARIANO APICELLA. E POI PIZZE, GELATI, COCKTAIL, COTILLONS FINO ALL'ALBA. E TANTE, TANTISSIME BARZELLETTE SU PRODI E I COMUNISTI.

Ai suoi racconta che sta vivendo una “seconda giovinezza” e deve essere così se è vero che ogni sera Silvio Berlusconi anima le notti della Costa Smeralda organizzando mega-party nella sua villa o deliziando i proprietari dei locali – dal Billionaire al County fino al Pepero – con apparizioni scatenate che durano fino all’alba. Due giorni fa invece, quasi per dare l’addio all’estate (venerdì infatti tornerà alla politica, parlando di “quale libertà” al Meeting di CL, dove hanno già provveduto a spostare l’evento nella sala più capiente della Fiera di Rimini) il Cavaliere ha riunito una cinquantina di ospiti a Villa Certosa per una nottata in cui ha dato fondo a tutti i suoi numeri. Dopo essersi appartato brevemente con Formigoni e Bonaiuti a parlare di politica (“Ma quand’è che li mandiamo a casa, questi signori della sinistra?”) lo show ha avuto inizio e alle sette del mattino Berlusconi ancora cantava e ballava. Prima però l’ospite ha voluto mostrare a tutti (tra gli altri Marta Marzotto, il banchiere Ennio Doris, Valeria Marini, i forzisti Iannone e Comincioli, Letterine, Veline e Meteorine varie), le novità della casa, a cominciare dal “vulcano” [per cui si veda qui sotto, va']. Imbarcati i presenti a bordo delle macchinette elettriche usate nei campi di golf, è iniziato il giro turistico.
Prima tappa il “labirinto della libertà”, fatto da alte siepi di ginepro e bosso stile-Shining, che termina in una piccola radura sulla sommità di una collina, dove l’ex-premier ha fatto installare una statua alta quattro metri della scultrice Alba Gonzalez. Rappresenta un centauro donna, che dovrebbe appunto essere un’allegoria della libertà ed è circondata a sua volta da menhir che il Cavaliere ha chiamato “democrazia”, “solidarietà”, “stato di diritto”, e così via.
Ma il bello doveva ancora venire. Gli ospiti, mentre il Cavaliere annunciava di voler dare alle stampe un nuovo libro dedicato (ancora) alla libertà, davano evidenti segni di volersi sedere in tavola. E dunque sono stati invitati a prendere posto alla “Pizzeria del Presidente”, un locale scavato nella roccia che riproduce fedelmente un ristorante. Qui il padrone di casa ha stupito tutti mettendosi a fare le pizze dietro il banco, distribuendo mozzarella e salsa di pomodoro nelle teglie da infornare. Dopo la pizzeria, passaggio obbligato al locale attiguo, la “Gelateria del Presidente”, con tanto di registratore di cassa per rendere tutto più credibile. Saziato lo stomaco, via allo spettacolo. Un mago fatto venire da Milano si è esibito con giochi di prestigio e, visto il committente milionario, ha fatto volare in aria una carta di credito come fosse una farfalla. A seguire barzellette del Cavaliere (gettonatissime quelle su Violante e D’Alema), concerto della cantante lirica Maria Mastino, esibizione del duo Apicella-Berlusconi e balera fino all’alba con il maestro Alberto Laurenti e il pianista Raffaello. A proposito di questi ultimi due, è da notare che il leader della CDL ha creato giorni fa al “Pepero”, in onore della loro band “Rumba del Mar”, un cocktail a base di succhi di frutta, champagne e blue curaçao (“Un tocco di blu per ricordare Forza Italia” negli intenti dell’ex-premier) che ormai viene servito a Porto Cervo con il nome di “cocktail Berlusconi" (fonte: Repubblica)

sabato, giugno 24, 2006

Michele Serra, L’amaca, su Repubblica:

Votare No è conservatore: questo è il succo della campagna del Sì, ma soprattutto è il succo di almeno dieci anni di propaganda del centrodestra, formidabile nell’accreditare come riformatore, o addirittura rivoluzionario, lo spirito antistatale e antieuropeo della piccola borghesia sediziosa (soprattutto del Nord) politicamente rappresentata dall’asse Forza Italia-Lega.
Sono riusciti a spacciare per “moderne” alcune delle caratteristiche più decrepite del nostro popolo: il provincialismo gretto, il fastidio per le regole, la fronda fiscale, la diffidenza per la cultura, l’avidità (verghiana, ottocentesca) per il denaro. E, di conseguenza, a far passare per parruccone e conservatore chiunque si opponesse al trionfo di quel vecchiume travestito da “rivoluzione”. Ma al confronto di riformatori di questa tempra, così eccellentemente rappresentati da Roberto Calderoli, i padri cositituenti mi fanno l’effetto della Beat Generation. Una ventata di futuro. Voterò No per loro e per noi, che non meritiamo di vivere secondo regole decise da due o tre Calderoli in una baita prealpina. Sicuramente perlinata.

postato da: Paperogonfio alle ore 13:01 | link | commenti
categorie: articoli di giornale veriesseri
lunedì, marzo 20, 2006

ASSOLUTAMENTE FANTASTICO (fonte: Repubblica).

