Un'operetta vana e inconcludente

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Berluscounter!

venerdì, ottobre 30, 2009

NON VI PARE

Non vi pare che questo paese sia... come dire... sia...
com'è?
Il presidente del consiglio frequenta abitualmente escort, accompagnatrici, puttane; fa festini orgiastici ogni settimana, fa arrivare le donne con mezzi di stato, le paga personalmente e via così.
A chi fa notare come questo sia un tantino moralmente riprovevole o comunque in contrasto coi doveri e la figura di una carica pubblica, si fa rispondere dai giornali asserviti che presto ci saranno rivelazioni scottanti su altri personaggi, che adesso invece si ergono a censori.
Un esponente dell'opposizione, governatore di una regione, va abitualmente a transessuali, facendo abitualmente uso di cocaina.
I carabinieri, nel momento di una retata, lo riprendono di nascosto con il telefonino e poi lo ricattano.
Il presidente del consiglio viene a sapere che esiste questo video e avvisa questo esponente dell'opposizione: "circola un video su di te, stai attento".
Pare che di questi video ne esistano parecchi.
L'Arma è tecnologica.
Un altro esponente dell'opposizione si ferma la sera per chiedere quanto costa la prestazione a un transessuale.
Il presidente della camera lascia la moglie e si mette con una di trent'anni più giovane, che in precedenza stava con Luciano Gaucci – era una compagna di classe del figlio, al Liceo.
A una proposta – non ricordo bene di chi – di effettuare test medici ai nostri parlamentari per vedere se questi abbiano fatto uso di droghe, si leva una vera e propria rivolta. Il test viene effettuato, ma i risultati non ci sono.

E questo è solo quel che si sa...

Boh... com'è, questo paese?
venerdì, ottobre 23, 2009

Si poteva - esercizi di stile - dire anche così:

Era un gabbiano. Bestie del cazzo. I piccioni del mare, con l'aggravante che il mare non c'è: due volte merda. Volava; chissà dove accidenti andava: all'inferno, probabilmente, come me tutti i santi giorni – e nel frattempo gli passavo sotto con la macchina.
Ho avuto in mente tutto quel che non sono diventato e non sono stato, nella vita. Ce l'ho sempre, in mente. Dopo una cena, qualche tempo fa, il ricordo è anche più vivo, e brucia se possibile di più. Da allora, ho avuto modo di riguardare una vecchia relazione su Giorgio Caproni, e deprimermi ancor di più. Non si dovrebbe guardar troppo nel proprio passato, no: perché assai raramente i sogni si tramutano in realtà, e qualcosa è difficile che avvenga. Sperare? Tempo perso.

Gabbiani.
Bestie del cazzo.
postato da: Paperogonfio alle ore 09:37 | link | commenti (1)
categorie: ripostiglio, dottor merda - critica militante
giovedì, ottobre 22, 2009

“Ahi l’uomo - fischiettai -
l’uomo che di notte, solo,
nel gelido dicembre,
spinge il cancello e - solo -
rientra nei suoi sospiri..."

Stamani, visto un airone. Un grosso uccello bianco, col collo lungo e le zampe sottili. Penso, fosse un airone. Volava, un campo da lavorare sotto di sé, mentre lo superavo in macchina. Ho pensato a quel che avevo pensato di fare, nella vita. Mi è tornato in mente qualche sera fa, ad una cena con un'amica. La cosa ha dato poi il via ad una serie di eventi, che adesso fan sì che mi ritrovi in mano una vecchia relazione su Giorgio Caproni.
Questa persona comunque ha detto
grazie, speriamo che i sogni si tramutino per voi in realtà. Ma qualcosa avverrà. Lo voglio sperare e ve lo auguro di cuore.
Belle parole, direbbe Vonnegut.
Così, semplicemente.

Chissà dov'è volato quell'airone.
Se era un airone.

postato da: Paperogonfio alle ore 12:07 | link | commenti (1)
categorie: ripostiglio, dottor merda - critica militante
domenica, ottobre 18, 2009

Poiché, avrà giudicato il sig. Cosmelli, l’Italia è uno dei paesi in cui meno si legge (e se si legge, si legge i libri di Sophie Kinsella, Francesco Totti e via così), la cosa migliore è cercare di arrivare direttamente alle case delle persone, nelle loro cassette della posta.
Questo era nella mia. Semplicemente, io riporto, ringraziando il sig. Cosmelli. Nessuno (o quasi) legge questo blog (e chi lo legge, suppongo sappia più o meno già tutto questo); tuttavia, questo è quanto posso fare, che è sempre più che un calcio negli stinchi:


Sette domande al Primo Ministro Italiano, Signor Silvio Berlusconi


Al Primo Ministro della Repubblica Italiana sono state rivolte dieci domande circa le sue relazioni con una ragazza minorenne invitata più volte anche a cene ufficiali. Fino ad ora si è rifiutato di rispondere. Si potrebbe fare uno sconto al Signor Silvio Berlusconi, chiedendogli di rispondere a sette domande, secondo noi molto più importanti.

Signor Berlusconi,
potrebbe rispondere pubblicamente a queste domande?

Premessa:

La Banca Rasini di Milano, di proprietà negli anni ’70 di Carlo Rasini, è stata indicata da Sindona e in molti documenti ufficiali di magistrati che hanno indagato sulla mafia, come la principale banca utilizzata dalla mafia per il riciclo del denaro sporco nel Nord-Italia.
Di questa Banca sono stati clienti Pippo Calò, Totò Riina e Bernardo Provenzano, negli anni in cui formavano la cupola della mafia.
In quegli stessi anni il sig. Luigi Berlusconi lavorava presso la Banca, prima come impiegato, poi come Procuratore con diritto di firma e infine come Direttore.

1) Nel 1970, il procuratore della banca Luigi Berlusconi ratifica un’operazione molto particolare: la banca Rasini acquisisce una quota della Brittner Anstalt, una società di Nassau legata alla Cisalpina Overseas Nassau Bank, nel cui consiglio di amministrazione figurano Roberto Calvi, Licio Gelli, Michele Sindona e monsignor Paul Marcinkus. Questo Luigi Berlusconi, procuratore con diritto di firma della Banca Rasini, era suo padre?
2) Sempre intorno agli anni ’70 il sig. Silvio Berlusconi ha registrato presso la banca Rasini ventitré holding come “negozi di parrucchiere ed estetista”, è lei questo signor Silvio Berlusconi?
3) Lei ha registrato presso la Banca Rasini, ventitré “Holding Italiane” che hanno detenuto per molto tempo il capitale della Fininvest, ed altre 15 Holding, incaricate di operazioni su mercati esteri. Le ventitré holding di parrucchiere, che non furono trovate ad una prima indagine della guardia di finanza, e le ventitré holding italiane, sono la stessa cosa?
4) Nel 1979 il finanziere Massimo Maria Berruti che dirigeva e poi archiviò l’indagine della Guardia di Finanza sulle ventitré holding della Banca Rasini, si dimise dalla Guardia di Finanza. Questo signor Massimo Maria Berruti è lo stesso che fu assunto dalla Fininvest subito dopo le dimissioni dalla Guardia di Finanza, fu poi condannato per corruzione, eletto in seguito parlamentare nelle file di Forza Italia, e incaricato dei rapporti delle quattro società Fininvest con l’avvocato londinese David Mills, appena condannato in Italia su segnalazione della magistratura inglese?
5) Nel 1973 il tutore dell’allora minorenne ereditiera Anna Maria Casati Stampa si occupò della vendita al sig. Silvio Berlusconi della tenuta della famiglia Casati ad Arcore. La tenuta dei Casati consisteva in una tenuta da un milione di metri quadrati, un edificio settecentesco con annesso parco, villa San Martino, di circa 3.500 metri quadrati, 147 stanze, una pinacoteca con opere del Quattrocento e del Cinquecento, una biblioteca con circa 3000 volumi antichi, un parco immenso, scuderie e piscine. Un valore inestimabile che fu venduto per la cifra di circa 500 milioni di lire (250.000 euro) in titoli azionari di società all’epoca non quotate in borsa, che furono da lei riacquistati pochi anni dopo per circa 250 milioni (125.000 euro). Il tutore della Casati Stampa era un avvocato di nome Cesare Previti. Questo avvocato è lo stesso che poi è diventato suo avvocato della Fininvest, senatore di Forza Italia, Ministro della Difesa, condannato per corruzione ai giudici, interdetto dai diritti civili e dai pubblici uffici, e che lei continua a frequentare?
6) A Milano, in via Sant’Orsola 3, nacque nel 1978 una società denominata Par.Ma.Fid. La Par.Ma.Fid. è la medesima società fiduciaria che ha gestito tutti i beni di Antonio Virgilio, finanziere di Cosa Nostra e riciclatore di capitali per conto del clan di Giuseppe e Alfredo Bono, Salvatore Enea, Gaetano Fidanzati, Gaetano Carollo, Carmelo Gaeta e altri boss – di area corleonese e non – operanti a Milano nel traffico di stupefacenti a livello mondiale e nei sequestri di persona. Signor Berlusconi, importanti quote di diverse delle suddette ventitré Holding verranno da lei intestate proprio alla Par.Ma.Fid. Per conto di chi la Par.Ma.Fid. ha gestito questa grande fetta del Gruppo Fininvest e perché lei decise di affidare proprio a questa società una parte così notevole dei suoi beni?
7) Signor Berlusconi da dove sono venuti gli immensi capitali che hanno dato inizio, all’età di ventisette anni, alla sua scalata al mondo finanziario italiano?

Vede, Signor Berlusconi, tutti gli eventuali reati cui si riferiscono le domande di cui sopra sono ormai prescritti. Ma il problema è che i favori ricevuti dalla mafia non cadono mai in prescrizione: i cittadini italiani, europei, i primi ministri dei paesi con cui lei vuole incontrarsi, hanno il diritto di sapere se lei sia ricattabile o sia una persona libera.

P.S. Dato che lei è già stato condannato in via definitiva per dichiarazioni false rese ad un giudice in tribunale, dovrebbe farci la cortesia di fornire anche le prove di quello che dice, le sole risposte non essendo ovviamente sufficienti.

Carlo Cosmelli
Dipartimento di Fisica & INFN
Sapienza, Università di Roma
00185 ROMA, I



Le informazioni riportate nelle sette domande sono estratte dal libro L’odore dei soldi, di Elio Veltri e Marco Travaglio, Editori Riuniti, 2001.
postato da: Paperogonfio alle ore 17:42 | link | commenti (3)
categorie: per un presidente operaio
giovedì, ottobre 15, 2009

METTI PIÙ PASSIONE IN QUELLO CHE FAI

Sì. Un cazzo.

Più entusiasmo di fronte alla vita.

Sì. Lallarillallero.

Lavori? Grazie, preferisco vivere.
(termini in stretta antinomìa; nel momento in cui capirò per quale motivo son comunque sempre associati fino all'identificazione completa, avanzerò d'una casella o due. Nella vita, dico.)
postato da: Paperogonfio alle ore 09:16 | link | commenti (1)
categorie: ripostiglio
mercoledì, ottobre 14, 2009

In questo posto, stamani, c'era una macchina promozionale del Grande Fratello - Selezioni ufficiali.
Scritte, e numeri di telefono, da una parte, su un vialone.
Ci può proprio stare, avrà successo.

Poi alla radio han passato Layla - Derek and the Dominos.
Un'altra giornata del cazzo in questo posto, a servizio di Bambina Viziata®, che s'è comprata una quota della società in cui lavora e comanda & spadroneggia, pur non capendoci un cazzo e valendo anche di meno.
Son solo i soldi, che ti definiscono.
postato da: Paperogonfio alle ore 09:05 | link | commenti (1)
categorie: aaa amarezzeaforismianatemi
martedì, ottobre 13, 2009

CRASI DI UNA STASI (LA MIA)

...ecco, sì. Allora. Dicevo.

Sono 8 anni - pensavo - che faccio questa vita. Bella, peraltro. Che val la pena. Sì. Proprio. Et indi riflettevo su un ipotetico elenco delle frasi che - suppongo - dovrei prima o poi sentirmi dire. Vedrai sì, poi, eh?

1) Ma Ciao! Fino ad oggi abbiamo scherzato; ecco qui la tua vera vita. Fino ad oggi l'ha vissuta Agazio Batrace, omino di marzapane & croccante creato all'uopo per il nostro simpatico gioco. Lo sopprimiamo subito, e puoi riprendere il tuo posto. Buona fortuna e scusa se lo scherzo si è protratto così a lungo;
2) La lunga notte è finita;
3) Vai, sei di nuovo quel che eri;
4) No su, basta scherzare... non importa mica che a lavorare uno debba andare proprio tutti i giorni. Uno dopo l'altro, sempre uguale, e tutto ti resta accartocciato e compresso per il fine settimana. O che discorso è? Finché si scherza...

(l'elenco continua a seguire)
postato da: Paperogonfio alle ore 16:45 | link | commenti
categorie: ripostiglio, lavora che ti nobilita
domenica, ottobre 11, 2009

"ma come sei elegante!"
"Sì, ho cambiato lavoro: sono un assicuratore, un agente immobiliare, uno di questi lavori socialmente molesti..."

Avrei voluto dire, se qualcuno me lo avesse chiesto.
Ma nessuno me lo ha chiesto.
Quindi lo scrivo qui.
Anche a questo serve un blog.
postato da: Paperogonfio alle ore 18:12 | link | commenti (3)
categorie: ripostiglio
venerdì, ottobre 09, 2009

VIVA L'ITALIA. VIVA BERLUSCONI. E COMUNQUE...

...e comunque, ci son notizie che sono un'iniezione di energia e di bellezza. Ad esempio, è bello sapere che l'uomo (teoricamente, o comunque stando ad un comune lessico politico) più potente della terra, è anche l'uomo a cui è stato assegnato il premio NOBEL per la pace. Quantomeno, un'esortazione all'ottimismo.
Sarà un premio preventivo (o magari no - di sicuro può far di più Obama con un discorso dal Cairo che Bush in due mandati di guerra), sarà quel che sarà. Per certo, NON c'era una ragione che fosse una di darlo al cav. mafios. simpatic. Silvio Berlusconi I (sul serio, era soltanto una barzelletta, vero?) e di sicuro, Obama è quanto di più simile a Bob (non solo a John) Kennedy ci possa esser stato.
Alle volte, anche nei nostri tempi, può nascere un fiore.
giovedì, ottobre 08, 2009

MA FINIRÀ, PRIMA O POI?

...mi piace, comunque, esser solo in ufficio. Mi posso anche immaginare in tutt'altre situazioni, quando sono solo in ufficio. Mi sento pacificato. O almeno, un po' di più...

e continuo a pensare che non ne ho più voglia.

Ieri comunque ho presenziato a questo dialogo, a riguardo di una persona che adesso non so come sta facendo (come si suol dire - siamo buffi oggi, eh? se ne parla sempre come se fosse un merito...) i soldi:
"...ma se lo merita, da' retta! Ha patito tanto"
"Pensa che da ragazzo girava in Panda..."

Poi sono andato in fiera (!), a dir puttanate a una stesa di umanità vestita bene, che gioca tutta quanta ad esser compresa nel proprio ruolo. Come occupano gli spazi, come si atteggiano, come son seri: cose del genere son proprio l'autoreferenziale quintessenza di quella stronzata gonfia e vana che è il mondo del lavoro. E la perfetta illustrazione di un messaggio che potremmo sintetizzare così: cosa cazzo siamo di fronte alla Storia e al Mondo? Appunto, un cazzo. Eppure vogliamo far finta che siamo, e tanto, con le nostre (vostre) aziende, coi nostri (vostri) appuntamenti, coi nostri (vostri) discorsi pieni di progetti e prospettive, crescite e utili, di grandi imprenditori e dirigenti.
Solo un gioco, in cui qualcuno comanda e gli altri obbediscono. Bambini che giocano a fare i grandi - ad andare a lavoro con la borsa di cuoio tutti compiti e impostati, come quando si gioca alla casa e quello che fa il babbo fuma la pipa - senza più aver niente di quel che rende bello un bambino. Nessuno gli ha mai spiegato che non era così che si cresceva, e che esser grandi è un concetto che semplicemente non esiste.
Altrimenti il mondo sarebbe stato un posto assai migliore.

Mi chiedo quando comincerò a vivere davvero.
postato da: Paperogonfio alle ore 10:41 | link | commenti (2)
categorie: ripostiglio
venerdì, settembre 25, 2009

CINESERIE MOLESTE

Sono veramente stanco di questa vita. Ma veramente, veramente stanco.

Stanco.
Potessi, m'immaginerei nell'atto di essere tal Bleff Pileggi, magari corpacciuto e di anni quarantatré, nullatenente coi baffi ma di discreta presenza nonostante una camicia a maniche corte di taglia molto più larga, ostinatamente in disparte & solo mentre tutti intorno parlano e agiscono, e lui si gingilla mestamente con uno steccolo, chino su se stesso ed alieno da qualsiasi consorzio umano, quasi autistico. Ma felice, forse.

Invece, problemi; solo ed esclusivamente problemi.
Affanno, ansioso arrivo sempre oltre un immaginario termine, e vestiti che ti tornano male addosso e t'ingoffano. Senso di fastidioso calore stanco in fondo alla colonna vertebrale e/o dietro il collo. E cose da fare, falle da tappare, ed altre che se ne aprono e niente resta in mano. Conti che non tornano, in tutti tutti i sensi.
Da prendersi la testa fra le mani e star lì. 
Sono stanco.
Ah, fossi un Bleff Pileggi qualunque, nell'atto tutto intento di pulire il mio steccolo cor un coltellino da svizzero! Altro che rincorrere et aggiustar problemi di cui m'importa un cazzo, per un salario da fame e per l'ingrasso metaforico del padrone
, speriamo - gesù cristo, se speriamo! - esploda!

A volte penso che vorrei non esserci mai stato.
postato da: Paperogonfio alle ore 18:15 | link | commenti (3)
categorie: ripostiglio
martedì, settembre 22, 2009

(nòvo et subito avviso del pari scritto per l'intero coll'ausylio majuscolo, a sottolinear l'importanza dell'evento/annuncio/novella e - soprattutto – a rinnovellar un po' di greggia cafonaggine)

A SEGUITO DI PICCINERIE D'ANTAN, NOIAMENTI DEL PROSSIMO TUO COME SE STESSI, DELETERI TORMENTI (QUALI?), ENFISEMI, ANSIETÀ, CIBREI, MENABREI ET ALTI LAÏ, NONCHÉ - IN OVVIO - PÈRIPLÎ INFINITI (?): ALFIN DI TUTTO CIÒ, DICEVO - OIOI ORA MI SAREI ANCHE ROTTO I COGLIONI - SAREI TOSTO AD INFORMAR VOIALTRI (O ANCHE DIRETTAMENTE LOROLÌ) CHE ANCOR DI NUOVO, FINALMENTE, SOMMAMENTE, RICHIESTISSIMAMENTE (PER USAR UNA SYNTASSI SYMPATICAMENTE ERRATA, MA D'ALTRA PARTE SO UNA SEGA IO, SON GEOMETRANS) CHE CIÒ


(papparapààààààààààààààà)



Che cosa esattamente rende la vita moderna così diversa, così attraente?

ESISTE. Ancora, sì. Proprio.

Cioè, via, esisterà a breve. Forse. Se l'era dell'acquario non porta merda. Se non porto due punto sei andando 'n culo. Se la mia pyantagion di grilli per il capo smetterà di cantare. Se non mi scendesse la mandibola inferiore mentre mangio tre-chiletti-tre di lambruschi alla vigliacca (cotti al vapore). Insomma via, in altre parole, ciò significa che tal manufatto è quasi pronto et in uscita presso l'editordo in calce al medesmo. Ne darò conto a proprio tempo et agio (n'ha avuto poco, finora?). Il proprio tempo et agio par essere ENTRO E NON OLTRE ottobre (o anche maggio del prossimo anno, chissà)

AVVISO (per tempo): chiunque abbia letto questo messaggio, poi è obbligato a comprarlo

(No il messaggio dicevo il libro mi pareva chiaro; se scrivevo bene tutt'al più ero impiegato)
lunedì, settembre 14, 2009

Bel film, Videocracy. Magari avrà più successo di quel che ci si può aspettare. Un successo che vuol dire un po' di pubblico, perché effettivamente son tanti quelli che non amano un determinato stato di cose, ma – ahimè – non abbastanza, a meno che il nostro simpatico presidente non abbia alterato anche i risultati delle elezioni (cosa di cui non ci si dovrebbe stupire più di tanto, visto che ha accusato gli avversari di averlo fatto, e da venditore qual è, è solito applicare alcune tecniche più che collaudate, quali quelle del Noi? Voi!; Accusa il concorrente di quel che stai facendo tu, etc. etc.); ma un successo che a poco o niente porterà, disciolto come sarà nella struttura un po' troppo confusa del film, che se in principio vorrebbe prendere 3 figure chiave e concentrarsi su quelle, dando anche conto di come la vive l'italiano medio, si perde alla lunga un po', tralasciando nessi e congiunzioni, per un quadro globale che resta una sequenza di aneddoti, quello sì, terrificanti ed annichilenti.
È il caso dello sguardo fisso e paciocco del porcellino bianco Lele Mora, che mostra orgoglioso i filmati di svastiche ed altri orrori detenuti sul suo portentoso cellulare, perché – che lo si sappia in giro – lui è fieramente mussoliniano; è il caso dello spot femminil-canoro Meno male che silvio c'è, o le sue foto biancovestito + camicia di seta blu con le becche in villa; è il caso di Fabrizio Corona che conta fogli da 500 euro sul letto e dice che bisogna entrare in politica, prendere il potere e farsi i cazzi propri (a quando una candidatura nel PDL?); è il caso di corpi femminili buttati a manciate ad agitarsi sotto l'occhio della telecamera, sia un provino o uno studio televisivo dove a culi si assommano culi, a tette, tette, e via così all'infinito, a colorar le nostre vite e darci tante belle cose da guardare. Corpi maschili che maschiamente troneggiano a bordo piscina, esibiti perché hanno (avranno, potrebbero avere, hanno avuto?) un qualche talento. Briatore che gira con gli occhialini azzurrati per il suo locale mentre si sceglie la fortunata da mandare per uno stage di una settimana al sultanato (rete 4); ancora Corona che ci mostra il cazzo imbarzottito sotto la doccia e ci dice che lui è il Robin Hood moderno, che ruba ai ricchi per tener per sé; il nostro presidente che sorride e che dice che il 50% del suo tempo lui lo dedica a migliorare le condizioni dell'Italia: siam proprio dei poveracci, dei poveracci che fanno le foto alle celebrità, e son contenti di partecipar dei loro successi.
In sintesi, come qualcun altro ha detto, un horror piuttosto che un documentario.
Dà noia allo stomaco.
Ed è pure antecedente agli scandali sessuali del sultanato, ai favori sessuali in cambio di candidature politiche, ai festini col ruffiano che porta donne & coca, alla strategia d'autunno - per quanto venga denigrata così tanto, c'è molto dell'URSS modello staliniano nel Sistema-Berlusconi, dai nemici della rivoluzione in giù, passando dal culto della personalità (ancora una volta il modello accusa qualcun altro di quel che stai facendo tu) - con l'epurazione delle persone non gradite a mezzo campagna diffamatoria (è toccato a Boffo, anche come avvertimento alle alte sfere di Santa Madre Chiesa - o con me, o niente più finanziamenti & favori; al momento tocca a Fini, in vista d'un repulisti per meglio accorpare nell'azienda quel che resta).
Chissà, sennò.

http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/spettacoli_e_cultura/cinema/venezia/videocracy-successo/videocracy-successo/videocracy-successo.html
giovedì, settembre 10, 2009

I'M STILL JENNY FROM THE BLOCKS – SÌ, POROPOROPOLLON...