"EGO te baptizo piscem", proclama ridendosi addosso il presidente del Consiglio della settima potenza industriale del mondo, sciatalgico ma saltellante sul palco con un microfono tra le mani, modello Vanna Marchi. Sconcerto, gelo, colpi di gomito increduli nelle prime tre file degli stati generali della Confindustria, nell'immensa sala della Fiera di Vicenza. Si guardano tra loro interrogativi, impallidiscono, non vogliono crederci Montezemolo, Tronchetti, Della Valle, Pininfarina, Monti, Colaninno jr., Abete, Amato, Marzotto, Carraro, Emma Marcegaglia, Calearo.
Neelie Kroes, commissaria europea alla Concorrenza, e Günter Verheugen, commissario per le Imprese e l'industria, si interrogano: "What's piscem?". Persino Tognana, ex vicepresidente con D'Amato, si stropiccia gli occhi.
Ferruccio De Bortoli, sul palco, come annichilito, non muove una ruga e freme. Ma il grosso della platea, dalla decima fila in giù, non meno di mille uomini in gessato e donne strizzate, va in visibilio. "Silviooo Silviooo Silvioo..." intonano i duecentocinquanta personaggi accreditatisi mezz'ora prima dell'arrivo inatteso del premier, che era ufficialmente bloccato dalla sciatalgia provocata a suo dire dallo scontro con una cattivissima sindacalista comunista della Cgil.
Sono le truppe cammellate del presidente della Regione Veneto Giancarlo Galan e del suo spin doctor Franco Miracco, ex comunistissimo collaboratore precario del Manifesto, assistite all'esterno da una flotta di furgoni materializzatisi dal nulla con manifesti 6x3 di Berlusconi e della Lega. Si riconoscono, i cammellati, per i fumo di Londra da grande magazzino e gli occhiali scuri, nella zona con la migliore acustica, a sinistra del palco.
Il vicepresidente Andrea Pininfarina, che sembra un ufficiale tutto di un pezzo del Piemonte Cavalleria, ancora non si dà pace per il buco nell'organizzazione che ha consentito l'ingresso degli "scherani".
Il "piscem" berlusconiano d'apertura del "sabato bestiale" della Confindustria, nella storiella originale sarebbe per la verità una "carpam" e il vescovo evocato dal premier un parroco di campagna. Ma l'aneddoto d'apertura del presidente del Consiglio della settima potenza industriale del mondo se lo volete testuale, è questo: "Un vescovo del Medioevo mangia una bistecca di venerdì. Gli dicono: vescovo, è peccato. E lui: bistecca, ego te baptizo piscem".
Si guardano interrogativi Verheugen e Kroes. Ma è il seguito che lascia stravolte le prime file e, per la verità, anche le seconde: "Io che sono ministro della Salute ad interim, mi sono battezzato in salute". Mi sono battezzato, come il Vescovo, come il Papa. Mi sono guarito, posso persino questo.
Non sanno, gli astanti allibiti, che il meglio deve ancora venire. Quando l'inappuntabile De Bortoli richiama i minuti concordati per gli interventi, il presidente del Consiglio scatena l'inferno in un'aula che per trentasei ore era stata il tempio dello stile e del politically correct. Citizen Berlusconi, rivolto a De Bortoli, scatta in piedi, gonfia il petto, e con voce roca per l'iracondia incontrollata, declama che i giornali sono un "pericolo per la democrazia" tutti, non solo Repubblica e il Corriere della Sera, ma La Stampa, Il Sole 24 Ore, perfino Il Messaggero, asservito, come lascia intendere, al suo socio traditore Pier Ferdinando Casini. Per non dire della radio della Confindustria, noto organo rivoluzionario, che getta fango quotidiano sull'opera ineguagliabile del suo governo.
"Non credete ai giornali che parlano di declino", urla col petto in fuori. "I giornali sono un pericolo per la democrazia". Comunisti e giornali "vogliono solo andare al potere, considerano il profitto sterco del diavolo". Lui è "stanco, stanco". Non ne può più. Per aiutarlo bisogna "lavorare di più e venire meno in Confindustria". Applausi che sommergono i fischi.
"Silviooo... Silviooo...", dal settore degli infiltrati di cui Pininfarina non si dà pace. Tutto fino a quel momento si era svolto con democratica signorilità. Giulio Tremonti, forzando il suo carattere era stato un signorino educato. Il peggio che aveva detto, col suo solito acuto effetto sonoro, era che "la sinistra in cachemire circola per i casali toscani", come se lui, fiscalista principe, vivesse un una baracca, suscitando l'applauso dei forzati del nord-est, che non indossano cachemire, come l'odiato Bertinotti, ma girano in Maserati e in Porsche Cayenne.
"Il cavaliere inesistente", come era stato soprannominato il Cavaliere nell'assise vicentina dopo aver annunciato il forfait per sciatalgia, s'è materializzato a scompaginare le carte, annunciando di aver aumentato tutto "anche le nascite", forse nel più importante bluff di tutta la sua vita. Colpo di scena a tavolino? O "stato confusionale" come l'ha bollato Andrea Pininfarina col tono dell'ufficiale del Piemonte Cavalleria?
Stato confusionale senza dubbio è stata la generale diagnosi nelle prime file dei Poteri forti, ma anche nelle seconde file degli imprenditori veri, dispersi fra le truppe cammellate, dopo l'assalto a Diego Della Valle, colpevole di aver scosso la testa mentre il Vescovo dei "piscem" snocciolava i suoi dati sull'Italia che va alla grande, che mai ha goduto di questo prestigio internazionale, che ha fatto arricchire tutti con la crescita del valore delle aziende e delle case. "Della Valle, la prego di dare del lei al presidente del Consiglio", gli intima il premier del settimo paese industriale al mondo, rimproverandogli gli "scheletri nell'armadio" che lo inducono a parteggiare per i comunisti, per salvarsi chissà da quali accuse con l'aiuto della "magistratura rossa".
Berlusconi urla e urla, si fa livido, la claque gli grida dietro: "Silvio... Silvio...". Montezemolo continua a sbiancare. Gli sediamo vicino, nel posto lasciato libero da Berlusconi che se ne va tra gli inni da stadio del suo popolo di partito "convocato". Sospira Montezemolo pallido, sconvolto: "Per carità, non mi fate dire, rispettiamo le istituzioni. Tutte le istituzioni, compreso il presidente del Consiglio".
Spunta dalla prima fila Mario Carraro, industriale dei trattori, ex presidente degli industriali veneti, signore assai acuto di una certa età, che ha un nitido ricordo del passato. E recita: "Alcune volte, nel riferire le visite in provincia del federale, si usa la frase: il capo del fascismo. La frase non è appropriata, dato che c'è un solo capo del fascismo". E' una direttiva del Minculpop del 13 settembre 1941. Gli sembra di essere tornato a quei tempi e non si rassegna. Ricorda che non c'era la tivù, ma le veline dell'agenzia Stefani. Il 25 luglio però, appena appresa la notizia delle dimissioni di Mussolini, Mario Morgagni, che aveva inventato l'agenzia del fascismo, si suicidò.
Suicidi, di certo, non ci saranno nei giornali italiani, dopo la performance del premier a Vicenza. Ma una cosa è certa: la Confindustria, per le prossime elezioni, non ha bisogno di fare endorsement. Per Montezemolo l'ha già fatto Berlusconi.

 

MI SEMBRA IMPOSSIBILE CHE CI SIA GENTE CHE ANCORA NON HA CAPITO, CHE ANCORA NON APRA GLI OCCHI. VERAMENTE, SIETE DEGNISSIMA PARTE DI UNA NAZIONE IL CUI ASPETTO CARATTERIZZANTE È IL PRIMATO (QUESTO - AHIMÈ! - VERO) NEL NUMERO DI CELLULARI POSSEDUTI.

martedì, febbraio 28, 2006

Un omaggio - visto che ora è il momento - a una delle (tante, tantissime) cose che fanno vergognare di esser parte di quel paesone piccino ma che fa finta di essere una metropoli che è l'Italia. Siccome io non c'ho voglia di scriverci su, prendo a prestito (e cito la fonte, ci mancherebbe!) le parole di Michele Serra, che è pure assai più bravo di me, su Repubblica, oggi:

Il Festival di Sanremo ha 56 anni, ma ne dimostra trecento. Sono i tre secoli (su per giù) che ci separano dal dopoguerra e dalla ormai lontana giovinezza della nostra società di massa, dalla massaia Pizzi e dalle maliarde in paillettes, dai tenoretti alla Claudio Villa e perfino dal moderno di Modugno e degli urlatori. E, soprattutto, da quando la televisione era una cosa vera, un occhio ingenuo e curioso spalancato sul Paese, cinegiornale popolare, teatro leggero, luci della ribalta, e il pubblico non era audience, erano "gentili telespettatori, buonasera".
Per questo bravi anzi bravissimi Panariello e le sue due ancelle (soprattutto la Victoria Cabello), che hanno cominciato a tirare la smisurata carretta di Sanremo senza poter contare su quello che fu il pubblico del Festival, gli italiani a casa, una volta di tifosi dei cantanti e meravigliatissimi dalla minima scollatura o stonatura, oggi così tramortiti dal video sempiterno, così assuefatti a trasgressioni, emozioni, visioni, polemiche, litigi, "breaking news", che già riuscire a non farli addormentare è un trionfo. Tanto che, nella annuale e annosa ricerca di ospiti clamorosi (ma il direttore generale della Rai Meocci, con lodevole basso profilo democristiano, li ha definiti "meritevoli di grande attenzione"), è probabile che solo la presenza di Bin Laden potrebbe dare una avvertibile scossa allo share.
Così ognuno si concentra, accendendo l'ennesimo Sanremo, sui dettagli. Come il culto consacrato delle modelle, quest'anno molto più numerose, all'Ariston, di quei mazzi di fiori così nerboruti da sembrare bistecche, l'alfa e l'omega del kitsch sanremese che lo scenografo Ferretti ha meritoriamente oscurato. Modelle enormi, bellissime, mostrate a stuoli, a battaglioni, con abiti di spaventosa magnificenza, quasi tutte fidanzate di calciatori, evoluzioni transgeniche di quelle che una volta si chiamavano belle ragazze.
Panariello, essendo veramente uno del popolo e credendo che il popolo esista ancora, le ha affrontate appunto come se fossero belle ragazze, con energica familiarità, come un corteggiatore rionale. Perché il segreto del Festival è la presunzione di ritenersi ancora, e per sempre, luogo popolare per definizione, come se gli italiani fischiassero ancora alle ragazze, e specialmente alle signorine straniere. Come se ci meritassimo ancora Alberto Sordi, che invece, come è noto, non ci meritiamo più da un pezzo.
Straordinaria, in questo senso, la visita remunerata di John Travolta vestito da pilota. L'accoglienza è stata festosissima e anche vagamente servile, proprio come quando arriva qui da noi, degnandosi, l'attore americano. Lo hanno vestito da pilota d'aeroplano e pagato parecchio, lui non ha fatto niente e detto perfino meno, salutava con la mano, sembrava Gary Cooper in via Veneto ma il problema è che non era Gary Cooper in via Veneto, era John Travolta al teatro Ariston, con ingresso sul retro in via Roma, e non so se l'avete mai vista via Roma a Sanremo...
Ma Panariello era assolutamente impeccabile nella parte dell'italiano ammirato e in fondo grato di potere incontrare una star di Hollywood, perché al Festival il canone è quello, il casalingo di Voghera che si eccita per la modella stangona, la sciampista di Frosinone che smania per la passerella del fusto americano.
È un canone intubato da anni, tenuto in vita come genere televisivo perché niente più gli assomiglia, nella realtà reale, e non si sa se siamo peggiorati o migliorati, magari il casalingo di Voghera adesso rapina i furgoni postali, e la sciampista di Frosinone ama i pattinatori olimpici e schifa Travolta che deve sembrargli come a quelli della mia generazione sembrava Fernandel.
Ma a Sanremo i cosiddetti mutamenti di costume arrivano, quando arrivano, sempre postumi, il bello del Festival è la compunta credenza che lì si incarni al meglio la tanto rimpianta mediocrità nazional-popolare, e infatti ogni tentato ammodernamento, specie di genere musicale, appare posticcio, e si preferisce gridare, da casa, "aridatece Bobby Solo".
Non basta uno scenografo premio Oscar che ha annerito quasi ogni rilievo visibile, creando un elegantissimo insieme di budelli che paiono corridoi di aeroporti, o camerini di show-room, per cambiare Sanremo o per ammazzarlo. Né gli sforzi dei pochi cantanti sintonizzati sugli ultimi due decenni.
Per fortuna, lo dico a nome di noi passatisti sanremofili, l'insieme sonoro, per quanto nella prima sera appaia sempre indistinto e assordante, è ancora e sempre dominato da quel vice-melodrammna straziante e impetuoso, con amanti disperati, peccatrici redente, tracolli esistenziali, che ha fatto la storia di Sanremo, e purtroppo anche la nostra.

postato da: Paperogonfio alle ore 10:42 | link | commenti (3)
categorie: articoli di giornale veriesseri
giovedì, febbraio 09, 2006

(Fonte: Repubblica, autore: G.P. Serino)

Ruolo della tv, ridimensionamento del pubblico, yuppismo - Nel testo distribuito ai manager le fondamenta ideologiche di Forza Italia
1991, in un libretto top secret  l'Italia sognata da Fininvest

MILANO - Un documento esclusivo: Le sfide per affrontare il cambiamento, è un libro sino ad oggi rimasto top secret, stampato in pochissime copie dall'ufficio relazioni interne Fininvest, e destinato unicamente ai massimi dirigenti del gruppo, che dimostra come Silvio Berlusconi non sia sceso in campo nel gennaio 1994, come ha sempre dichiarato, ma dal 1991. Un progetto, quello di Forza Italia, che conferma lo stretto legame tra il premier e le sue aziende.

L'accusa di aver creato un "partito azienda", che il Cavaliere ha sempre respinto, trova conferme nelle pagine di questo pamphlet. Il libro raccoglie "un programma", come si legge nel primo capitolo, "iniziato nel 1991 attraverso incontri con personaggi come il generale Carl Jean, Francesco Alberoni, Gianni Baget Bozzo, Giuliano Urbani". Si tratta di analisi che lasciano molto poco spazio alle interpretazioni.

Baget Bozzo, ad esempio, nel suo intervento (titolo "Il ritorno della morale") scrive: "Oggi l'uomo vive in un mondo fatto di tele-immagini e la conoscenza umana ne è arricchita, perché il più comune degli uomini posto davanti a un televisore è posto dinanzi ad un reale che, anche se interpretato, costituisce una verità obiettiva. Il vedere la televisione è il più comunicativo degli atti, è l'esperienza che rende tutti uguali, mentre l'udire richiede tutt'altra attenzione ed elaborazione, una caratteristica propria dell'intellettuale". Sarà per questo che da anni ci troviamo il premier su ogni canale? "Il mondo diventa - rincara Baget Bozzo - quello che noi vediamo in tv. Noi viviamo la storia contemporanea in visione diretta, la realtà e l'interpretazione insieme".