Mi vien da pensare che proprio c'è qualcosa che non capisco. Qualcosa che mi manca o mi sfugge. E ogni giorno che passa, mi sfugge di più. Chissà dove va a nascondersi; chi lo capisce, perché lo capisce, eccetera eccetera.
Il fatto è che mi sembra che un meccanismo affinatosi e consolidatosi in più di un secolo presuppone che tu – che ovviamente bene o male stai in quel serbatoio d'umanità che è la maggioranza di persone – butti via completamente la tua vita in una qualche attività che non ti riguarda minimamente, a vantaggio di uno/pochi. E che tu lo faccia per vivere, nel senso più biologico-materiale del termine. Tutto è iniziato con una concentrazione dei mezzi nelle mani di alcuni soggetti, i quali quindi più che mirare a portare (magari in pace con se stessi, in quel che facevano più o meno identificandosi), a termine un'azione/attività nel suo intero ciclo hanno dovuto/voluto, trovandosi in mano un numero sempre più alto di mezzi di produzione, frazionare il tutto, con la conseguente necessità di utilizzare l'attività di altre persone per rendere operativi quei mezzi e dargli un senso e un moto in vista di uno scopo. Non solo: sempre più frequentemente, tali individui accentratori niente o quasi avevano a che fare col prodotto finale, e dovevano quindi (paradossalmente) dipendere dall'attività delle altre persone, pur trovandosi a decidere sul come tale attività organizzare e come meglio comandare questa gente, magari non rendendola cosciente che da essa stessa dipendevano. Inoltre, lo scopo di cui sopra non rimaneva più il prodotto finale – il frutto di quella determinata azione/attività, magari un frutto unico irripetibile o quasi; bensì il denaro, che nient'altro era se non (primariamente) merce di scambio per acquistare i frutti di altre determinate azioni/attività, allo stesso modo strutturate. A propria volta, anche l'attività delle altre persone ha fin da subito avuto, come conferimento di senso e quindi compenso, un corrispettivo in denaro, il quale quindi si trovava a diventare l'unico protagonista di un circolo da cui uscire era impossibile. Tutto diventava denaro: la quantificazione del tempo e dell'attività di chi forniva l'attività all'individuo che i mezzi aveva; lo scopo di chi i mezzi forniva; i mezzi stessi, che un valore sempre più alto si trovavano ad avere. Se a tutto ciò si aggiunge il fatto che il contesto stesso pareva concepito per ingenerare bisogni e necessità – effettivi, semi-reali, fasulli o indotti che essi possano essere – così da mantenere il denaro sempre in circolo, si capirà come quest'ultimo possa diventare il principio e la fine di quella che è la nostra meravigliosa società, definendola e racchiudendola così nella propria essenza. E, dando a tutto un prezzo, quello che dovrebbe essere nulla più che un mezzo, si trovava a diventare essenza assoluta, appunto principio e fine della nostra esistenza: più denaro è a tua disposizione, meglio stai, e maggiore è il tuo potere o prestigio. La catena di eventi che ne è derivata può riassumersi a sua volta in un assioma bifronte: più mezzi accumuli, più azioni fai; più azioni fai, più denaro hai. Ovviamente, più mezzi accumuli, meno potrai essere in grado di gestirli da solo. E quindi: più mezzi hai, più azioni fai fare, e via discorrendo. Da qui è nata la figura dell'imprenditore, che non compie una determinata attività in vista di un prodotto finale, magari esclusivamente suo; bensì accumula e mette a disposizione per produrre su sempre più vasta scala. In vista di un accrescimento del proprio benessere, che è – sempre qui si torna – semplicemente denaro.
Si badi, nessuno sprezzo per la materia in sé: i nobili di ieri avevano fondato la propria superiorità – e dico in concreto, al di là cioè di astrusissimi quanto campati in aria ragionamenti su un sangue di un altro colore – su un retaggio antico che nient'altro era se non un possedimento terriero (da conte/contado in giù): può esser certo plausibile, quindi, che oggi la nobiltà sia motivata e originata dalla quantità di denaro di cui uno dispone. Della serie: il concetto era ridicolo ed arbitrario prima, ad oggi si aggiorna e conforma. E non si salti su con la storia di una rozzezza o di una scarsità di cultura dei nuovi arricchiti: l'affinamento (culturale artistico scientifico, qual che sia) è concetto che riguarderà magari i figli dei figli, e del resto si può ragionevolmente supporre che anche la nobiltà antica si sia affinata coi secoli - se e quand'anche.
Per buttarne giù una – che esattamente come questa all'inizio ha avuto miriadi di pregi e indubbie funzioni social-evolutive, incrancrenendosi magari con l'accumulo nel tempo di privilegi sempre più ingiusti, smisurati & immotivati –  al fine di provare ad instaurare un ordine nuovo ci son voluti secoli, rivoluzioni e princìpi, e un sacco di altre cose.
Dico di classi sociali, sapete.
Il mondo va più veloce, si sente dire spesso, e tutto è accelerato. Magari si fa prima. Ma un nuovo virus è sempre più forte del precedente, e si difende coi denti. Magari non si fa, e si va solo a peggiorare.
Cazzo però... scrivo tutto questo mentre due o tre colleghe ciaccolano e non riesco a concentrarmi, indi per cui ne verrà fuori un quadro decisamente mosso. Ma questo passa il convento. E se il silenzio va a farsi fottere, va a rotoli anche tutto il resto.
E il filo dei miei pensieri è già sottile di suo ormai.
E questo non è quello che volevo scrivere, alla fine.
Farò caà?
postato da: Paperogonfio alle ore 18:15 | link | commenti (1)
categorie: aaa amarezzeaforismianatemi
mercoledì, settembre 09, 2009

MYSTICO MA CANDYDO (?) SEGRETO

Vorrei molto essere assai più presente su questo blog, e scriver giù cazzate come se piovesse.
Magari m'affinerei
anche, e ne scriverei sempre di migliori, e di migliori, e di migliori...
E invece...

*SIGH*

Vita del cazzo.

postato da: Paperogonfio alle ore 18:41 | link | commenti
categorie: ripostiglio
lunedì, agosto 24, 2009

Questo posto è per me una costante, mio estremo malgrado. Un luogo in cui finisco sempre per trovarmi, in un modo o nell'altro. Avrò avuto... ma sì, non importa che dica “avrò avuto”: avevo 14 anni, 14 anni ancora da compiere, ed era il 1989. Si può esser precisi anche parlando di cose non tangibili o troppo chiare, come un malessere, un'idiosincrasia, una repulsione somma. Perché questo è quello che è: una repulsione, una non possibilità di sopportazione, cui fa da contraltare una qualche forza che qui mi riporta, a intervalli irregolari – perché niente è regolare nella vita – ma costanti.
Questo posto è il mio personale pozzo dei non-desideri; oppure, con meno wonderland, quanto di più negativo ci possa mai esser stato, per me. Ci sono venuto a scuola; ci sono tornato una prima volta per lavoro; poi una seconda; e poi infine una terza, adesso. Sullo sfondo – e mi domando: poteva essere diversamente? Sì che poteva, ed è molto significativo che non lo sia stato, invece – anche orride frequentazioni/disavventure con l'altro sesso. E – badate – non è solo perché ero un adolescente ed ero a scuola ed eran le prime esperienze e quindi è normale e chi non ha mai vissuto 'ste cose e via così. No. Poi, non ero più un adolescente, non ero più a scuola e non eran le prime esperienze. E il risultato era lo stesso.
Voglio dire: tutti noi abbiamo avuto momenti brutti, senz'altro. E tutti noi li abbiamo legati in un modo o nell'altro a qualcosa: a una persona, a una stagione particolare, ad un semplice dettaglio, ad un odore. Le madeleines di Proust, per citare illustre esempio nobile, che a lui aprivano le porte dei ricordi d'infanzia. Le mie madeleines andate a male: io non posso certo sostenere che tutto quanto mi è capitato di brutto o spiacevole nella vita sia da mettere in relazione a questo posto (o a tutto ciò che da questo discende) e far così la più semplice delle equivalenze; tuttavia non c'è, dico, non c'è un evento positivo che pur riesca a ricollegarvici. E questo, pur avendoci sprecato ormai una buona parte della mia vita. Ma non è questo, il punto, in fin dei conti. Sarebbe chieder troppo, né vorrei momenti belli da ricordare. Quelli li ho, e li ho su tutt'altro piano e fanno parte di me e mi fanno anche da scudo. Semplicemente, io continuo a chiedermi: cosa diavolo c'entro io, con questo posto, con questo posto e la sua mentalità e la sua globalità e i suoi spiacevoli individui? Niente. Io non c'entro niente. Perché non riesco a lasciarmelo semplicemente alle spalle? Se tu capisci di non essere un pesce e ti trovi nel mare, ti rendi conto che dovrai per forza uscir dall'acqua, prima o poi. Cosa ti succederebbe se continuassi a rimaner nell'acqua e non fossi un pesce? E non sarebbe forse la cosa più naturale del mondo per te che hai appena scoperto di non essere un pesce uscir dall'acqua? E, allo stesso modo, non sarebbe perfettamente consequenziario non rimetterci più piede – perché hai scoperto che son mani e piedi, non pinne – se non per poco tempo e con l'assoluta certezza che nell'acqua ci sei solo di passaggio?
Sì lo so, gli exempla sono un conto e la vita è un altro, e non sempre – anzi, quasi mai – si fa quel che si vuole o si desidera; ma insomma, a tutto ci dev'essere un limite, no?
E io a me ci tengo, tra l'altro. E so che scrivere è esorcizzare.
O così pare, o così mi immagino io. In ogni caso, si tratta di provarci: scrivendo puoi rimettere in scala le cose, o dargli il giusto peso, o farti più forte rispetto a loro. Scriverne è lasciare quel che vogliono sia fatto per dir qualcosa che senti di dover dire, pensandoti, anche se per poco, libero - e la parola libero, credetemi, sarebbe da intendersi nella sua accezione più piena: libero, libertà, assenza di costrizioni, senza nessun vincolo o pastoja; ma anche adesso vale eccezion fatta per il telefono, il fax, l'e-mail - d'altra parte, devi  sempre servir qualcuno, diceva Bob Dylan, e questo è quanto di meglio posso essere e fare al momento. Anzi, a pensarci sento già le urla di domani, le continue insopportabili tirate e bofonchiamenti perché a seguito del solito sconclusionato controllo questo non è stato fatto, questo nemmeno, quest'altro neppure.
Io so che vado in un'altra direzione, e se anche c'è una forza che qui mi riporta, in un modo o nell'altro, riuscirò ad uscirne, perdio.
E questo è il massimo che posso fare, per adesso.
E adesso vaffanculo, torno a provare a vivere lo scampolo che ne resta al di fuori.
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giovedì, agosto 06, 2009