A rincarare la dose il generale Jean, esperto di strategie militari, che in un altro capitolo sottolinea: "La televisione e la comunicazione di massa diventano i mezzi per influire non solo, come capitava un tempo, sulla volontà dell'avversario, ma anche sul livello di consenso dell'opinione pubblica, che nell'attuale mondo della comunicazione globale in tempo reale sta acquisendo, da un punto di vista politico-strategico, un'importanza quasi simile alla forza militare".

Giacomo Vaciago, docente di politica economica all'Università Cattolica di Milano (che in seguito diventerà sindaco del centrosinistra a Piacenza), anticipa di 15 anni i disegni di legge del "Buon Governo": "Il nostro scopo è privatizzare e ridimensionare la presenza pubblica nei momenti sia di produzione che di regolamentazione. I fondi pensioni prenderanno il posto dell'Inps e del Trattamento di Fine Rapporto e una parte significativa della Sanità sarà gestita individualmente dal consumatore". In sintesi: se ti ricoverano in ospedale non sei più un paziente, ma un acquirente.

Per quanto riguarda la politica estera già in Fininvest-Forza Italia le idee le avevano ben chiare. Sempre Jean scrive: "Attraverso strumenti affinati di geo-economia il mondo industrializzato riesce ad avere i vantaggi delle ex colonie senza occuparne i territori: attraverso manovre economiche, finanziarie, alimentari e influenzamenti politici dell'informazione". Urbani, invece, nel capitolo "Interpretazioni e tendenza degli scenari", si lascia sfuggire che "qualsiasi sistema politico sta i piedi se supera una soglia di legittimità, anche una dittatura ha bisogno di una sua legittimità".

A impreziosire "Le sfide per affrontare il cambiamento" una serie di vignette che sintetizzano, al meglio, gli interventi dei relatori. Fin dalla copertina: una sorta di ibrido, un uomo con il volto alla Ridge di Beautiful e il corpo di scimmia tiene sotto il proprio pugno il mondo. Sotto, ben evidente, in giallo fosforescente, il marchio Fininvest.

Nell'introduzione, affidata a Roberto Spingardi, allora direttore centrale Relazione interne/esterne di quelle prime convention, il titolo è chiaro: "La nostra sfida: coniugare competenza, apprendimento ed entusiasmo". Nulla di anomalo se non fosse per il disegno che occupa mezza pagina: uno "yes-men", giacca e cravatta aziendale d'ordinanza, si insedia nel suo nuovo ufficio. Una libreria (che ricorda quella alle spalle di Berlusconi nei suoi collegamenti televisivi da Arcore), ma soprattutto televisori, decoder, computer, palmari, portatili. Non a caso non è un ufficio comune, ma come si legge in una targhetta in alto è il futuro degli uffici, il Signor Ufficio: è l'"Aula di apprendimento continuo".

Ad illustrare gli scritti di Jean, l'immagine forse più significativa delle "Sfide per affrontare il cambiamento": soldati lanciati all'attacco da un generale con elmetto griffato Fininvest. L'assalto alla politica, era il 1991, era ai suoi inizi, ma gli scopi sintetizzati alla perfezione dal fumetto. E anche dalla chiusura di Spingardi: "Noi tutti dobbiamo contribuire al successo dell'azienda Fininvest e possiamo farlo quanto più riusciremo a creare i presupposti perché ciò avvenga. Il mantenimento delle motivazioni e dell'impegno al risultato, la costruzione di un clima di consenso, sono responsabilità che non solo dobbiamo accettare, ma in cui credere per costruire il nostro domani". Forza Italia?

mercoledì, agosto 31, 2005

LA MOGLIE VI HA LASCIATO PER IL VOSTRO FRUTTIVENDOLO? PROBLEMI DI GASTRITE E/O CATTIVA DIGESTIONE (A CAUSA DELLA FRUTTA COI PESTICIDI DEL VOSTRO FRUTTIVENDOLO)? IL CANE DEL VICINO (IL FRUTTIVENDOLO) VI PISCIA TUTTE LE MATTINE SULLO STOINO?
NESSUN PROBLEMA: DA OGGI (NON SOLO DA OGGI, PURTROPPO) C’È ORIANA FALLACI, CHE COI SUOI SCRITTI (ACUTI, ILLUMINATI, PROVOCATORI (?) - IN UNA PAROLA: OSCENI) È SICURAMENTE PEGGIO DI QUALSIASI COSA VI SIA MAI CAPITATA. PENSATECI, PRIMA DI LAMENTARVI, LA PROSSIMA VOLTA.
Già, ecco qui; questo (“La Nazione” – BRAVI! – lo riporta oggi;  io per me mi guardo bene dall’acquistarlo) è un passo di quel bel capolavoro che è La rabbia e l’orgoglio:
,
A me dà fastidio perfino parlare di due culture: dietro alla nostra civiltà c’è Omero, c’è Socrate, c’è Platone, c’è Aristotele, c’è Fidia, perdio.
Dietro l’altra cultura, la cultura dei barbuti con la sottana e il turbante, che c’è?
.
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eh... che c'è???
Ma il budello di to' ma', c'è... è ovvio
Probabilmente fosse stata un po' più attenta, quella donna...
P.S. Forza donna guerriera, confido che a forza di fare la guerra TU MUOJA.
giovedì, agosto 11, 2005

Probabilmente, uno batte sempre lì, ossessivo. Che palle, no? Però, il discorso è grave, direi. Quindi, invece di pisciarlo via ogni giorno, ricordatevi che avete un cervello, e fatelo lavorare. E' molto importante che questo ducetto ridicolo sparisca da dove si trova, al più presto, e con tutta la sua corte di idioti. Poi tornate pure alla vostra merda, come sempre.
Le parole che seguono sono tratte da un articolo di Massimo L. Salvadori, autore tra l'altro di un noto manuale di Storia Contemporanea, comunemente (per quanto? già quando c'ero io il FUAN - o ex-FUAN; mi pare si chiamassero già "POLO DEGLI STUDENTI", o qualcosa di simile - vociava circa la sua visione fortemente parizale e distorta - di sinistra, of course - delle vicende narrate, quindi penso l'abbiano fatto sparire, magari simbolicamente bruciandolo, com'è loro costume) in uso nelle università italiane.
 
La nostra storia nazionale è costellata da andamenti ciclici che si ripropongono dando luogo a tanti “quarantotto”. Così è stato con le crisi di fine ‘800, del primo dopoguerra, di fine anni ’60, dei primi anni ’90. La logica di questi cicli può essere così espressa: la classe politica al potere si dimostra incapace di rispondere alle esigenze del paese; il sistema politico a sua volta manca degli strumenti per dare una soluzione adeguata al divario venuto a crearsi tra il paese quale rispecchiato dal potere e la maggioranza del paese reale; il ceto di governo che si sente minacciato reagisce tessendo una rete di protezione costituita da un intreccio d’alleanza i cui soggetti ricorrono a illegalità, corruzione, mali affari, colpi di mano al limite della violenza; il paese precipita nella crisi.
In ciascuna delle crisi cui ho accennato ad agire da detonatore è stato lo strapotere che una minoranza ha esercitato sulle forze di governo: il “partito di corte” a fine secolo, il fascismo nel 1921-22, il gruppo corruttivo coagulatosi intorno alla P2, ai servizi deviati, alla finanza corrotta a cavallo tra anni ’60 e ’70, il craxismo con l’abuso del potere ottenuto in virtù della sua anomala “rendita di posizione” nel periodo d’esaurimento della Prima repubblica. E ogni volta lo strapotere di tali minoranze – da collocarsi nel suo più ampio contesto – ha avuto come ombra una dilagante fuoriuscita dalla legalità, tradottasi o nella volontà d’asservimento della magistratura o nell’attacco frontale ai giudici non proni.
[…] Le speranze nutrite dopo la caduta della Prima repubblica che l’Italia conoscesse un rinnovamento politico e morale tale da avviare un corso in grado di assicurare stabilità, legalità,decenza nell’uso del potere, normalità nelle relazioni tra i potere e gli schieramenti, rapporti non inquinati tra politica ed economia, sono andate per troppi versi deluse. Orbene quelli che seguono paiono essere i principali segni della crisi attuale.
Il sistema maggioritario in vigore ha mancato le sue promesse. Una volta respinta la strada del maggioritario a doppio turno – l’unica che nelle condizioni italiane avrebbe potuto in maniera fisiologica favorire un più sano bipolarismo – s’è riproposta con vigore la formazione di nuove fortissime rendite di posizione nelle mani di piccole o modeste minoranze in grado di accumulare un potere abnorme di tipo ricattatorio. Un partito come la Lega – il cui gruppo dirigente è composto da individui che per il loro basso livello non hanno precedenti in tutta la storia nazionale – con un consenso quanto mai ridotto nel paese, ma con l’appoggio decisivo di Berlusconi ha spadroneggiato, imposto leggi di grande portata, alcune delle quali non condivise da larghi settori dello stesso centrodestra, tese a lacerare il tessuto istituzionale e costituzionale.
È evidente che il governo e la sua base parlamentare, sonoramente battuti alle elezioni regionali, non godono più del sostegno popolare che li aveva portati al potere; ciò nondimeno hanno continuato imperterriti a varare provvedimenti che incidono in primo luogo sugli equilibri tra i poteri. Per essi l’esempio di Schroeder, che sconfitto in sede regionale ha indetto nuove elezioni politiche, non ha valore. Dopo che il Cavaliere gli aveva promesso nuovi miracoli, il paese è piombato, oltre che in un’emergenza democratica, in un’emergenza economica, con un apparato produttivo sfiancato e inadeguato alle sfide della competizione internazionale, centri di ricerca mortificati, una netta caduta del potere d’acquisto, un crescente divario nella disponibilità di risorse tra chi è stato in grado di accrescerle e chi no, un dilagante aumento del lavoro precario e un pesante deterioramento della rete della sicurezza sociale.
Mentre l’industria annaspa, s’è fatta avanti con arroganza la speculazione finanziaria da cui sono derivate vicende come quelle della Cirio, della Parmalat e quelle attuali del settore bancario, rese possibili sia dalla non volontà del governo di stabilire nuove regole sia dalla incapacità degli organi di controllo di far valere quante già esistenti. Il terreno fertile di coltura della corruzione e delle male pratiche è sempre lo stesso: il connubio inestricabile tra potere politico e potere economico.
In questo quadro generale, l’alleanza degli interessi che intendono il mercato come “mano libera” comporta come sua necessità oggettiva l’attacco incessante e virulento ai giudici, resi colpevoli d’operare per affermare le ragioni della legalità, messi alla gogna e additati all’opinione pubblica quali nemici della libera iniziativa, guastatori professionali a danno di chi porta sopra le proprie spalle il compito di governare al servizio del paese. Non a caso una legge recente ha consumato una sostanziale parte della vendetta diretta a colpire la magistratura e ora se ne prepara un’altra in nome dei “diritti degli individui” che non ha altro scopo se non d’impedire una volta per tutte che le male azioni dei corrotti vengano portate alla luce dai magistrati e dai giornalisti accusati d’essere suscitatori di scandali. La misura della devastazione morale cui siamo giunti è che per l’indignato Berlusconi che s’appresta a stendere di propria mano una legge in materia lo scandalo non sta negli atti commessi ma nel fatto di rivelarli.
Questo il sintetico censimento delle componenti di crisi che vanno accumulandosi. La crisi dei primi anni ’90, non superata nei fatti, ha ripreso il suo corso nelle vesti che a esso ha dato un decennio di transizione largamente inconcludente. Berlusconi non ha perso la parola, ma le sue parole sono moneta svalutata. L’energia posta un tempo nel promettere miracoli, ora la mette nel promettere “la catastrofe se la sinistra vincerà”. La parola spetta dunque più che mai al centrosinistra per smentirlo e per impedire che la crisi abbia ad assumere di nuovo un carattere di sistema. Se anch’esso sbaglia il paese resta povero e nudo. Ma per non perdere la partita che davvero conta, chi si candida a salvare il paese deve dirsi ed essere pronto a incidere in profondità i bubboni che costituiscono le piaghe d’Italia. La maggioranza del nostro popolo capirà la necessità d’una svolta se gliela si rende non solo comprensibile ma anche plausibile.
martedì, agosto 09, 2005

UNA GRANDE POSSIBILITÀ PER TUTTI VOI. “VA’A COLONIA. NE ESCI MONDO!”
 
Con un decreto in latino – così, tanto per mostrarsi progressisti – il Papa ha dato il via alla grande operazione “VIENI A COLONIA E NE ESCI MONDO”, annunciando la concessione dell’indulgenza plenaria, ossia la totale remissione dei peccati, per tutti i giovani che parteciperanno alla Giornata Mondiale della Gioventù di Colonia, GMG per gli amici. Simpaticamente – e come sempre con grande apertura, tolleranza e vastità d’orizzonti – a quasi cinquecento anni dalla Riforma Protestante, papa Ratzinger riafferma la validità per i cattolici delle indulgenze (tra l’altro si noti che la pratica, che i più associano a tempi molto antichi, rimase in vigore fino al 1967), la cui vendita fu il motivo scatenante della polemica di Lutero contro Roma e dello scisma del 1517. Lo fa proprio in Germania, in ossequio forse alla politica del roll-back, con un ferreo assioma che potrebbe, tradotto in termini più profani, suonare così: “è tanto (?) che non si rompe i coglioni a qualcuno. I negri li abbiamo sistemati, gli indiani d'america pure. Intanto ripartiamo dai protestanti, poi magari si passa ai buddisti. Gli islamici ci pensano da sé”.
L’operazione, che si annuncia piena di successi (già 400.000 i giovani iscritti all’incontro di Colonia, con la delegazione più numerosa che, dopo quella dei padroni di casa, è quella italiana – ma perché ci si deve sempre far riconoscere?), prevede anche il più comodo progetto GMG Domus Editio, per chi sia totalmente impossibilitato a prender parte al piano-A: agli altri fedeli “dovunque si trovino”, nei giorni della GMG, sarà concessa l’indulgenza parziale se, “almeno con animo contrito (checcazzo, almeno l’animo contrito, eh, che si deve fare tutto noi???) chiederanno a Dio, con ferventi preghiere, che i giovani cristiani si rafforzino nella professione della fede”.
Dopo l’invito a non andare a votare al referendum sulla fecondazione assistita, dopo l’illuminata sortita del Vescovo di Pistoia (sant’uomo) sulle coppie gay e sulla donna, ecco un altro sacrosanto e acuto intervento della nostra Santa Madre Chiesa di Roma, l’ennesimo episodio che ci permette di dire, orgogliosi:
“Meno male che noi non siamo come quei fanatici che vivono là, in Beduìnia!”
 