Ecco, sono a lavoro. Poi, attendo che qualcosa succeda. Prima o poi succede, vedrai.
Nel frattempo.
Nel frattempo pensavo: uno, che non riesco più a portare più a termine un libro senza perdermici e scordarmi tutto quel che è successo in precedenza, sicché da un certo punto in poi non ci capisco più un cazzo e mi saltan connessioni, rimandi, dettagli fondamentali (non sono i libri che leggo che fanno schifo, sono io...); due, che se abitassi in un posto tipo Arsago Seprio, o anche Cavaria Con Premezzo o – perché no? - Robecchetto Con Induno e mi chiamassi tipo Agazio o anche Sanerio probabilmente starei tutto il giorno a ridere; tre, che non capisco quale cavolo di interesse dovremmo avere nelle vicende private della famiglia Berlusconi. Voglio dire: ok che gli interessamenti di questo osceno satiro di tard'età nei confronti delle minorenni e/o delle prostitute e/o delle veline (o delle veline prostitute, o delle veline minorenni, o delle prostitute minorenni, fate un po' voi) dovrebbero  esser motivo più che sufficiente per le sue immediate dimissioni; ma con tutto ciò, perché oggi c'è un'intervista alla figlia, ieri alla moglie, poi un'altra alla ex-moglie (sempre la stessa, la seconda, il cui status è forse cambiato dalla prima alla seconda), in cui ci dicono e di come sia tutto finito, e ci danno informazioni sul patrimonio, e del fatto che loro non frequentano uomini più anziani e via discorrendo. Di tutto ciò, cosa ce ne dovrebbe fregare? Perché per esternare i vostri sentimenti (o magari mandar velatamente minacciosi messaggi trasversali a riguardo d'una futura divisione a vostro veder equa del patrimonio di famiglia) utilizzate i giornali o altri pubblici strumenti, e poi magari vi lamentate del fatto che il vostro privato è vilipeso e in pubblico sbattuto? Siam d'accordo che il politico (inteso come figura tout-court, non già come singolo individuo che di mestiere fa il politico) non ha privato, e ci mancherebbe: ma in tutto questo chi cazzo siete voi? Se politico siete anche voi, è niente più che la riprova che più che una repubblica fondata sul lavoro, l'Italia è un patronato fondato sulla tenuta di Arcore, e il castellano (con famiglia, sodali e sgherri) è il suo signore. Ecco, dunque: perché non ve la vedete un po' tra voi? Certo, da una parte Vi si può solo ringraziare: tirate acqua al mulino di chi (io, ad esempio) pensa che il nano anziano e la sua cricca meglio starebbero dietro qualche sbarra; tuttavia la cronistoria di cosa prova Veronica Lario e/o Barbara Berlusoni nei confronti del padre/marito/presidente operaio me la sarei persa volentieri. Cazzi loro. Quanto ai timori per un patrimonio da spartire, perché non Vi fate pressioni d'altro tipo, che immagino in loschi canali ci siate un po' tutti immersi?
Tutto ciò, sì. Però più che altro son preoccupato perché leggo male, e non capisco un cazzo e ancor meno me ne resta. Del rimanente - non più potendo ormai chiamarmi in modo diverso, o cambiar residenza a favore d'un posto pieno se ben va di zanzaroni e accenti orridi - me ne frego. Ma intanto ho fatto le sei e venti.
I consigli son sempre graditi.
Al proposito, come no.
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venerdì, luglio 17, 2009

TORNA IL GRANDE GIORNALISMO D'INCHIESTA PISTOIESE
Graffiante e incisivo, sempre pronto a puntare l'accusatorio dito sulle iniquità dei nostri giorni, nel contempo sferzando le coscienze di chi legge al fine d'uno sprone al lor ben fare, il giornalismo locale torna ad indicarci la via, arrabbiato e militante, dalle colonne di nobili quotidiani quali IL TIRRENO e/o LA NAZIONE

“Fiume d'acqua da un tubo che perde. Nessuno interviene” (La Nazione, 16.07)

“Parla il pistoiese che mostrò il sedere nudo durante il tg1da L'Aquila” (Il Tirreno, 16.07)

Si attendono nuovi entusiasmanti sviluppi, ricordando che già a suo tempo era "al via la stagione delle trote, ma manca
va il ripopolamento - colpa della burocrazia".
mercoledì, luglio 15, 2009

Uno si poteva chiedere: O Mastella? Come mai non dice nulla? L'hanno anche portato a Strasburgo. È bello averci uno come Mastella, in Italia. È probabilmente il Craxi dei nostri tempi. La qual cosa la dice assai lunga, sui nostri tempi.

(fonte: LaRepubblica)

Per la prima volta a Strasburgo gli stipendi sono uguali per tutti. L'eurodeputato del Pdl: "Questi non sanno quanto si prende a Montecitorio"

"Una miseria questi 290 euro"
Mastella protesta per la diaria


STRASBURGO - "Una diaria di 290 euro! 'Sta miseria. Non ci si sta dentro. Questi non sanno cosa si prende al Parlamento italiano". Clemente Mastella esterna il suo disappunto per le nuove "durezze" a cui sono sottoposti i 736 eurodeputati. "Si prende meno che in Italia". Lo urla in ascensore, sventolando furioso le carte che via via gli porgono i suoi assistenti. Studia i chilometraggi. Chiede a Cristiana Muscardini, storica eurodeputata di An, ora nel Pdl assieme all'ex ministro di Prodi, come funzionino le firme-presenze per essere pagati.
Per albergo e vitto la Ue paga ai deputati 295 euro al giorno. Più una correzione legata alla durata del viaggio e alla distanza fra casa e aeroporto (tre euro al chilometro). Fino a questa legislatura gli euro erano 250: l'aumento è legato alla nuova normativa scattata all'Europarlamento. Da quest'anno tutti i deputati guadagnano uguale: 7.666,31 lordi al mese, indicizzati sull'inflazione. Al netto, sono 5.700 euro. Con pensione dopo cinque anni, finito il mandato. Finora invece gli stipendi erano equiparati a quelli dei parlamentari nazionali: gli italiani erano i Paperoni e adesso prendono meno; ma per lituani, bulgari, e molti altri è una pacchia.
Nel conto, poi, ci sono 4.402 euro al mese per spese generali: vere o no, non si deve dimostrare nulla. Solo essere presenti in aula almeno sette volte all'anno. Altri 17.570 euro mensili, invece, sono per l'indennità di segreteria: stipendi e spese degli assistenti scelti dal deputato. Finora anche questa cifra era intascata senza ricevute, magari per collaboratori condivisi fra deputati.
I biglietti aerei per la prima volta non sono rimborsati a forfait: i rimborsi di business class per biglietti low cost o per viaggi di gruppo in auto erano prassi diffusa. Così ora è obbligatoria la ricevuta. Idem per la benzina: 0,49 euro al km. Infine, 4.148 euro sono destinati a viaggi fuori dai rispettivi Stati e 149 euro al giorno, hotel escluso, per missioni extra-Ue. Finisce così l'escamotage di incassare 1.500 euro in nero a settimana per i viaggi aerei che i deputati compiono per le tre settimane mensili di sedute a Bruxelles o Strasburgo. Alcuni, peraltro, si facevano vedere all'Europarlamento anche la quarta settimana, quella destinata al collegio di casa. Altri 1.500 euro.
martedì, luglio 14, 2009

A me questa cosa fa ridere, non so poi. Vediamo se ne fanno uno per uno, poi.  Nel caso, io prenoterei quello di Calderoli, che pare s'intitolera "Vieni anche tu, nei ringo boys". Imperidibili anche quelli di Schifani ("Io, Schifani - un cane da riporto"), Capezzone ("Ti garberebbe eh, sfasciarmi da' cazzotti?") Angelino Alfano ("Come può esistere, gente come me?"), Maurizio Gasparri ("mmmmmrar greeeeep giiiiiiiiii preeeeeeeeee brum brum brum")

(fonte: La Repubblica)


Patinato bilancio dei primi mesi di governo della responsabile delle Pari opportunità
Molte foto in varie "mise", e la promessa: linea dura contro i clienti di prostitute

Un anno con Mara Carfagna
la ministra si celebra in un libro


ROMA - Si intitola "Mara Carfagna, un anno di governo". Non è la solita, anonima e burocratica, brochure governativa ma qualcosa di più frizzante, adatto al personaggio. Copertina blu Armani (un omaggio allo stilista del cuore), 65 pagine patinate per raccontare tutte le fatiche della ministra e un piccolo book fotografico con 18 scatti autocelebrativi, in cui è sempre lei la protagonista.

Raccontano che Silvio Berlusconi abbia ordinato a tutti i componenti della "squadra" di compilare il bilancio di un anno di attività, ma la Carfagna ci ha messo del suo ed è nato il "book". Molto personale, fin dall'introduzione, in cui confessa la tentazione della maternità. Con queste parole: "Mi sembra urgente e doveroso come donna lavoratrice, e spero futura madre, tentare di offrire una soluzione a quelle difficoltà che le donne quotidianamente incontrano". Poi promette che "presto diventerà legge anche il testo contro la prostituzione in discussione in Parlamento", a dispetto di quanti ipotizzavano un congelamento del ddl per non creare imbarazzi in tempi di escort. E invece no, la Carfagna tira dritto: "È sentita come prioritaria l'esigenza di colpire chi si avvale della prostituzione o contatta delle persone che si prostituiscono alimentando il mercato stesso".

A una prima parte più istituzionale sui provvedimenti sponsorizzati dal suo ministero - dal reato di stalking al garante per l'infanzia - ne segue un'altra dove la Carfagna viene celebrata con molte fotografie. Con un "calendario" che la segue quasi giorno per giorno e ne racconta le gesta, corredato dalle immagini della ministra con Napolitano, Alfano, La Russa, e poi Lula, la Moratti, i clown degli ospedali pediatrici, con la mimetica in mezzo ai soldati italiani, in maglioncino fucsia tra i terremotati d'Abruzzo. L'ultima foto è quella con papa Ratzinger, al cui cospetto la Carfagna si presenta con la testa coperta da un velo di pizzo nero. Molto elegante, molto Armani.
giovedì, luglio 09, 2009

Part II (valore pressoché nullo) - LEGGERO CON DISAGIO

Scrivere in verde mi fa bene. Accresce la mia autostima e semina serenità, forse.

Restare in silenzio, non necessariamente significa che non si abbia niente da dire. Dentro chi resta in silenzio, la vita può sobbollire, fervere, macerare oppure anche star calmina e cheta, sì. Senza contare che il silenzio meriterebbe una rivalutazione tour-court.

Si dice che il maiale sia un animale nobile ma sacrificato, giacché vive in funzione dell'esser mangiato dall'uomo. Ciò accade perché non si verifichi il contrario. Avete mai provato a cader per terra in un recinto di maiali?

Ho trovato un uovo di dinosauro/coccodrillo, nel posto dove lavoro. Alle volte, la vita. C'è da metterlo in acqua, e lasciarlo sommerso per due giorni. Poi si schiuderà, e l'adorabile bestiola verrà fuori. L'ho portato subito ai miei nipoti, che ora son lì che guardano la bacinella, sperando che il tutto avvenga anche prima. Si picchiano perché uno vuol toccare l'uovo, l'altro sa che non bisogna toccarlo.  E non sanno, i tapini, che appena la bestiola verrà fuori li mangerà. Il miracolo della nascita;  la grande fregatura della vita.

Se corri tutto gobbo, corri senz'altro di meno.


È difficile vedere un gatto nero in una stanza buia, specie se il gatto non c'è (ok, questa non è mia ma era talmente significativa che non si poteva non prenderla in esame, facendo un bilancio della propria esistenza).

Cosa diavolo me ne può importare? (crasi del pensiero odierno, quello mio in particolare).

Chi mangia di più è più in carne, chi è più in carne sta meglio. Inoltre sfoggia tutto il suo benessere (questo è l'assunto su cui molte società arabe più o meno primitive hanno basato per molto tempo se stesse. Non siamo poi così lontani noi, oggi).

Fai del bene agli altri, sii amabile e gioviale, simpatico e alla mano. Qualcuno ti ripagherà, qualcuno no, qualcuno così così. Ad altri sembrerai insopportabile; altri sembreranno insopportabili a te. Detta in questi termini pare una cazzata, eh, in realtà è una summa della vita, più o meno tutta.

Perché deve essere sempre tutto così difficile? Le seccature, invece, sanno sempre dove abiti.
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mercoledì, luglio 08, 2009

QUALCHE PERLA DI SAGGEZZA SPARSA, PER PASSARE IL TEMPO (ANCORCHÉ QUESTO PASSI ANCHE DA SOLO, SPESSO MUOVENDO CON SÉ NOTEVOLI SCORIE)

Per quanto lontano tu possa provare ad andare, poi tornerai sempre sulla stessa strada, la tua. Qualora non ti ci sentissi a tuo agio, son cazzi tuoi. Mica è tua perché te la sei scelta, eh?

Gli sforzi servono e il lavoro paga: vero, ma poi c'è sempre chi ti tira giù. Gli basta un attimo: s'aggrappa ai tuoi pantaloni e il tuo volo è già finito. A volte ti sei solo illuso, di star volando.

Dal peccato originale che la chiesa ci vuole giocoforza attribuire, penso che ci mondiamo lentamente già ogni giorno, avendo a che fare quantomeno con i propri superiori a lavoro e/o con un sacco di persone spiacevoli. Senza contare che io a Gesù magari gli avrei dato retta, fosse stato per me (che me ne poteva fregare, a me, di Barabba?).

Vorrei che molto di quel che è successo non fosse successo affatto. D'altra parte, vorrei anche che molto di quel che è successo fosse successo proprio così, più o meno. Dove si ferma l'ago della bilancia?

Lavorare è un po' come continuare ad andare a scuola, tutti i giorni, (almeno) otto ore al giorno. Solo che in questo caso il tuo professore ne sa molto meno di te, ed è molto più odioso. Ed è anche convinto di farti un favore, e ti chiede cose che giovano solo a lui, e che per te non hanno un senso.

Te la aspettavi così, la tua vita?, è una domanda che nessun uomo/donna dovrebbe aver la cattiveria di fare, a nessun altro uomo/donna.

La tua vita la vorresti diversa, il mondo lo vorresti diverso, il passato lo vorresti cambiare, tante cose le vorresti migliori o più abbondanti. E passiamo dunque la maggior parte del tempo a lamentarci e a desiderare qualcos'altro. Non è una cosa assurda, la vita?

Un tempo ero persona assai più brillante, magari anche più piacevole, creativa ed originale: forse è vero, o è il mondo intorno a me che è peggiorato? Perché io escludo sia migliorato, però non si sa mai.

Che posso farci, io? (filosofia di vita in voga nel VI sec. a.C. presso antiche quanto misteriose società pre-sumere - massima peraltro di dubbia efficacia, dal momento che tali società sono, a torto o a ragione, completamente estinte)

Mi guardo vivere e penso che se c'è un nesso fra tutto quello che ho fatto e faccio, esperisco ed ho provato, farò e proverò, io proprio non lo so trovare.

Beh, vi aspettavate forse qualcos'altro?
(frase che presumibilmente uno potrà udire dopo il trapasso)
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venerdì, luglio 03, 2009

ARRIVO ALLA SERA E MI FACCIO TANTE DOMANDE, UNA DI QUESTE È: CHE ORE SONO?

Mi stavo chiedendo: lavorando (essendo costretto a, sia ben chiaro), le persone con cui sono entrato in contatto, dopo un po' di tempo mi han confessato di non avere più alcuna voglia di lavorare. Inizialmente, mi sembrava fossero felici e motivatissime e vogliose di sacrificarsi al lavoro e tutto quanto ne discende; dopo qualche mese di (presumo) mia compagnia, tutto era molto più contenuto, fino ad un accidioso immobilismo lavorativo di tipo quasi assoluto. Fossi io o fosse qualcos'altro, tutto – entusiasmo, buona volontà, professionalità, etc. – era decisamente rallentato.
Non solo: ho notato la stessa cosa a riguardo della ditta in cui mi trovavo a prestare la mia opera, di qualunque tipo essa (la mia opera) fosse, e qualunque cosa quella ditta (perlopiù ho svolto sempre lavoretti dappoco, comunque in condizioni difficilmente sopportabili – in poche parole: ho lavorato, nel senso più tradizionale e coercitivo del termine) facesse. Solito rallentamento, crisi, stagnazione. Era per situazioni contingenti del sempre simpaticissimo Mercato? Era per via del rallentamento umano indotto forse da me? O nel caso, la prima cosa era l'antecedente logico della seconda, e io un semplice spettatore?
Intendiamoci, io ero e rimanevo (e sono tutt'ora) ad un ipotetico grado zero di professionalità lavorativa, dall'inizio alla fine di questo presunto processo. Sistematicamente alla meno; passivo e scoglionato; ma – penso – anche piuttosto innocuo.
Ciò ci porta a considerare che cosa? Che ad andar con lo zoppo s'impara a zoppicare, come da noto proverbio? Che porto male? Che è tutto un caso o che, per contro, è destino, come due facce opposte di una stessa medaglia che però in fin dei conti si somigliano/attraggono sinistramente? Che sono un esauritore di situazioni, che le scarico e le sgonfio dall'interno e me ne vado una volta terminato il compito? Che ognuno di noi è inconsapevolmente infelice a sufficienza e basta che arrivi uno che anche indirettamente glielo fa notare e tutto va di conseguenza?
È strana, questa cosa...
La soluzione più economica in tutto questo è: porti male.
La più realistica: è un caso, non conti un cazzo a nessun livello, figuriamoci sul lavoro.
La più immaginifica: in te vive un oscuro spirito d'una divinità azteca – Athaualpaxipanthuly nel caso, detto Cipy, dio della rovina e della vendetta – e fa in modo di piazzarti nei più vari posti di lavoro acciocché tu li distrugga tutti dall'interno, minando e indebolendo così il sistema capitalistico occidentale, in vista di una restaurazione dell'ordine Maya nel mondo. Come me ci sono altri agenti della stessa divinità (o anche d'un suo cognato), e tutti operiamo in incognito, sparsi e silenziosi, facendo proseliti di livello minore, che poi adibiremo ai sacrifici umani o all'attizzatoio per i medesimi, una volta che l'ordine si sarà ristabilito.
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mercoledì, luglio 01, 2009

LA TRISTEZZA POI C'AVVOLSE COME MIELE

E poi chiama l'agenzia Sudatissimo Sud, la quale ha mandato centinaia di studenti dal sud e anche da vari posti d'Europa (e anche uno da tutto il mondo, ahahah), adesso sparsi fra hotel quali Gruccine, Ramengo II, Messina in festa, Il Bracconiere, Fugacità e via discorrendo. Poi non paga (e si prospettano giganteschi litigi telecomandati fra me – cazzo c'entrerò... – e l'impiegato dall'altra parte, giacché i rispettivi tytolari od aventi diritto non han certo voglia di sporcarsi le mani parlando direttamente), eh; ma intanto li ha mandati. Indi per cui ha contribuito a render più elevato il tenore di vita del mio signore e padrone. Quindi: respect, man. Yo!
“Il gruppo Djengo si lamenta. La preside è con loro, tutto doveva andare per il verso giusto e invece è tutto uno schifo. Lei voleva la camera migliore dell'hotel e non gliel'hanno data. E il cibo è stato misero e c'era una ragazza celliàca e gli è stato servito cibo non adatto e poi i ragazzi hanno saltato tutta la notte da un balcone all'altro”
“Sì? Proprio saltato da un balcone all'altro?”, faccio incuriosito, mentre penso: celliàca?
La tizia prosegue:
“e anche il gruppo Vitangelo ha chiamato subito stamani, perché il loro hotel è sporco e ci sono ragnatele e muffa nei bagni. E molti dei ragazzi non mangiano maiale e l'hotel gli ha servito maiale, e noi l'avevamo indicato... e gli autisti hanno una tripla e una tripla è piccola per tre adulti. Li devono spostare in una o due camere.
Al gruppo Spatola invece sono state fatte pagare le bevande, e invece le bevande dovevano essere incluse, e poi la professoressa Girmino si è lamentata della sua camera e del fatto che i parapetti dei balconi son troppo bassi e i ragazzi potrebbero volare giù. Dice inoltre che ieri sera gli han servito del pollo”.
“La professoressa Girmino? E chi caz... ehm, perché non andava bene il pollo?”, provo a entrare nel discorso, magari volendo aggiungere il fatto che se la professoressa Girmino è la tizia che ha cambiato quattro volte la scelta della camera prima di arrivare – da una twin in condivisione con un'altra professoressa a una singola, perché (parole sue) è stitica; poi dalla singola ancora alla twin (non era più stitica?), per poi rimangiarsi il tutto pretendendo sì una singola, purché con balcone (aria per il suo intestino, signora?), e infine di nuovo in twin ma con la sorella - per me può serenamente morire. Per tutta risposta però apprendo che loro non amano il pollo.
Discorsi: nemmeno io amo venir qui, eh? Ma la vita è amaVa, cara la mia canapona, amaVa come un caffè senza zucchero in un bicchierino di plastica un po' sciolto e quindi tossico (pure). Fanculo.
Ma (ricordate?) il cliente ha sempre ragione, e pur trovando difficilmente contestabile la successiva chiamata dalla teutonica agenturen che si lamenta del fatto che il loro gruppo Heillingensgruppen si è visto dare come dessert nr. 1 mela (nemmeno cotta), ed è alloggiato in un cinque stelle indi per cui son pregato di chiamare e parlar duro con lo staff perché cose simili non succedano (e anzi anche per quel che riguarda la colazione avrebbero da ridire perché ieri son finiti i panini, e la cosa migliore sicché sarebbe esser là per colazione, giusto per controllare come van le cose), non mi resta altro che chiamare prima i singoli alberghi, i quali mi daranno la loro versione dei fatti. E pressappoco:
il cibo era ok, tant'è vero che nessuno degli altri ospiti si è lamentato;
i ragazzi hanno fatto il diavolo a quattro tutta la notte e i professori li hanno lasciati fare, tanto non rompevano mica cose loro;
la ragazza intollerante a noi non ha detto che lo era, ragion per cui ci era difficile saperlo;
hanno spaccato una porta e provato a dar fuoco a una tovaglia;
che ci sia la muffa è alquanto difficile, se c'è una ragnatela che la donna dei piani non ha visto tante scuse, ma ce lo potevano dire a noi, si faceva prima;
non abbiamo servito maiale;
ma loro a casa loro usano camminare con le scarpe sugli asciugamani?
Poi, nello specifico:
La professoressa Girmino è un soggetto alquanto peculiare, tanto che ieri sera all'arrivo non ha voluto consegnare il voucher, adducendo motivi di formulazione non gradita, quanto a terminologia, della domanda;
La preside vuol fare la preside anche con me, ma io non sono mica un suo alunno... inoltre non le piace la camera perché – ha detto – è triste.
Il mio tytolare insiste perché al ritorno dai loro giri, almeno il più stragiato di questi gruppi (il più stragiato sarà anche quello con la maggior concentrazione di piantagrane, suppongo) veda la mia fulgida figura in hotel, prima di cena. Beninteso, ciò perché un complain (!) potrebbe teoricamente inficiare la possibilità che egli/ella paghi la rata del finanziamento per il gippone e/o la casa a Vitruvio di Marmeto con vista mare/canale di scolo dipende da dove ti giri.
E quindi tant'è. Son già là che parlo con la Girmino, la quale si lamenta dei balconi e del fatto che stasera hanno roast-beef. Di solito il roast-beef in alberghi come questo sembra un omogeneizzato, e inoltre lei lo ha mangiato oggi, a pranzo.
Maccazzo, grazie! Tutto ciò aiuta senz'altro il mio rapportarmi al mondo, e migliora notevolmente la mia visione della vita, che tendo a esperire come spazio tra un ben definito punto x (la nascita) e un più incerto punto y (la morte), da riempirsi con quante più parolacce e meritate ingiurie al prossimo ti sia possibile inserire. Inoltre, ha effetti non trascurabili anche sulla mia autostima e cristiana sopportazione del prossimo.
I ragazzi in disparte fan flanella arrazzati (chi può), o incuriositi guardano (gli sfigati, quelli/e che non son – vuoi per gli occhiali a culo di bottiglia, vuoi per la circonferenza corporea, vuoi per l'odore emanato – presi in considerazione da individui dal sesso opposto al loro) il disgraziato lì, che ascolta - e dice sì mi scusi no ha ragione sì però ecco sì esatto, mi spiace eh, sì...già, proprio così - la loro professoressa, buona donna (buona donna un cazzo).
A fin di tutto, obbligato resoconto telefonico (a carico mio) al capo, il quale ascolta ma non capisce un cazzo, e per il quale tanto è sempre colpa dei propri dipendenti, nella fattispecie me.
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martedì, giugno 30, 2009