Il prossimo provvedimento, sostengono fonti ben informate, sarà il ripristino del Sillabo di Pio IX (che è Santo), e la riabilitazione dell’illustre card. Roberto Bellarmino (che è Santo anche lui)
domenica, giugno 26, 2005

ARTICOLO UN PO' LUNGO, MA INTERESSANTE...
“La REPUBBLICA”, OGGI – L’IMPORTANTE È CHIAMARSI DOCTOR: COSÌ MANAGER E POLITICI ARRICCHISCONO I LORO BIGLIETTI DA VISITA.
Uno degli ultimi “doctor” è venuto a laurearsi col suo elicottero privato: tanto per dire di quale livello sociale parliamo. Molti portano i figli grandi. Qualcuno, ricevendo la benedetta pergamena, si scioglie in lacrime: “L’avevo promesso a papà sul letto di morte”. Hanno almeno quarant’anni, sono uomini di successo, ricchi e molto spesso famosi, tutti divorati da un unico desiderio: tappare quel vuoto sulla parete, che pesa come una vergogna, con una bella cornice d’argento attorno al “pezzo di carta” sospirato, il diploma di laurea di qualche università, senza sottilizzare, va bene anche se ha un nome improbabile come “The Honolulu University”.
Eppure esiste, la Honolulu University delle isole Hawaii, e […] sono ormai decine gli italiani che hanno appeso alla parete il suo degree. Così come esiste la Clayton University, balzata agli onori delle cronache da quando Stefano Ricucci, l’arrembante immobiliarista che vuole comprarsi il Corriere della Sera, ha rivelato di esservisi laureato in Economia. La Clayton non si sa bene dove stia (pare in Missouri, ma sul sito internet dà un indirizzo di Hong Kong), comunque Ricucci non ha dovuto preoccuparsene per andare a sostenere i suoi 18 esami di Bachelor e gli altri 18 di Doctor, né per discutere la dissertazione finale. Si fa tutto in Italia. Comodamente. Senza mai vedere un solo professore americano, senza neppure essere tenuti a pronunciare una sola parola in inglese. Gli esami, a Roma. Solo per la Laurea si va all’estero: nella Repubblica di San Marino. Dove la Clayton, la Honolulu, la Adam Smith University (che risulta sempre domiciliata alle Hawaii) hanno una succursale attivissima, che produce una quarantina di doctor ogni anno.
Trovare l’ateneo dei ricchi e famosi non è semplice. Il palazzo di vetrocemento esibito sul sito internet è in realtà un condominio direzionale sullo stradone che da Rimini sale alla Repubblica del Titanio, cento metri oltre il confine. Sali al secondo piano, sopra un mobilificio, e suoni al campanello che dice European Institute of Technology. Un corridoio, due segretarie, un’auletta, un bagno e tre uffici, nell’ultimo dei quali trovi il direttore, Aureliano Casali, un simpatico esilissimo sammarinese di 78 anni che fuma sigarette al mentolo, pioniere degli studi di psicocibernetica. L’EIT è figlio suo, esordì nel ’92 con corsi di chiropratica, osteopatia, naturopatia e altre medicine alternative, ma s’accorse presto che l’attività più promettente era un’altra: il brokeraggio delle lauree a distanza.
“Noi non rilasciamo lauree, per favore lo scriva perché il governo sammarinese è severissimo. Noi mettiamo solo in contatto l’aspirante laureato con l’università americana più adatta a lui”
Perché americana? Negli USA non esiste il valore legale della laurea, qualunque privato può aprire un ufficio e chiamarlo University più un nome di fantasia, meglio se altisonante. Poi bastano una sede, due professori e bilanci in regola, e l’università può pure rilasciare degrees con l’intestazione in lettere gotiche. Tanto il valore di una laurea, negli USA, viene dal prestigio di chi la rilascia. E la Honolulu e la Clayton, […] si sarà capito, non sono proprio al livello di Harvard o Yale. “Noi non promettiamo Harvard”, protesta Casali, “però non siamo neppure i soliti venditori di lauree fasulle. Abbiamo una clientela d’élite, non inganniamo nessuno, chi si rivolge a noi sa precisamente cosa ottiene”. Sa, perché c’è scritto nel modulo di iscrizione, che le lauree di queste “università non tradizionali” che si autodefiniscono open university per distinguersi da quelle con aule e campus e sono poco più che centri di formazione per corrispondenza, non hanno valore legale in Italia, nel senso che un Doctor in Architettura della Honolulu non potrà mai fare l’esame di Stato per diventare architetto, e il Doctor in Economics della Clayton non sarà mai ammesso a un concorso pubblico che richieda una laurea.
“Ma i nostri studenti non ne hanno bisogno”, sorride Mario Festa, direttore del Campus romano dell’EIT, vale a dire degli uffici di piazza Rondanini dove Ricucci, sotto la sua personale supervisione, ha preparato gli esami. “Non chiedono una laurea per far carriera: il successo l’hanno già raggiunto”. Ma allora a cosa gli serve? Perché spendere dieci o dodicimila euro per un titolo sconosciuto e inservibile? Solo per la vanità di un “dott.” sul biglietto da visita? Anzi neppure quello, perché tutto quello che l’EIT è riuscita ad ottenere dal ministero è che i “suoi” laureati possano fregiarsi, senza incorrere nell’abuso di titolo, del prefisso anglofono “dr”, ma assolutamente non dell’italico “dottor”.
“Non è pura vanità”, spiega Festa. “Pensi all’imprenditore che ha costruito un piccolo impero faticando, lasciando gli studi, e adesso sente la mancanza di un riconoscimento per ciò che ha saputo fare. Pensi al commercialista titolare di un grande studio, costretto a vergognarsi del suo povero “rag” di fronte a tutti i giovani “dott” a cui dà lavoro. Pensi al dirigente di Mediobanca (non è un esempio inventato) che non ha nulla da scrivere davanti al nome sulla targa dell’ufficio…”. Manager, professionisti, politici (“abbiamo fatto laureare tre sottosegretari in carica”) non hanno il tempo, né forse l’umiltà di andare a sedersi sui banchi dell’università di massa, assieme ai ragazzini. Cercano una strada più semplice, riservata, efficiente, veloce. Pazienza se un “dr” non vale come un “dott”: quanti se ne accorgeranno? […]
Qualche volta, comunque, anche un “dr” serve a fare carriera davvero. Certi datori di lavoro s’accontentano della forma. “Molte banche chiedono la laurea per la promozione, e accettano anche quelle straniere. Il direttore della divisione italiana di una grande multinazionale è diventato direttore europeo esibendo una laurea Clayton”. Del resto, è un buon affare: poche migliaia di euro, il costo di una vacanza per i facoltosi businessman che si rivolgono ai brokers di San Marino. “Serve anche un po’ di sforzo”. Sforzo? “Devono pur studiare”. Ah, certo. “Su questo non si transige. Dopo la vicenda Ricucci ci telefonano a decine, vorrebbero pagare e avere subito la pergamena, s’infuriano quando spieghiamo che i libri devono studiarli davvero, almeno per un paio di anni”.
Anche qui, però, non siamo a Yale. L’executive-matricola può mettere a frutto, se ne ha, gli esami di carriere universitarie interrotte, ma soprattutto i suoi “crediti professionali”: essere commercialista, aver fatto un master a pagamento alla Bocconi, o anche solo un corso d’aggiornamento alla Guardia di Finanza può valere uno sconto sul piano degli studi: da una ventina di base, gli esami possono anche dimezzarsi. I rimanenti vertono anche su “programmi personalizzati”, cioè ricalcati sugli interessi e le competenze del candidato. Anche la laurea è una specie di relazione professionale: come Ricucci, che ha fatto la tesi sul mercato azionario, i doctor studiano se stessi. Gli esaminatori, reclutati dall’EIT un po’ nelle università italiane, un po’ nelle professioni (le University si fidano, non mandano neppure un commissario) lo sanno e non esagerano nelle pretese.
Così, è vero, si ribalta il senso dello studio: la laurea non è la premessa del successo nella vita, è il suo coronamento, il suo premio. Ma nel paese delle lauree honoris causa a pioggia, cantanti rock e campioni sportivi in testa, non è forse quello che già succede anche nei nostri atenei più prestigiosi, per volere di rettori ermellinati che si metterebbero a ridere di fronte a un diploma intestato Honolulu University?
 