OGGI È FORTE, IL SOTTO ROSPO


E poi accade questo, anche:

un qualunque venerdì, verso le diciannove. Perché io esco alle diciannove, si pensi.
Faccio il conto alla rovescia per archiviare anche questa settimana, passata come le altre una dopo l'altra, come passerebbe un lungo viaggio in macchina su una strada dritta, un viaggio molto probabilmente senza fine. Piuttosto male, quindi.
E poi, mentre sei lì che brami l'uscita (e magari la sogni senza ritorno), e in mano ti scoppia la bega delle diciotto e cinquanta, puoi solo stare a sentire quel che succede, ripetendoti come un mantra evviva la vita evviva la vita evviva la vita, mentre qualcuno al telefono ti parla.
“Sono l'accompagnatrice del gruppo di austriaci sistemato all'hotel Eriberto. Siamo appena arrivati. Quest'albergo è indecente!”
Puoi solo balbettare qualcosa, di rimando. Ma... che succede... come mai... non so che... ci lavoriamo tanto e non è mai capitato nulla... cosa hanno detto, lì... è strano però... mi dispiace... ok, vengo a vedere di persona.
La bega delle 18.50, venerdì.
Come al solito, le camere sono sporche, i clienti si stanno lamentando e lasceranno sicuramente (orrore!) un feedback negativo alla loro agenzia, dalla quale quindi non avremo (noi chi?) più un cliente, e il personale è stato molto sgarbato e ci ha letteralmente tirato le chiavi delle stanze sul bancone, come se fossimo bestie, senza nemmeno farci un sorriso.
Non avendo mai tirato una chiave di una stanza a una bestia che si affaccia grufolando sul bancone, fatico a comprendere il dramma nella sua essenza; però vedrai è una sensazione umiliante, per la bestia. Gli animali son sempre migliori di noi, sapevo.
Mentre guido penso: che gli dico, a questi? Il fatto che ci sia un'accompagnatrice che parla italiano è già un dettaglio favorevole, visto che nessuno lì, sicuramente saprà una parola di tedesco. Io per primo, eh? Poi passo a considerare quale altro hotel c'è nei dintorni, casomai quegli allegroni venuti da oltralpe non vogliano intender ragione. Buio completo. Ancora non so un cazzo di questa cittadina piena d'alberghi, i cui abitanti hanno come tratto distintivo l'avere o il non avere ancora aperto (e chiuso) un bar o preso in gestione (e lasciato) un hotel. Cazzo, son veramente il ritratto della professionalità.
Parcheggio e scendo. Mi accoglie sulla porta il direttore dell'hotel Eriberto, un perticone omosessuale di due metri di secchezza, che mi guida per ogni scala, ogni angolo comune, ogni camera, bussando alle porte ed entrando quando non sente nessuno dire ja? da dietro.
Vedi? Non sono sporche. Ti pare che siano sporche? Son un bel po' di metri quadri, lei dice che ho detto di pulirle dopo che sono arrivati, ma come facevo? Guarda, guarda... le vediamo tutte, tanto. Io come standard do un servizio da una cifra sicuramente superiore a quanto pagano loro. Guarda, guarda qui, entra...
a seguire vengo introdotto innanzi alla capogruppo, una donnetta alta il giusto e piena di nei, acida e nera corvina come il peccato di cattiveria (il famoso peccato di cattiveria, sì). Si muove a scatti e si lamenta di un po' tutto il creato, e soprattutto del fatto che non è stato corretto aver visto prima il direttore e soltanto in seguito lei. Son problemi veri, questi, che vi credete. Il mio amico perticone mi fa capire che stamani, per esser qui adesso, tutti quanti si sono alzati alle quattro e hanno fatto tutta una tirata da Mengazzone sul Nerchio o dove cazzo erano, e quindi adesso saranno stanchi & nervosi. Più che altro lei, magari, visto che il resto dei placidi zii-itle improsciuttiti e informi, con piccole vene rossastre sulle guance, pascola lietamente nell'arrabattato giardino un po’ demodé dell’hotel, il quale gabella per centro benessere uno ex-sgabuzzino in lamiera ondulato o poco più. Ma insomma, siamo a Famaglione, alle pendici del monte Pigia, mica New York, e tutto il resto vien da sé.
Il mostriciattolo attacca subito, e un cliente così non lo ritrovate, e che vi pare un hotel che si può dare a degli adulti, (nell’interessante mondo del turismo vige la dicotomia adulti/studenti, coi secondi da mettere al macero e pigiare alla cinese, a fronte d’un rifarsi una verginità da oste squisito e convivialone coi primi), e che sarà possibile che alla reception non ci sia neanche un italiano, e io faccio da venticinque anni questo lavoro (brava! Io avevo già le crisi mistiche dopo nemmeno due mesi, e andavo vedendo Padre Pio che fumava al mentolo nella mia macchina, la sera) e a me non mi fregate; il tutto con noi due a mettere in piedi un siparietto posticcio di cui niente m’interessa e in cui purtuttavia devo prodigarmi: solitamente, la finalità per coloro i quali esibiscon come un vanto l'appartenenza a questo mondo è la mancia, pseudo-dorato sovrappiù d'accatto felicemente sbandierato, a consolazione della propria malcelata subalternità. Io, che preferirei forse perdere un coglione piuttosto che avere un qualche scamiciato gamellone in visita che m’allunga un diecino perché gli ho servito bene l’insalata, continuo a non voler entrar nel meccanismo.
In ogni caso, le provo e le riprovo, di buona lena: offriamo al donnino  iperteso un bell’aperitivino; il direttore giura che a cena servirà un buffet d’antipasti e promette cicchetti allo scostante portiere magiaro (magari era laureato in storia sua locale, ed odia gli austriaci, si sa un cazzo, alle volte); io uso tutte le doti di facondia e tatto che m’hanno insegnato nel corso degli anni. Nessuno me le ha insegnate, e di mio non le possiedo: ragion per cui sarò scusabile se dico di non aver risolto un cazzo.
Difatti tutto questo non serve a nulla, come da programma: il tapirotto con la rabbia resta pervicace nella sua idea inacidita, mentre si siede sola in un tavolino discosto dalla piscina, fuori, col suo aperitivo ormai tiepido. Ma il gruppo di zii-itle resta lì, e dormirà (già: l’ho detto che dovevano solo cenare, dormire e poi il giorno dopo ripartire?) felice (o meno) nei propri lettini. Magari (magari no) dopo arriveranno feedback negativi, e credo che dovrò vedermela – fornendo spiegazioni parimenti vane e inascoltate, oltreché del tutto inutili – del tutto col titolare. Ma in ogni caso me la sarei dovuta veder comunque, e poiché parlar con lui/lei o con un cardo mariano è uguale, fa poca differenza.
Io rimonto in macchina, chiedendomi cosa ho fatto negli ultimi quarantacinque minuti, oltre tutto fuori orario. Chiacchiere a vuoto, tanto per riempire, senza crederci nemmeno un po'. Cosa ha risolto, o modificato; a cosa cazzo è servito.
La risposta è: a un cazzo.
Sì, amo proprio il mio lavoro.
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giovedì, giugno 25, 2009