postato da: Paperogonfio alle ore 19:54 | link | commenti (7)
categorie: articoli di giornale veriesseri
mercoledì, giugno 01, 2005

Laurea ad honorem a Valentino Rossi - Il ‘Doctor' diventa dottore
Il Doctor, ora è davvero dottore: dopo il cantante Vasco Rossi un altro mito dei giovani e non solo ha ricevuto una laurea ad honorem in comunicazione: il campione di motociclismo Valentino Rossi, da Tavullia. Un titolo che gli mancava. Benché uno dei suoi nomignoli sia proprio "il dottore", Valentino Rossi "dottore" non lo è mai diventato, malgrado una laurea era sotto sotto il sogno di mamma Stefania.
A colmare questa lacuna ci ha pensato la facoltà di Sociologia dell'Università di Urbino Carlo Bo, che proprio questa mattina ha conferito al pluricampione la laurea ad honorem in Comunicazione e pubblicità per le organizzazioni. Il tutto in una standing ovation organizzata nell'Aula Magna dell'Istituto.
Giacca a righe, maglietta, jeans e scarpe da ginnastica, il neo dottore ha esordito con un... "Sono abbastanza emozionato, come sto? La laurea mi rende felicissimo, e soprattutto rende felice mia mamma, che ormai si era arresa..."
"Sono molto contento" ha aggiunto il padre Graziano "responsabile" della passione per la velocità trasmessa al figlio. "Sono stato la causa della sua "dipartita" dalla scuola ed è stata una grande responsabilità portare avanti questo figlio nel mondo delle corse. Oggi la laurea ad honorem cancella questa preoccupazione definitivamente. Valentino, ha preso questa cosa con l'importanza che ha: vuol dire che ha capito che la città, che la gente gli riconosce grandi meriti".
Immancabile qualche luccicone agli occhi della madre, che ha raccontato di essersi arrabbiata con Valentino studente solo una volta, quando prese insufficiente in terza media. Nel parterre anche il cantante Lucio Dalla in veste di professore della facoltà. "Valentino - ha detto - è una grande comunicatore e comunicare è un dono della natura ma anche un dono acquisito"
"Certo che io ho faticato per prendere la laurea: ho dovuto vincere sei mondiali!". Incorreggibile Valentino Rossi, che anche da neo dottore non si smentisce e usa l' ironia per sdrammatizzare le situazioni emotivamente più forti.
In una conferenza stampa al termine della cerimonia per il conferimento della laurea ad honorem in comunicazione ("la prima in Italia in questo argomento", tiene a precisare il rettore di Urbino Giovanni Bogliolo), Valentino si è prestato di buon grado alle domande dei giornalisti che volevano sapere di lui come studente e della sua carica comunicativa. "A scuola - racconta il campione che è arrivato a fare due anni di liceo linguistico a Pesaro, prima di dedicarsi anima e corpo alle corse - la materia che mi piaceva di più era l'italiano, ma anche in matematica non andavo poi così male. Come studente mi ricordo soprattutto l' esame di quinta elementare, perchè alla vigilia mi ruppi il braccio sinistro, e per me che sono mancino fu un disastro".
"C' è sempre una grande pressione prima di un esame - divaga - e anche oggi l' ho sentita, più che alla partenza di un Gran Premio". Qualcuno gli fa poi notare che le sue 'zingarate' con l' amico Uccio sono diventate la cifra di uno stile da sublime comunicatore, che l' ha portato alla laurea.
"Quello è il bello - ribatte - che le cose pensate al bar la sera abbiano avuto tanto successo tra la gente. Forse il segreto è nelle cose vere, fatte per ridere". E la Tv? Come gestisce la sua immagine, l' icona mediatica Valentino Rossi? "Ho pochissimo tempo per me e quando ne ho non ho voglia di fare niente. In televisione non trovo tanti programmi dove poter andare, fare bella figura e soprattutto divertirmi. A me piacciono i Simpson, ma non mi hanno ancora invitato!".
"Nella mia professione - continua - è facile il rischio di sovraesposizione. La gente si stanca, mi stancherei anche io a vedermi sempre lì". Prima di andare via, Valentino si assesta sulla spalla la fascia arancione da neo laureato: "Mi tengo questo colore - se ne esce con un' ultima fulminante battuta - dopo che il magnifico rettore mi ha detto che il giallo è il colore dei cornuti".
mercoledì, maggio 25, 2005