CHE IO STO QUI E ASPETTO BARTALI

E questo è quanto, poi:
chiama l'agenzia di viaggi Mozzicagni Enios y Hijos, direttamente da Salamanca, posto parecchio molesto in Spagna (presumo per le piattole che ci son nei parchi, un po' come a Siviglia ma chissà, magari c'è altre beghe, poi. In fin dei conti le piattole si fanno i fatti loro).
Dovete spostarci il gruppo di studenti IES LA RAMAZZA PRIMERO che avete sistemato all'hotel Ciùïno, perché si lamentano.
Bene, son contento. Questo me lo dicono in spagnolo, giacché in Spagna parlano spagnolo. Detta così pare una cazzata, eh, ma provate voi a non saperne una parola, di spagnolo, e questi parlano solo ed esclusivamente spagnolo... che poi, dicevo: con l'inglese non si doveva tenere il mondo per le palle?
Comunque sia, di cosa si lamentano? L'hotel non pare avere acqua calda. Loro stanno due notti. Inoltre, il personale non è gentile e le camere sono sporche, ma più che altro stamani, quando si sono svegliati, non potevano lavarsi perché gli è stato detto che non c'era acqua calda. Così gli ha detto il personale. Loro allora hanno preteso di parlare col direttore, che per tutta risposta è stato chiamato – dormiva, aveva fatto il turno di notte – ed è sceso in cantina e ha fatto tosto ripartire l'acqua, quindi loro si son sentiti anche presi in giro e poi oltre a tutto questo c'è il fatto che l'hotel è sporco e un cameriere gli ha risposto male e alla colazione non gli hanno servito i cornetti né una crema spalmabile e in Italia che si mangia sempre maccheroni? Insomma, vogliono cambiare hotel. Così hanno detto i professori e il capo-gruppo.
Vorrei chiedere: il capo-gruppo come si chiama? Rompicoglioni-tonante? Alce-coglione-comandone?
Ma non dico nulla, e riattacco.
Chiamo quindi l'hotel e parlo col direttore, un ometto trasandato che parla come Martufello, cercando dunque di trattener le risa quando lui apre ogni sua frase con fijo mio e quella bella calata che un po' fa bagaglino e un po' Monica Bellucci nello sciaguratissimo N. di Virzì (peccato che lei pensasse di parlar napoletano, eh?).
Insomma: nella notte (ore 2.30) gli si è rotto il boiler della caldaia, che adesso perde a profusione; quindi lui ha dovuto chiudere il tubo dell'acqua che riparte dal boiler e quindi da allora non c'è acqua calda. Nella mattina ha semplicemente riaperto l'acqua del boiler per una mezz'ora, giusto il tempo che i ragazzi utilizzassero il bagno prima di partire per l'escursione giornaliera, facendo allagare un po' la cantina. Sacrifici per il cliente. Tutto ciò, in attesa dell'idraulico che – pare – arriverà a minuti e risistemerà tutto. Non era possibile trovarlo al momento della rottura del boiler, giacché gli idraulici a quell'ora dormono, come un po' tutte le persone eccetto i metronotte, le puttane e i direttori d'albergo che fanno il turno di notte.
Quanto alla scarsa pulizia delle camere, mi invita a fare un sopralluogo, così magari posso documentare con qualche foto, sia la situazione della caldaia che – appunto – le camere.
Per la colazione, né più né meno, hanno avuto il servizio per cui hanno pagato.
Nel mondo c'è l'effetto serra, la crisi mediorientale, lo sterminio delle balene e delle foche, e qui ci si lamenta per la nutella a colazione.
Quindi parto. Quando il titolare dell'agenzia vuole, io parto. Vado a piedi, cellulare con indecente fotocamera inclusa alla mano; tanto, in questa cittadina decrepita e sudicia, piena d'alberghi in tono minore che offrono ciascuno il solito servizio rattoppato, le distanze son minime. 
Realizzo - ben sapendo che nessuno coglierà la profonda e sottile ironia della cosa - un interessantissimo servizio fotografico più filmino con audio su un boiler che piscia acqua, sul pavimento bagnato della cantina, sulle camere e anche (già che son lì) sull'idraulico che lavora, chiavi inglese in tasca e salopette blu. Bell'uomo, tra l'altro, l'idraulico; peccato quei baffoni.
Torno indietro e devo chiamare l'agenzia di viaggi spagnola, e perorar la causa del boiler che perde e dell'idraulico che lo sta aggiustando. Nessuno, come pensavo, dà mostra di comprendere l'impalpabile comicità del passare una mattina a far foto a un boiler che perde, per poi girare il tutto ad una tizia di un'agenzia di viaggi di Salamanca alquanto incazzata.
Entro un'ora tutto verrà riparato; il gruppo tornerà nel tardo pomeriggio e tutto sarà magicamente a posto; non state a rompermi il cazzo con esigenze di spostamento su altro hotel, tanto fanno tutti cacare e poi non si trova nulla perché in questo periodo in zona c'è Pitti-Frustone (degno seguito di Pitti-uomo, Pitti-bimbo, Pitti-donna e Pitti-cane) e tutti gli hotel son pieni. E poi è vero, c'era un guasto, ho pure tutto un servizio fotografico che nemmeno Corona, è tutto documentato, vi ho appena girato le foto più il filmato via MMS (a spese mie... tanto non si vede un cazzo, ma la macchina fotografica mica me la porto dietro a prescindere, io) così magari ne parlate con Rompicoglioni-tonante o chi per lui. Ho pure perorato la causa della maggior gentilezza del personale, stasera accoglieranno il vostro gruppo in guanti bianchi. E niente maccheroni: zuppa di verdure! Contenti?
No eh?
No: nel giro di dieci minuti ricevo dieci-telefonate-dieci: a parte le inevitabili richieste di aiuto informatico perché il filmato non si avvia e le foto non si aprono, si va dalla scientifica richiesta di rimborso (simbolicamente calcolabile nel rifondere al gruppo una cifra pari al supplemento pagato per le camere Singole) più il cambio di struttura e magari le scuse del nunzio apostolico romano (mons. Camillo Jena-Greccia, arcivescovo di Magonza e di Svltana – sì, e su ma' putt...), alla più mite ma sempre inevitabile richiesta di cambio di hotel ma in struttura assai migliore.
Qui, dal piano alto non hanno nessuna intenzione di pagare una penale o di spiegare al proprietario dell'hotel la situazione come si è evoluta e far così la parte di quello che sta in mezzo ad ascoltar futili lamentele dell'uno e/o lamentazioni dell'altro. Lunghe, tra l'altro.
E CHI CHIAMERAI???
Ma il vostro impiegato di fiducia, quello messo lì apposta per immergere le mane-pien-di-dita nel torbido e mediare senza costrutto alcuno fra le parti che reclamano su basi astratte, sempre nel simpatico mondo del turismo! (M'importerà una sega, a me, del mondo del turismo, settore gruppi?)
Insomma, chiamo l'albergatore, che minaccia fulmini e saette – e mi tiene un'altra mezz'ora al telefono – se gli vien levato il gruppo e quindi la possibilità di fatturare entrambe le notti avendo quindi una perdita secca a fronte del suo aver già effettuato gli approvvigionamenti; nel frattempo me ne frego (come il Mussolini, sì) e trovo un altro hotel e ce li sposto, questi benedetti studenti spagnoli di chissà dove che proprio oggi dovevano venire a rompere i coglioni a me.
Indi, come sempre tutto s'aggiusta (anche il boiler, penso – dovrei tornare a documentarne la guarigione?), e in attesa di notizie contabili (leggasi note di credito, contestazioni, minacce a futura memoria e altre minimi sgarbi commerciali) da parte dell'hotel tradito, il gruppo, tra altre mille proteste e piccoli casini telefonici, si sistema all'hotel Gervaso, 4**** e ci stai largo, ma nel frattempo siamo arrivati al pomeriggio tardo, ancora uno, ed un altro giorno in arancione è tramontato, colorato di ricordi che non sai, e non rimane che star lì sullo stradone, impolverato se tu vuoi andare vai.
E VAI!
postato da: Paperogonfio alle ore 18:52 | link | commenti
categorie: lavora che ti nobilita
mercoledì, giugno 24, 2009

L'AGILE VOLPE BALZÒ SUL CANE INFINGARDO

Certo poi, per carità, io son quanto di peggio ci può essere, sul ramo “dipendenti”. Un uccello che sarebbe meglio non far posare mai. Dal punto di vista del ramo, dico.
Per un po' mi son baloccato con l'idea di avere una qualche qualità, una qualche propensione artistica. Mamma mia.
Comunque, niente di tutto ciò. È alquanto sicuro, sì. E quindi mi scopro ora a non aver più niente da dire, niente da pensare, niente per cui possa dire di me qualcosa di significativo. Io sono quello che... Sono bravo a... Io faccio... Io...
Niente, io non faccio niente, e vado alla deriva, trascinato, senza nemmeno esser poi così simpatico, o acuto, o interessante per qualcuno. Certo, è curioso quello che dipende dalla semplice energia: sei tutto o niente, dipende da come ti senti, dall'energia che ti scorre dentro. E dov'è la verità, se ce n'è una? Quanto vali? Cosa sei?
Ogni strada che percorri dovrebbe avere una fine, quantomeno un senso, una direzione. Un passo dopo l'altro, sì, ma verso una qualche meta. Un sacrificio, qualche rinuncia: ma per arrivare a qualcosa. Io vado nel buio, un passo dopo l'altro, e la strada non ha senso.
Cazzi miei, ci sarebbe da dire, visto che comunque ho smesso coscientemente di coltivarle, quelle cose, fosse per colpa mia o per le congiunture maligne della vita,e h?
E quindi ora mi ritrovo nel settore del turismo, a trattar coi gruppi ed altre amenità. Solo l'ultimo di una lunga serie - una lunga serie destinata a proseuguire, non c'è altra soluzione - di lavoretti sciapi per Tizio o Caio, in cui ti fai carico dei loro problemi o ti prendi a cuore dettagli noiosi e del tutto superflui per la tua vita. Il gioco è sempre quello, sia che tu debba smistar telefonate, registrare una nota spese con rimborsi a piè di lista, prenotare una guida turistica, verificare una bolla.
Magari un giorno cambierà; mi piace dirmi fiducioso & gravido di speranze per l'avvenire.
Magari no.
Nel caso: pace, eh?
Certo io posso dire di non averci provato (o di non averci provato abbastanza), ed è quindi andata male. Che vi aspettavate, da uno come me? Non è un risultato perfettamente in linea con tutto quel che precede? E se non lo è, sarà uguale?
postato da: Paperogonfio alle ore 18:24 | link | commenti (4)
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lunedì, giugno 22, 2009

IL TEMPO, FERMO, RESTA SOLO IN FOTO

Dicevamo, no? Dicevamo che io lavoro nel settore turismo. Turismo di gruppo, quello coi pullman, le guide con l'ombrellino e i pasti fissati in hotel e i ristoranti turistici.

Per favore, uccidetemi.
È tutto così entusiasmante, stimolante ed avvincente che se ci penso mi vengono i brividi. Poi magari vomito, anche, o mi caco addosso.
Il discorso è questo: questa roba mi deve piacere e mi deve interessare. Sennò ci convivi male. Ecco, io vivo e ci convivo malissimo: stilo i programmi per simpatici torpedoni di stranieri o italiani in visita in posti differenti rispetto a quelli dove risiedono. Prenoto hotel, fisso guide, pullman, escursioni di tutto un po'. E li rivendo, inserendo un ricarico a persona che per chi sta sopra di me è sempre troppo poco. Capirai, lui si becca proprio quello. Spesso, senza far nulla o capire come ha fatto a farlo, ma se lo becca, eccome, quindi ne vuol mungere il più possibile.
Mi scontro con i problemi più assurdi, cose a cui reagire con frasi tipo ma che cazzo me ne frega a me?, m'importa una ricca sega, e via così sarebbe la cosa più naturale e ovvia: l'accompagnatore del gruppo X dice che la colazione non è abbastanza ricca; due clienti del gruppo Y si lamentano perché hanno trovato un asciugamano sporco; i pasti non sono abbondanti (una volta ho litigato perché pretendevano 100gr di pasta a testa, pesata); le stanze non sono sufficientemente spaziose; il personale non è gentile. E via così nell'aleatorio & discutibile, tanto per scassare il cazzo. Tu dovresti intervenire e fare... cosa? Questo non l'ho ancora capito, ma vedrai è perché io son scioperato.
Un hotel può anche chiamarti a sera, sul cellulare (è importante che nel settore turismo tu non abbia una vita tua – ciò in nome di questa presunta sacralità missionaria della cosa in sé), perché non riesce a far accettare al cliente straniero il fatto che in Italia si mangia quasi sempre la pasta. O una guida turistica, perché non è riuscita a far capire all'autista del gruppo dove si devono trovare il giorno dopo.
Nel mondo del turismo son tutti particolarmente servili, e il cliente ha sempre ragione. Non ho mai capito perché, ma se anche il cliente chiede un iguana su una pietra calda in camera, in ottobre, tu gli devi far trovare un iguana su una bella pietra calda, in camera, in ottobre. La vita non funzionerebbe così, ma tant'è; marciare, e zitti. Al suo interno poi, il mondo del turismo è fortemente gerarchico, e chi sta sotto teme più della morte o del male fisico le sfuriate (qui le chiamano cicchetti) di chi sta sopra, seppure chi sta sopra ha meno istruzione, anni intelligenza o quel che vi pare, rispetto a te. È un sistema che si fonda sulla paura e sulla piccineria. Tipo il lavoro in genere, sì, solo magari un po' più accentuato & meschino. Di solito il lavoro va a folate, e quando non ce n'è chi sta sopra di te si sente in obbligo di trattarti ancora peggio, perché magari (anche lui non lo sa, eh? Ma un capro espiatorio va sempre trovato, e generalmente è fondamentale che sia qualcun altro) è colpa tua.
È bello il mondo del turismo, sì.
Ti toglie molto, e non ti dà un cazzo. Come il resto del lavoro, che di solito fai per qualcun altro, che di solito vale assai meno di te. Per vivere, si dice.
E per vivere, questo pretende che tu gli dia la tua vita, e gliene sia pure grato.
Bel sistema, sì!
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categorie: ripostiglio
venerdì, giugno 19, 2009