MI SPIACE INSISTERE, MA... come dire... inventandosi un proverbio ora ora: "CHI VIVE IN ITALIA, SON CAZZI SUOI" (1)
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IL RAFFREDDORE NON FERMA IL TIFOSO BERLUSCONI - Un forte raffreddore ha bloccato Berlusconi a poche ore dalla partenza per la Turchia, costringendolo ad annullare tutti gli impegni di ieri compreso quello politico in programma nel pomeriggio a Istanbul. Il presidente del Consiglio raggiungerà il Milan solo oggi, con l’aereo di Stato su cui viaggeranno anche i figli Piersilvio e Luigi, oltre a un gruppo ristrettissimo di dirigenti Finivest e ai tre direttori delle reti Mediaset. Nel primo pomeriggio da Roma parte un altro aereo, con 50 parlamentari milanisti che prima parteciperanno alle votazioni per i giudici della consulta.
 
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(1) ma potremmo dire anche, ampliando il discorso: "chi ha il pane, abbia anche le brioches". Che poi è la variante rovesciata di "agli zoppi pedate negli stinchi"
giovedì, aprile 21, 2005

L'italia è un paese meraviglioso...

 

MILANO - Vasco Rossi diventa dottore: a decidere di conferirgli la laurea “honoris causa” è stata la Iulm. Lo ha annunciato il rettore della Libera Università di Lingue e Comunicazione di Milano, professor Giovanni Puglisi. Blasco diventerà dottore in scienze della comunicazione: la cerimonia, impegni del cantante permettendo, il 12 maggio.

martedì, gennaio 18, 2005

Massimo Fini, intellettualone de “La Nazione” (ossimoro automatico? Mah, fate un po’ voi…) si autoscrive (accompagnando il tutto con una foto – posa molto teatrale, e tenuta tra il bohèmien e il dandy metropolitano) questo panegirico, sul giornale di cui sopra, in edizione 15 gennaio 2005, sabato:

CHE SORPRESA L’ITALIA VISTA DAL PALCOSCENICO

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"Stasera concludo al “Nuovo” di Verona la tournée del mio Cyrano, se vi pare… che è il tentativo, spericolato, di fare teatro del cosiddetto “Fini-pensiero”, una sintesi di quanto vado scrivendo, nei miei libri, da una ventina d’anni. Spericolato per almeno due motivi. Innanzitutto perché presuppone che ci sia un pensiero, poi perché fare spettacolo di un testo saggistico, storico-filosofico è operazione complessa. Ma, a quanto pare, il regista, il giovane e talentuoso Edoardo Fiorillo, ce l’ha fatta. Con l’aiuto delle luci, delle musiche, degli attori (siamo in otto) e del loro movimento, di un video, di qualche breve siparietto, è riuscito a fare teatro, sia pure di tipo nuovo e sperimentale, di quella che, nella sostanza, è una conferenza. A detta di tutti lo spettacolo fila via, senza stancare. E i teatri (siamo stati a Milano, a Bologna, a Firenze, a Torino, a Modena, a Forlì e in altre piazze minori), ora sono sempre pieni. 

[segue tutto il suo resoconto sulla vita da attore, compreso uno scambio di battute con Pamela Villoresi, per poi finire sulla descrizione dei contenuti. Per quello, chi vuole può andare a rivedersi il giornale, non è che posso trascriverla tutta, l’intervista… quindi:]

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Quando scrivevo queste cose vent’anni fa, nessuno mi prendeva sul serio. Oggi, a teatro, vedo che il pubblico, di tutte le età e di ogni estrazione sociale, con moltissimi ragazzi, non solo segue attento, ma è partecipe e quasi sempre condivide. La gente ne ha le scatole piene di questo modo di vivere ansioso, nevrotico, frustrante che ci obbliga a velocità sempre più insostenibili. Soprattutto i ragazzi, alla fine, durante il dibattito che dura più dello spettacolo, mi chiedono: “Dicci cosa dobbiamo fare”. Ma io non intendo fare il profeta né tantomeno il leader politico. Anche se mi prudono le mani e avrei una gran voglia di rovesciarmi su questa società impazzita con la violenza di uno Tsunami."

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E alé! Che più? Alcune considerazioni:

1)      Il signor MassimoFini-Tsunami ha un gran buongusto, non c’è che dire…

2)      Il signor MassimoFini-Tsunami ha imparato, come buona parte di quella popolazione di coglioni che abita una certa penisola, una parolina nuova. E adesso la usa, ovviamente. Pare che in italiano, la stessa parola per esprimere lo stesso concetto, non esista, né possa esistere. (Probabilmente, se questo articolo fosse stato concepito entro il 25 dicembre, avrebbe scritto “con la violenza di un tornado”, o cose simili, insomma).

3)      La società teme, fortemente teme, tremante e annichilita, il di lui rovesciarsi su di sé.

4)     Quello che "MassimoFini-Tsunami-Laudator-Di-Tutto-Ciò-Che-Non-È" pensa è, saggistico-storico-filosoficamente parlando, un perfetto esempio di pars destruens abbastanza ovvia, che non importa esser intellettualoni per concepire. Che, poi, in un mondo come questo possa esser scambiata per grande pensata originale, be’, questo è un altro discorso.

 

 Ma ci facciano il piacere, stolidi...

mercoledì, giugno 09, 2004

Teramo - Il cantautore Luciano Ligabue ha ricevuto la Laurea ad honorem presso L'Università di Teramo. L'artista emiliano è stato protagonista della cerimonia di laurea lo scorso 28 maggio, nella Sala delle Lauree di Coste Sant'Agostino; la laurea honoris causa è in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Durante la cerimonia accademica, il preside della Facoltà di Scienze della Comunicazione, Francesco Benigno, ha letto la motivazione del riconoscimento ("Cantante rock ma anche regista, regista ma anche scrittore, Luciano Ligabue ha impresso alla sua multifome attività creativa un inconfondibile marchio artistico, quello di un autore"); poi Ligabue ha tenuto la sua lezione dottorale. La pergamena di laurea è stata consegnata al rocker dal Rettore dell'Università degli Studi di Teramo, Luciano Russi. Ligabue è in testa alle classifiche librarie, col suo ultimo lavoro, La neve se ne frega, che segue Fuori e dentro il borgo ('97) e Radiofreccia ('99).

Ritirando la laurea, Ligabue ha commentato: "Una delle maggiori qualità della canzone è la sua inafferrabilità. Io sono convinto che l'intellettuale più integerrimo che dichiara solo passioni per il jazz o per la classica o certa musica cosiddetta alta, nel buio della sua cabina, non elettorale ma della propria doccia, canticchia parecchie melodie pop che non confesserà mai ma che gli rimangono in testa tutto il giorno".