SACCONI D'IMMONDIZIA

Eccomi qua, una laurea vecchia di qualche anno (spesa bene), e un ministro del lavoro che dice ai neo-laureati di andare a fare gli imbianchini e i commessi, che c'è tanto bisogno. Si muovano, e perdano quella inutile puzza sotto il naso che hanno.
I giovani imprenditori - freschi giaguari col SUV e il vestitino d'Armani, o plastïone figliòle con la pelle bruciata dal sole e costosissimi reggiseni push-up, venute con la mini e fior di portatili - applaudono entusiasti.
Poi un bell'happy-hour per tutti. Magari Gingy broccola Trizzy, che però starebbe con Fruzzy, giovane imprenditore nel settore del consulting, figlio del patron del luxury brand di punta nel settore dei prodotti per l'ottica. Fruzzy tanto si consola con Mendy, rampolla della casata del counselor, fresca di Master e magari di cazzi che contano.
La crisi, in Italia.
Fossi in grado, vorrei aver tempo per raccontare la mia storia, giorno dopo giorno. Cioè, due cose: uno, non sono in grado; due, non ho tempo.
Certo, è anche vero che un giorno basta: son tutti uguali. Massì, massì... si vedrà, chi se ne frega.
Tanto, tutto passa, anche momenti d'una vita vissuta come a sentir due che scopano dalla stanza di sopra.
Insomma; quel che voglio dire - penso - è che sai che finirà, sì...
Saluti.


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martedì, giugno 09, 2009

EPIGONI D'OGNI PEGGIOR COSA, o anche:
CONTINUIAMO COSÌ, FACCIAMOCI DEL MALE

I.

Noemi Letizia vestita da star (in definitiva la Paris Hilton de noantri, dove noantri siamo i soliti rozzi provincialotti a bocca spalancata davanti a un dirigibile o a un qualunque baraccone delle meraviglie e lozioni miracolose, pronti ad importare e far nostro oltremodo degradandolo – se possibile, e questo insomma dimostra che è possibile anche far peggio di Paris Hilton e tutto ciò che questa rappresenta, tanto per dire – tutto ciò che di peggio si palesa nel mondo) più la famiglia parimenti griffata tutti insieme, da brava famiglia italiana coi Valori con la ‘V’ maiuscola, a votare con la scorta (chissà – piccola concessione alla demagogia: una scorta pagata da noi contribuenti?), sono l’ottimo specchio del nostro paese e della nostra situazione attuale, uno specchio sporco ma sempre pronto ad accusare gli altri di maggior sporcizia o chissà che (io? Voi, piuttosto!), e una situazione che potremmo senz’altro comprendere nell’ambito del motto del caro Ennio Flaiano, come "grave ma non seria".
Non è seria perché nessuno alla fine prende sul serio quell’uomo che fa il guitto con tutte le signore e regala collier da seimila euro a una misteriosa amica di famiglia che non ha ancora deciso se "fare la politica (con papi, ovvio) o la show-girl"; non è seria perché nessuno dà credito a quell’uomo che satireggiando utilizza mezzi di stato per invitare membri di altri governi, nani e ballerine ai suoi festini goderecci a bordo piscina poi gridando – e di fatto impedendo ogni divulgazione, per quanto può farlo (bontà del villaggio globale, una volta tanto!) – allo scandalo per l’intrusione nel privato da parte di qualche paparazzo importuno; non è seria perché nessuno crede davvero che sia quell’uomo l’unto dal Signore destinato a tirar fuori l’Italia e perché no l’Europa dalla crisi, il tutto a base di formule tipo “la crisi è tutta nel vostro atteggiamento”, “andate e spendete: solo così riparte l’economia”, e via discorrendo.
Non è seria perché – via, diciamocelo! – nessuno crede più davvero che i Comunisti di tutto il mondo uniti (quando mai, tra l'altro, sarebbero stati uniti?) cospirino contro di lui povero cristo, o che all’origine di ogni evento a lui indigesto (il conflitto di interessi, i numerosi processi, la corruzione di testimoni, perfino il divorzio dalla moglie), siano i complotti alimentati dall’odio e dall’invidia e dalla mancanza di amore di tutte le Sinistre.
Allo stesso tempo è grave perché quest’uomo, il quale ci ha sempre squadernato sotto gli occhi il proprio privato a più riprese (l’opuscolo fotografico del ’94 poi riproposto in versione aggiornata nel 2006 ne è solo l’esempio più eclatante, forse perché appunto programmatico di una – quale? – ideologia) facendosene forza scudo e vanto al pari del cerone e del trapianto di capelli (quale può esser la colpa di un fotografo impiccione, quindi? Aver proseguito sulla stessa falsariga?); quest’uomo, dicevamo, fra un frizzo e un lazzo, fra un cu-cu ad Angela Merkel e una guasconeria urlata a Mr. Obama, ha di fatto azzerato – nella pericolosa logica del partito-azienda prima, e del parlamento-azienda poi – il Potere Legislativo, governando con decreti legge ed approvazione a fiducia di una Camera ormai ridotta a Consiglio di Amministrazione, passando quindi a metter le mani sul Potere Esecutivo, accentrando tutto su di sé per interposte persone, col Presidente della Repubblica ormai sempre più solo, a far da saltuario grillo parlante inascoltato. Il prossimo passo, forse il più difficile, ma è per questo che la guerra viene così di lontano (almeno da Tangentopoli), sarà inserire sotto la propria grande ala nera, rendendolo autoreferenziale, anche il Potere Giudiziario, costituito al momento da magistrati assai importuni per l’attuazione di quel caro vecchio Piano di Rinascita Democratica (tra l’altro riproposto – e distribuito ai piani alti dell’azienda – in versione marcatamente Fininvest, in anni a noi più vicini che non il ’76) che segnò i suoi inizi nella scia di Licio Gelli e la P2.
Alla fine, fuochi d’artificio finali, con la modifica della costituzione (scritta dai Comunisti, macchiata da un antifascismo sinistrorso assolutamente da ricoprire – di azzurro magari, ché il nero è desueto e poi bisogna pure innovare) e l’uomo forte che s’insedia a capo di una nuova Repubblica, la Terza, e non ci sarà più bisogno di elezioni, discussioni, dibattiti: pensa a tutto lui, e si legifera s'esegue e s'autoassolve, amen.
Per gli altri ci saranno la televisione con le fiction e i reality, Bruno Vespa come programma politico, e in definitiva un immaginario collettivo (e una scuola) ad usum popoli, magari con colonna sonora di Apicella e tante belle e devote preghiere, per far felice Mamma Chiesa.

II.
In questo quadro, poco più poco meno (penso) una fotografia dei nostri chiari di luna, rimaneva in un angolo – soffusa, quasi un nulla – una piccola luce, una possibilità di dare un segno di vita: ci siamo ancora, siamo qui. E possiamo dire la nostra, almeno fino ad ora.
O almeno: ci poteva essere; ma se Noemi Letizia è lo specchio dei nostri tempi, va da sé che molti non l’abbian colta. Lo sdegno? Il menefreghismo? Chissà cos’altro; tutto ha fatto il resto.
C’è da chiedersi: chi avreste punito col vostro astensionismo? I politici, i quali non sono stati degnati della vostra attenzione e del vostro voto? Ci si sciacquano i santissimi: per un vostro astensionismo pien di sdegno, c’è una cisterna d’invasati, pronti a prostrarsi davanti al dio Silvione, che c’ha salvato dai carri armati sovietici e dalla faziosità inacidita e arida delle Sinistre. Gli altri italiani, che giustamente schifate e coi quali non v’immischiate? La cronica incapacità di strutturarsi come forza vera e propria della Sinistra (centro-sinistra, centro: quel che è), sempre pronta a dividersi in frazioni e frazioncine, come se ancora oggi si dovesse far dibattiti ad incipit "no cioè scusate compagni?"
Avete punito voi stessi: e Silvio - il quale d'altra parte ha pure voluto attendere a dopo le elezioni per render pubblica la notizia d'aver venduto Kakà al Real Madrid, per non sgualcire la sua immagine di vincente (a che punto siamo, poveri noi!) - ne è uscito rafforzato, strappando province e comuni, ribaltando (o essendo in procinto di ribaltare) situazioni consolidate, prendendosi l’intero (o quasi) Sud, indebolendosi forse di poco al Parlamento Europeo, ma a beneficio della Lega, con la quale ha già  (tempismo anche troppo sospetto) provveduto a stringere una salda intesa sul tema elettorale.
Perché? Davvero Franceschini, Di Pietro, Giuliana Sgrena, Sassoli, Topomoto e Autogatto, chiunque vogliate voi; davvero erano peggio che continuare a spianare la strada a questo ducetto mediatico in sedicesimo che strilla contro un qualche nemico (la sinistra disfattista, i fannulloni, gli intellettuali comunisti, i giornalisti di partito - un certo tipo di regime ha sempre bisogno di un nemico, di un uomo nero su cui assommare i peggior torti e le peggior depravazioni, sì da farne poi un tappeto sotto cui nasconder le magagne) ogni volta che una critica o un dissenso sono mossi; davvero è meglio arroccarsi nello sdegno – mi fanno tutti schifo, e quello non lo sopporto, e come si fa a votar quell’altro – e proseguir da spettatori a vedere i problemi veri di una nazione e di un tempo ricoperti e seppelliti da una valanga di gossip o notizie di colore quali gli abboccamenti amorosi del Presidente del Consiglio o del suo vice, tutti quanti difensori della famiglia (divorziati); o la sua memoria storica di personaggi del passato, come ad esempio la Thatcher, che – si badi – ai suoi tempi “era una gran bella gnocca”.
Lasciate passare, lasciate...
chissà che piano piano (nemmen troppo) non vi si ponga nemmeno più il problema, di votare.
Intanto si mette un po' più di bavaglio alla stampa: anche chiorbone (quello vero), mica ha fatto tutto in un giorno, eh!